Commenta

Amici Centro Italia, missione
compiuta: oltre 40 quintali di materiale
consegnati nelle aree terremotate

CASALMAGGIORE/CREMONA – Casali di Sopra, Casali di Sotto, Poggio Vitellino, Retrosi, Illica, Scai, Saletta, Capricchio Vecchia, Conche, Rocchetta di Amatrice raggiunti direttamente. Altro materiale per Norcia e per un canile consegnati direttamente al WWF ternano che si occuperà della consegna. E’ terminata dopo due giorni l’undicesima sortita di Amici Centro Italia, il gruppo di volontari che unisce personale di Martignana Po, Casalmaggiore, Remedello, Cremona e Parma impegnato nel portare aiuto nelle zone colpite dal sisma.

Oltre 40 quintali di materiale consegnato, grazie due furgoni e a un camioncino partiti sabato mattina alle 6.30 dal bar il Conte di via Romani e da Cremona e rientrati ieri sera. Una due giorni come sempre impegnativa, che ha regalato tantissimi momenti intensi di vita. “Abbiamo come sempre privilegiato il rapporto diretto con le persone – spiegano glli Amici Centro Italia – ed è questo fondamentalmente che ci piace fare. Conoscere, ascoltare, capire quali sono i problemi ed i bisogni. Non sempre è facile, ma ci proviamo”.

Qualcosa si muove in qualche frazione si è cominciato con la rimozione delle macerie. Poche invero quelle interessate ai lavori. Restano ancora tanti borghi fantasma, tante piccole storie di lotte ciclopiche con una burocrazia che non ti consente di ripartire, di guardare con più fiducia al futuro. Gente che lotta, da oltre due anni, che tenacemente spera anche se le forze residue sono poche e la voglia di mollare tutto, in alcuni, è tanta. Non faremo nomi, per evitare loro ulteriori problemi, ma qualche storia la raccontiamo, tra quelle raccolte.

LA VOGLIA DI COSTRUIRE UNA STALLA – 40 capi di bestiame, ammassate in un piccolo spazio. “Me lo ha dato una signora che non lo usa più, a titolo gratuito. L’intenzione è quella di allargare, ma non ho diritto ai contributi comunitari in quanto la stalla non è mia”. Fa i formaggi, ma a solo utilizzo personale, non potrebbe neppure venderli. Li fa assaggiare agli amici, e sono straordinari. “Non posso neppure sperare di venderli”. La gente di qui si arrangia, fa quel che può con quel che ha. Un tempo da queste parti (evitiamo anche il nome dei luoghi) erano in tanti taglialegna. Il lavoro, duro, dava da mangiare e da vivere. “Neppure questo possiamo fare più. Le case non ci sono e nelle SAE (Soluzioni Abitative di Emergenza) l’utilizzo delle stufe a legna è vietato. Si adatta, con i figli, a fare quel che sa: costruire recinzioni e tutto quel che capita. Il sogno è quello di fare dell’allevamento una professione. La realtà è che nessuno potrà mai aiutarlo. C’è consapevolezza e rabbia. Soprattutto perché come ci raccontano qui, ci sono persone e neppure di queste terre, che tengono quattro capre in una stalla senza neppure averne necessità e percepiscono sovvenzioni. Magari non risiedono neppure nel cratere.

IL PALO DELLA LUCE – Un paese che dovrà essere cancellato, irrecuperabile. Nel quale ancora neppure una pietra è stata rimossa. Ci sono ancora le auto sotto i sassi, la vita ferma a due anni fa. Il terremoto lui lo ha vissuto nei campi. Sembrerebbe la salvezza, non è proprio così. “Hai presente quando sei al mare e vedi il mare mosso in una giornata in cui l’acqua è agitata? La terra si muoveva proprio in quella maniera. Una bruttissima sensazione”. La casa non ce l’ha più. Gli è rimasto il mutuo da pagare perché alle banche e allo stato, che tu la casa l’abbia ancora o che sia un irrecuperabile cumulo di sassi non frega niente. Continuerai a pagare comunque anche se la casa resta ormai solo un atto di proprietà di sassi in bilico e di altri caduti. Mesi fa la richiesta di un palo della luce. Per raggiungere il luogo dove vive – un container con affiancata una veranda chiusa in legno) una strada impervia. Hanno portato il palo ed il lampione. Da mesi ormai giacciono a terra, nonostante i solleciti. Vive con la moglie ed è una persona non più giovane. Ci sono le vacche da seguire.

L’AGRITURISMO – Quella che accoglie gli Amici Centro Italia è un’imprenditrice fiera. Aveva un agriturismo. Le son rimasti gli animali, la terra e la voglia di ripartire. “Oggi ero disperata, poi siete arrivati voi. Un piccolo segno del destino”. Piange, raccontando di aver voglia di mollare tutto. Da due anni ormai la vita è un container, le bestie da seguire, la lotta contro la burocrazia. Si è messa in mano agli avvocati, ha già il progetto di una piccola struttura, un agriturismo, per riprendere per quel che si può la vita di prima. Non glielo fatto passare. E’ tutto bloccato: “Ora gli avvocati rifaranno tutto quel che ho fatto io”.

GLI ANIMALI DI UN PICCOLO BORGO – “Il primo terremoto aveva fatto pochi danni, il secondo ha invece svuotato il paese”. Il paese che non è più si raggiunge da una strada impervia. La gente che prima vi abitava ora vive quasi tutta in un villaggio SAE in cima alla montagna. L’ultima volta che qui avevano visto qualcuno era stata un’altra missione degli AMICI CENTRO ITALIA. Un colpo di clacson e la gente arriva. Ci si contende quel poco che possiamo lasciare. Riso, pasta, materiale per le pulizie, cibo per i cani ed i gatti. Tempo dieci minuti per consegnare a tutti qualcosa, prima di scendere in paese. Qui ci sono le due persone che ancora ci vivono. Entrambi si occupano dei gatti, e sono tantissimi, che popolano le rovine. Una di queste ha raccolto anche una ventina di cani vaganti e li segue. “Non potevo lasciarli in giro per la strada, cerco di fare quello che posso”. I gatti arrivano a sera, mangiano e poi tanti si ridisperdono tornando ai sassi e alle pietre che un tempo erano casa, in cui un tempo vivevano. Un piccolo segno della disperazione.

IL CUSTODE DEL LAGO – Conche è un ammasso di case senza più vita. Un paese di una poesia struggente, a poche decine di metri dal lago di Scandarello. Vecchie case, ormai tutte impuntellate, tutte senza vita. La natura si sta riprendendo tutto, quelli che un tempo erano giardini e frutteti, piccoli spazi all’apero e balconi sul lago non sono che rovine, macerie, arbusti che crescono irregolari. Un tempo c’era un agriturismo, c’era un piccolo borgo. A vegliarlo, adesso, i gatti ed un unico abitante che vive in una roulotte. Decidiamo di andarlo a raggiungere. “State attenti alle tegole, non state troppo vicini ai muri” ci raccomanda. Nutre lui i cani e i gatti che un tempo erano di qualcuno, con quello che riesce a recuperare. “Cosa è cambiato qui? Niente”. Ci dice con l’aria stanca. Appena fuori dall’area delle case un cane magrissimo. Gli apriamo una scatola di umido, ci si avventa sopra. “Non riesco a dare da mangiare a tutti” ci dice l’anziano con aria sconsolata. Lo segnaliamo al WWF di zona che lo va a rintracciare ed avvia le pratiche per il recupero. Non ha Chip, è ‘solo’ un altro fantasma dei tanti che vagano qui.

IL RACCONTO – “Eravamo oltre 20, siamo rimasti in 4 della mia classe. E pensare che con tanti ci avevo passato i giorni prima, ci eravamo incontrati”. A raccontare i giorni del terremoto un giovane volontario della Croce Rossa. E’ stato tra i primi ad arrivare ad Amatrice subito dopo il terribile sisma. Solo ad Amatrice sono state 241 le vittime. “Quegli stessi ragazzi con cui passavo tempo, insieme a tante altre persone, le abbiamo recuperate senza vita sotto le macerie. Siamo stati lì per giorni a scavare”. Ne parla ancora con una forte carica di tensione, e non potrebbe essere altrimenti. “Il giorno prima era un giorno di festa, e lo sarebbe stato pure quello dopo”. Non c’è stato tempo poi per la festa, ma solo per il lutto. Quel che resta del centro di Amatrice è un cumulo di macerie sorvegliato dai militari, e poco altro.

Queste sono solo alcune delle storie ascoltate in due giorni. Questo il ringraziamento degli Amici Centro Italia. “Agli amici di Casali di Sopra, alle estenuanti lotte contro la burocrazia, a chi combatte e a chi sta pensando di smettere. A una stalla da costruire, ai gendarmi di regime che non cambiano anche se cambiano i governi. A Giannina, ai suoi liquori e alla piccola veranda in legno che guarda a pietre vive solo nei ricordi, a case collassate che ancora parlano di morte, alle parole di chi ha raccolto morte a mani nude, ad una donna e alle sue lacrime pesanti, ai mille gatti che ti guardano per strada. Ai maremmani che sono la forza e la fierezza di questa terra, ai tagliatori di legna senza più futuro, a chi cerca di reinventarsi e a chi non lo fa più. Alla profonda dignità di tanti, ad un freddo che già adesso ti entra dentro, alle strade interrotte e ai soldati che vegliano rovine. A chi ti abbraccia forte come se ti vivesse da sempre. A chi ti offre quel poco che ha senza sentirne la fatica, ai ricordi di chi non c’è più, alla vita che passa e qualche volta vola via ma che senti fortissima anche tra le pietre coricate che guardano a ponente. Grazie a tutti loro e a tutto questo. Grazie a chi davvero ci sta regalando molto di più di quanto potremmo portare noi in mille mila viaggi. Qui la gente resiste. Ci apre voragini nel cuore. È molto di più di quel che avremmo sperato di imparare. Grazie di cuore a tutti loro”.

I volontari partiti da Cremona e Casalmaggiore: Federico Corrà, Cosetta Cerri, Valentina Sita, Giuseppe Zanazzi, Gabriele Nonni, Nicola Grazioli, Matteo Azzali, Nazzareno Condina.

Hanno donato in questo viaggio AFM Casalmaggiore, il sindaco di Martignana Po Alessandro Gozzi, Share Onlus di Rovereto, Logica di Nicola Grazioli, i Rotam di Remedello, l’azienda Alimentis, Genovesi e Anversa ortofrutta, Cantini Vicomoscano, Dondi, Consorzio Agrario Cremona e Voltini, Franco Bianchi, Adamo Manfredi, Emanuela Agazzi, Paolo Conti e il bar il Conte (prezioso il supporto logistico), Fausto Desalu, famiglia Crippa Morelloni, Maltraversi, Giovanna Anversa, Daniele Bottoli di Edilkolor (il noleggio del furgone lo ha pagato lui), Dolce Caffetteria, Serenella Agazzi.

Prossimo viaggio probabilmente a dicembre. La solidarietà del gruppo Amici Centro Italia non si ferma.

NC

© Riproduzione riservata
Commenti