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Casalmaggiore tra passato
e futuro. Araldi: "Le sfide non
si vincono, ma si affrontano"

Milanesi ha anche affermato come "il brand Oglio Po del quale tanto si parla è più una autocoscienza che non una identità reale. Vi è infatti troppo campanilismo e tutto questo rischia di portare a un discorso meramente commerciale ed economico".

CASALMAGGIORE – Se Umberto Galimberti in Auditorium è stato probabilmente il momento culturalmente più elevato dell’intera rassegna, ecco che grande interesse, sempre sabato all’interno del cartellone di Inventio, ha rivestito nell’ottica di comprensorio Oglio Po l’incontro del pomeriggio, moderato da Alberto Fazzi in piazza Garibaldi. Un incontro che è stato un viaggio nella storia di Casalmaggiore, del Casalasco e in generale del territorio a cavallo tra due fiumi, per cercare di studiare il passato provando a cogliere suggerimenti per le sfide del futuro, dato che “sfida” è stata la parola chiave dell’intera kermesse di incontri.

Dalla docente (del Sanfelice di Viadana) Maria Carla Volta è partito l’excursus storico su Casalmaggiore, ricordando il ruolo importante a livello istituzionale che il comune casalese ricoprì in un passato remoto, quando divenne anche provincia. Un percorso partito addirittura dall’anno 1100 per giungere poi ai giorni nostri. Vi è però un passaggio nella storia di Casalmaggiore che segna una svolta in positivo: gli anni ’70, quelli delle successive amministrazioni Rotelli, Gardani e Araldi, che consentono al Casalasco di uscire dalla definizione di “area depressa” e di vivere un rilancio legato alle industrie e ai posti di lavoro.

Qui è stato interpellato Massimo Araldi, sindaco di Casalmaggiore dal 1987 al 1999, il quale ha esordito mostrando il titolo del “Gazzettino del Po” a inizio anni ’70 che riportava “Casalmaggiore, rassegnazione”. Un modo per dire che qualcosa all’epoca era cambiato, anche se oggi – con la perdita del Punto Nascite, il caos treni e il ponte chiuso, solo per restare ai tre casi eclatanti e sotto gli occhi di tutti – il rischio è di vivere un processo inverso, ossia una regressione. “Io vivrò questi ultimi anni che mi restano osservando – ha detto Araldi – e tocca ai giovani avere coraggio per il rilancio. Io li sprono ad essere protagonisti, ma se parliamo di sfide confesso di non averne vinta nemmeno una. Le sfide comunque non si vincono, ma si affrontano”.

Giorgio Milanesi, docente universitario e presidente della Società Storica Viadanese, anagraficamente più giovane di Araldi è partito proprio da questo concetto legato all’età, per “regalare un po’ di speranza, con un po’ di ottimismo in più”. Lo stesso Milanesi però ha anche affermato come “il brand Oglio Po del quale tanto si parla è più una autocoscienza che non una identità reale. Vi è infatti troppo campanilismo e tutto questo rischia di portare a un discorso meramente commerciale ed economico, ma non ad una vera e propria comunione di intenti. Quando andiamo a parlare ai piani alti, il rischio è che questa sfilacciatura si senta eccome. Ed è difficile a quel punto ottenere qualcosa”. Il pubblico ha ascoltato, anche se è stato meno partecipe di quello che si potesse pensare, dato che al termine del dibattito non sono giunte domande, pur essendo gli argomenti molto interessanti dal punto di vista locale e dell’attualità.

G.G.

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