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Un anno fa Papa Francesco
a Bozzolo: l'emozione nel
segno di don Primo Mazzolari

Una sferzata alla folla, il monito: “Non massacrate le spalle della povera gente”. Poi la lode di quel prete povero, e non povero prete, sottolineò il Papa, dal quale Bergoglio prese in prestito la summa di quella giornata: “Per fare molto bisogna amare molto”.

BOZZOLO – Era l’alba quel giorno a Bozzolo. L’alba intesa in senso temporale, perché nel piccolo comune mantovano in Diocesi di Cremona ci si svegliò molto presto, qualcuno anzi nemmeno dormì per l’emozione e l’agitazione. E l’alba di una nuova era, della riscoperta anche da parte della chiesa romana di una figura chiave (non solo nella Bassa) della predicazione cristiana, quella di don Primo Mazzolari. Un anno fa, esattamente il 20 giugno come oggi, Papa Francesco atterrava con l’elicottero nel campo sportivo di Bozzolo, accolto dal vescovo di Cremona Antonio Napolioni e dal sindaco bozzolese, da poco eletto, Giuseppe Torchio. La stessa mattina, poco prima, attorno alle 7, proprio a Bozzolo inaugurava il supermercato Eurospin: come a dire, sacro e profano.

Ricordiamo tutti l’attesa di quell’evento, per certi versi anomalo nelle tempistiche, dato che il Papa – che poi si spostò a Barbiana, in Toscana, per rendere onore a un altro grande predicatore del nostro Novecento, don Lorenzo Milani – atterrò a Bozzolo alle 9 fermandosi poi per un’ora e mezza. Percorso blindato, era stato detto, sin dall’annuncio giunto tra lo stupore generale dal Vescovo Napolioni a Bozzolo il 23 aprile, ossia soltanto un paio di mesi prima.

In realtà Papa Francesco scompaginò, come tutti si attendevano in fondo, quel cerimoniale un po’ ingessato. Si fermò qualche minuto a stringere mani e dispensare abbracci, regalandosi, in un silenzio quasi irreale, una decina di minuti per pregare inginocchiato sulla tomba di don Primo Mazzolari. La piazza davanti alla chiesa di San Pietro iniziò a riempirsi verso le 8, ma già dalle 6 qualcuno iniziava ad arrivare. Alle 6.30 il passaggio delle varie forze di sicurezza con la Gendarmeria Vaticana in testa. Centinaia invece i volontari già pronti lungo le strade del percorso papale.

Dopo la preghiera solitaria, il Papa venne introdotto dal Vescovo Napolioni e poi regalò un’omelia accesa e legata al territorio, ricordando la cascina, il fiume e la pianura, dando a ciascun elemento una connessione con la predicazione di don Mazzolari. Una sferzata alla folla, il monito: “Non massacrate le spalle della povera gente”. Poi la lode di quel “prete povero”, e non “povero prete”, sottolineò il Papa, dal quale Bergoglio prese in prestito la summa di quella giornata: “Per fare molto bisogna amare molto”. Un nuovo saluto, all’uscita dalla chiesa dopo l’omelia, alla folla, questa volta con un breve discorso mai banale né istituzionale, la recita dell’Ave Maria e la benedizione.

Prima di volare verso Barbiana: dodici mesi fa, su quell’elicottero, decollava idealmente anche Bozzolo e, con esso, un territorio intero. Stretto attorno al suo prete finalmente riconosciuto, andando oltre il processo di beatificazione partito nella sua seconda fase il 18 settembre successivo, nel segno di una svolta iniziata proprio quel 20 giugno 2017.

Giovanni Gardani

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