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Il caso polmoniti discusso alla Camera con l'interpellanza di Zolezzi (M5S)

"Le competenze su questo settori sono trasversali e gli enti non devono rimbalzare la responsabilità, una volta avuta certezza della contaminazione del fiume Chiese (definito una bomba batteriologica dagli enti sanitari locali da tempo)".

Il caso delle 550 polmoniti fra la provincia di Mantova e Brescia (con interesse anche in zona Oglio Po e nel Casalasco) è arrivato nei giorni scorsi alla Camera con l’interpellanza di Alberto Zolezzi (Movimento 5 Stelle) al sottosegretario all’ambiente Salvatore Micillo. “Le esternalità ambientali sulla salute – spiega Zolezzi – sono stimate in 48 miliardi di euro, un terzo della spesa sanitaria nazionale (150 miliardi fra pubblico e privato), uno spunto economico importante in tempi di legge di bilancio, finalmente diventata una manovra del popolo. Bene che il Ministero dell’Ambiente di concerto con il Ministero della Salute avranno cura di approfondire se esistano correlazioni fra le patologie sopra riscontrate e specifici inquinanti ambientali. I lavori di miglioramento del testo che aggiorna gli allegati al decreto legislativo 99 del 1992 dovranno essere improntati a sostenibilità economica, ambientale e anche sanitaria, visti anche questi accadimenti”.

“È impensabile che non si ponga un limite – spiega Zolezzi – agli spandimenti in caso di casi di malattie correlabili a vettori come il virus West Nile, se si verifica un caso deve essere interdetta a spandimento un’area intorno all’abitazione altrimenti viene vanificato l’intervento insetticida. Lo stesso deve valere se si sospetta un’epidemia di verosimile origine ambientale come nel caso della polmonite da Legionella fra Mantova e Brescia. Le competenze su questo settori sono trasversali e gli enti non devono rimbalzare la responsabilità, una volta avuta certezza della contaminazione del fiume Chiese (definito una bomba batteriologica dagli enti sanitari locali già a inizio agosto prima dell’inizio dell’epidemia), era possibile emanare ordinanze per limitare l’esposizione durante attività sul fiume stesso, pesca ed esposizione in zone di movimentazione idrica, briglie e derivazioni idroelettriche. Era possibile, limitare gli scarichi inquinanti e di acque ad elevata temperatura che possono favorire la proliferazione dei germi”.

“Dal punto di vista del monitoraggio – conclude Zolezzi – è possibile eseguire esami microbiologici delle falde così come verificare che gli esami chimici depongano per acqua “nutriente” per Legionella che se pescata, per torri di raffreddamento, può favorire la propagazione del germe. L’epidemia ha percorso il decorso del fiume Chiese da Nord a Sud e dei suoi canali, il vento in quella zona è andato verso Est.
Questa vicenda deve vedere la massima trasparenza, per fare in modo che i polmoni colpiti non abbiano cicatrici e tornino anch’essi trasparenti”.

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