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San Giovanni e la stazione
ferroviaria come rudere. Asinari:
"Più conveniente demolirla"

"Anzitutto allontaneremmo la microcriminalità da quella zona, magari favorendo un controllo maggiore. In secondo luogo potremmo pensare a ripristinare una sala d’attesa come si deve, senza pretendere la luna".

SAN GIOVANNI IN CROCE – Si chiama teoria delle finestre rotte. Laddove il disordine urbano e l’abbandono regnano, è molto più semplice che episodi di vandalismo e microcriminalità si verifichino, perché la mancanza di controllo attira tutto ciò che non funziona. Uno di questi luoghi, dove di rotto vi è tutto, e non soltanto le finestre, è la stazione ferroviaria di San Giovanni in Croce, o quel che ne rimane: uno scatolotto chiuso, sprangato e inaccessibile, anche volendo, senza sala d’attesa, dunque, con la possibilità per chi aspetta il treno di sostare solo vicino ai binari. La biglietteria non c’è più da anni, di comfort non se ne parla. E lì, nelle ultime settimane, si sono verificati anche episodi di microcriminalità come risse o, tra gli eventi violenti, pur qualcuno che, in preda allo sconforto o a sostanze stupefacenti, ha pure tentato di farla finita, nascosto dal buio e dell’abbandono.

Da qui l’idea, una provocazione, ma nemmeno troppo, da parte di Pierguido Asinari, sindaco di San Giovanni in Croce che evidenzia il contrasto lampante tra un comune dove gli investimenti anche culturali non stanno mancando e in continua espansione residenziale – si pensi ai nuovi lotti in via 11 settembre e alla nuova strada, sorta da poco, via Fazzi, che collega il vecchio centro ai nuovi quartieri – e una stazione fuori dal tempo. “Quell’edificio va demolito, costerebbe molto meno a tutti”. Eccola l’idea di Asinari. Il quale sa bene di essere impotente: “L’unica cosa che il comune può fare è aspettare che qualche calcinaccio o qualche parte di muro crolli a terra per chiedere un intervento di messa in sicurezza – spiega il primo cittadino – . Per il resto, l’edificio è di Rete Ferroviaria Italiana e solo loro possono intervenire”.

Secondo Asinari la demolizione costerebbe meno e avrebbe altri due grandi vantaggi, oltre a quello economico: “Anzitutto allontaneremmo la microcriminalità da quella zona, magari favorendo un controllo maggiore. In secondo luogo potremmo pensare a ripristinare una sala d’attesa come si deve, senza pretendere la luna: riqualificare, per come è messa quella stazione, da anni inaccessibile, costerebbe molto di più che demolire e ricostruire”. Asinari poi riprende il caso di altri paesi del Nord Europa, dove pure le stazioni più piccole sono veri e propri gioielli. “Non pretendiamo tanto, ma almeno un minimo di decenza e di servizio per chi sfrutta il treno. San Giovanni in Croce, per la crescita anche demografica e industriale che sta vivendo, merita molta più attenzione”.

G.G.

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