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Toninelli, Fontana, Battisti
e i treni: il sol dell'avvenire
non brilla nel sud Lombardia

Qualche risposta bisognerà pur darla anche a questo pezzo di Lombardia, a questa area 'bastarda' a cavallo di due Regioni. Non ne verranno fuori oggi dall'incontro tra il governatore ed il delegato

Le solite promesse? Al momento dichiarazioni d’intenti che parlano di un rinnovo dei mezzi viaggianti sulle tratte di Trenord senza – almeno al momento – affrontare il problema più profondo suprattutto dell’area sud, a cavallo tra Lombardia ed Emilia. Vecchie stazioni, vecchie linee ferroviarie, mancanza di elettrificazione, binario unico. Un senso di pesante abbandono che non viene fugato dalle parole del Ministro e né verrà fugato dall’incontro, previsto per oggi, tra il governatore Lombardo Attilio Fontana e il delegato di FS Gianfranco Battisti.

Semplicemente e almeno per quel che concerne la Brescia Parma: senza investimenti importanti sulla rete, tutto il resto rischia di essere se non inutile, quantomeno poco funzionale.

Non deve essere semplice, peraltro, per i consiglieri d’opposizione (in Regione Lombardia) che le condizioni del trasporto su ferro le conoscono bene fare i ‘sanculotti’ di Regione mentre poi a livello nazionale il clima è giocoforza radicalmente opposto. E se da Roma un incontro come quello odierno può apparire (o deve apparire) come la panacea di un male che ha radici profonde qui dovrebbero sapere bene che senza investimenti sulla linea i mezzi nuovi servono a poco, soprattutto da queste parti. Decidere di far viaggiare una Ferrari Testarossa sulla sterrata che da Cava Sereni porta al fiume Po può essere sicuramente evocativo e poetico, ma poco funzionale (o per nulla).

Ieri, come due giorni fa e come tutti i giorni, il viaggio sulla Parma Brescia. Innumerevoli i ritardi accumulati dai mezzi, problemi ai passaggi a livello con attese bibliche. Il mezzo che due giorni fa ha accumulato ben 70 minuti di ritardo (quello che avrebbe dovuto partire alle 7.15 da Casalmaggiore, per intenderci) non era un mezzo vecchio almeno all’apparenza, e sicuramente più moderno di altri mezzi che vi circolano. Il pendolarismo è un dramma quotidiano per tanti viaggiatori.

Ma torniamo a noi, ed al ministro Danilo Toninelli. Sua una nota pubblicata su facebook: “Lo avevamo detto – scrive il ministro – che avremmo concentrato gran parte delle nostre energie sul trasporto regionale e per i pendolari. Ora iniziamo a passare dalle parole ai fatti. Trenord sta per cambiare rotta, anzi binario, è il caso di dire. Trenitalia, quindi lo Stato, darà un forte impulso al rinnovo della flotta regionale. Per questo si sta accelerando sulla consegna di nuovi treni, in modo da abbassare l’età media (che oggi è di 19 anni) dei rotabili in circolazione in Lombardia. Si lavora anche al noleggio di convogli di Trenitalia già in servizio con una età media pari alla metà di quelli odierni. E puntiamo a migliorare la risposta alla domanda di trasporto su ferro grazie all’impiego di più personale. Ma siccome la sicurezza viene prima di tutto, sarà riservata grande attenzione ai processi di manutenzione dei treni. Trenord nel 2017 ha trasportato 203 milioni di passeggeri, dei quali circa due terzi sono pendolari. È a loro che il mio ministero deve rispondere”.

“Le dichiarazioni del Ministro Toninelli, rappresentano una buona notizia per i pendolari lombardi” aveva poi commentato in una nota stampa Marco Degli Angeli, consigliere regionale del M5S Lombardia. Uno che la situazione della Parma Brescia la conosce più che bene e può immaginare quanto possa giovare la Ferrari e la Maserati sulla strada di campagna. Uno che sa in questi anni quante parole e promesse si siano spese, e spesso invano. “Ci sarà molto da lavorare ma questo rappresenta un primo passo che da molta fiducia. In campagna elettorale il M5S si è impegnato ad investire energie e risorse sul trasporto regionale e per i pendolari. Ed ora si sta passando dalle parole ai fatti. Dopo anni di difficoltà, guasti e disservizi enormi, Trenord sta per cambiare rotta, anzi binario, è il caso di dire. E’ indecente vedere la regione economicamente più importante del Paese, la Lombardia appunto, prigioniera di un servizio di trasporto su ferro come quello che ha operato finora. Ricordiamo che Trenord nel 2017 ha trasportato 203 milioni di passeggeri, dei quali circa due terzi sono pendolari. Ed è a loro che bisogna dare risposta”.

Qualche risposta bisognerà pur darla anche a questo pezzo di Lombardia, a questa area ‘bastarda’ a cavallo di due Regioni. Non ne verranno fuori oggi – è abbastanza prevedibile – dall’incontro tra il governatore ed il delegato. Qualche nuovo mezzo, ammesso che arrivi sino a qui nella terra di nessuno, non modificherà di molto la situazione. Non è una deduzione politica, poiché a volte basta la logica.

Ma, oltre alla logica, neppure la politica lascia passare senza controbattere le parole del ministro. E’ Matteo Piloni (PD) a dire la sua: “Il ministro Toninelli annuncia via post, in modo ancora molto generico, un intervento del Governo sui treni lombardi, ma si dimentica di indicare il responsabile di anni di disagi dei pendolari, forse perché si tratta dei suoi alleati di governo. Ma le parole scritte su Facebook lasciano il tempo che trovano, perché entro un paio di settimane, quando riprenderanno i grandi flussi di pendolari, la situazione sarà ancora più drammatica, come i dirigenti di Trenord hanno denunciato in tempi non sospetti. Sul destino di Trenord c’è sempre più confusione, mentre non si parla di fare una gara per trovare un gestore che abbia la capacità gestionale adeguata e la forza finanziaria per mettere sui binari treni nuovi ed efficienti. Basta post, cabine di regia e chiacchiere, servono decisioni, atti conseguenti e nuovi treni”.

Al di là delle schermaglie politiche il problema del traffico ferroviario sulla Parma Brescia (qui interessa soprattutto quello) resterà inalterato. A prescindere dalle accelerazioni, dall’aumento del personale di Trenord, dall’auspicabile controllo maggiore sulla sicurezza. Un dato di fatto oggettivo. L’unica accelerazione che serve è sugli investimenti infrastrutturali. Ed è l’unica che, tra Emilia e Lombardia, tarda ad arrivare.

Nazzareno Condina

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