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Il treno è in ritardo perché
"sotto sequestro": l'ironico (ma vero)
racconto di un testimone casalese

L’anonimo casalese racconta una vicenda che lui stesso definisce “fantozziana”, vissuta il 2 ottobre, e che lo ha portato ad arrivare a destinazione con due ore e mezza di ritardo. Nulla di nuovo, penserà qualcuno. E invece...

VISANO – Si fa chiamare Conte Mascetti, come il personaggio interpretato da Ugo Tognazzi in “Amici Miei”, film che ha lasciato un ricordo indelebile in particolare di quella scena del treno. E di treni, pure stavolta, si parla. L’anonimo casalese racconta una vicenda che lui stesso definisce “fantozziana”, vissuta il 2 ottobre, e che lo ha portato ad arrivare a destinazione con due ore e mezza di ritardo. Nulla di nuovo, penserà qualcuno. E invece stavolta è capitato, sulla famigerata Parma-Brescia, che il treno fosse addirittura soppresso “per sequestro”. Proprio così.

“All’altezza di Visano (provincia di Brescia, ndr) è successo l’inimmaginabile – racconta con ironia l’anonimo casalese alias Conte Mascetti – . Fermi in stazione per la fermata di rito, alcuni utenti scendono ed altri salgono. Nel 4 di coppia seduti accanto a me ed altri 3 passeggeri, vi stavano seduti 2 signori autoctoni: dalla presenza si poteva intuire che avessero già vissuto le 65 primavere. Questi parlavano fitto fitto ed a bassa voce come se stessero architettando qualche cosa: comunque non è vietato ma il pensar male…”.

“Il mio vicino mi ma notare – prosegue il racconto – che, mentre io sonnecchiavo un poco, entrambi si muovevano sulla carrozza, chi a manca e chi a dritta più e più volte. Il treno aveva già accumulato circa mezz’ora di ritardo: il compare s’alza per l’ennesima volta e va verso la testa della locomotiva, qualche minuto dopo passa il controllore chiedendo se c’è qualche medico a bordo. Ad una prima risposta negativa torna sui suoi passi e dopo 15 minuti circa vediamo un’ambulanza arrivare vicino al treno. Va da sé che tutti pensano che siamo in ritardo per via di un malessere: il compare che s’era alzato scende dal treno e si dirige verso l’ambulanza, quindi non è lui che sta male, l’altro sbirciando dai graffiti del finestrino scorge due agenti Polfer che s’avvicinano all’ambulanza e si dirige nella zona dell’ambulanza mischiandosi furtivamente al crocicchio di persone che nel frattempo eran scese dal treno”.

“Il malcapitato – prosegue il racconto – si ritrova non con la Polfer, a far da badanti, bensì con due Carabinieri che nel frattempo a cavallo della loro gazzella erano arrivati a dare man forte. Conciliabolo con i colleghi, altrettanto con il primo sceso a seguire con il controllore. Il treno sempre fermo ed avevamo superato di gran lunga l’ora. I gendarmi salgono in auto e ne scendono con tot carte e moduli per poi salire sulla motrice dal capo treno. Ed il tempo passa. Uno dei due uomini sospetti sparisce mentre il secondo risale sul treno sempre lato finestrino ma in un’altra carrozza. Conciliaboli vari ed ecco che il controllore, trafelato, passa e avvisa che dobbiamo tutti scendere in quanto il treno era sotto sequestro e quindi soppresso, ma c’era una buona notizia: “Fra 15 minuti passerà un treno che vi porterà a destinazione”. Siamo rimasti sulla banchina con panche inesistenti. Sbirciando oltre la siepe vediamo il primo accompagnato dai due carabinieri che nel frattempo l’avevano individuato oltre la stazione. Il secondo invece sembra l’abbia fatta franca. Alla fine della storia, io dovevo essere a casa alle 14,30 per desinare ma ci arrivai ben oltre le 17,00. Tornando in bicicletta mi son ricordato di una trova d’una canzone che diceva, “Maresciallo, ero lì che stavo andando, mi si è aperta la portiera e m’è caduto giù l’Armando”. Sono molto incazzato ma questo non mi toglie l’ironia”.

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