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Treno, il miracolo del 20354:
la chiusura prodigiosa delle
porte coi passeggeri giù

'Qualcosa si sta facendo' nella testa di chi viaggia tutti i giorni e che fruisce del pubblico servizio, sono solo parole vuote e senza senso. La realtà è quella di un servizio carente

PARMA – Mercoledì sera. Pendolari alla stazione. Tanti, visto che il treno delle 18.13 (20354, in partenza da Parma) è uno dei più gettonati sulla strada del ritorno a casa. Ad attenderli al binario il classico monocarrozza. Uno di quelli antichi, vintage e neppure spendibile per la collezione. Una collezione alla quale, a breve e grazie all’intercessione del ministro Danilo Toninelli, si unirà qualche altro ferro vecchio forse. Dicono che forse tra gli altri arriveranno i mezzi di Lourdes. Ma non ci sarà nessun miracolo, in ogni caso. Il Cristo (e la Madonna) non dimorano sulla Parma Brescia. Da tempo si sono fermati al massimo a Milano.

La gente stipata attende sul treno la partenza. Il tempo passa… “Ad un certo punto – ci racconta G.B., racconto poi supportato da altre testimonianze – ci comunicano che il treno non partirà, perché non si chiudono le porte. L’invito è quello di scendere ed attendere il successivo, quello delle 19.30”. I pendolari scendono, in un clima di rassegnazione: non è la prima, né sarà l’ultima delle volte in cui qualcosa non va.

Quel che succede dopo, come ci dice lo stesso G.B., è “Un ordinario racconto di straordinaria follia”. I passeggeri scendono… “Il treno si svuota e dopo 4 minuti, chiude le porte e riparte”. Soprassediamo sui commenti dei pendolari scesi, dovremmo censurare tante parole o forse dovremmo metterle, vista la soddisfazione di parte della politica perché ‘qualcosa si sta facendo’ o di altra parte a fare il gioco delle tre scimmie o quello della pressoché totale indifferenza. E quello, in voga, dello scaricabarile. Maggioranza o opposizione c’è poca differenza: ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio.

Alcuni si fanno venire a prendere, altri attendono pazienti con un’ora in più andata a ‘quel paese’ sulle spalle. Alle 19.13 arriva l’altro treno, questa volta ha due carrozze. Non è nuovo neppure questo, ma quanto meno carica tutti. Si riparte per tornare a casa. Così vive il pendolare di una delle dieci linee peggiori d’Italia, con mezzi vetusti, la monorotaia non elettrificata, le stazioni fantasma.

‘Qualcosa si sta facendo’ nella testa di chi viaggia tutti i giorni e che fruisce del pubblico servizio, sono solo parole vuote e senza senso. La realtà è quella di un servizio carente, deficitario. Che di pubblico ormai, grazie ai social e alla messaggistica, ha solo l’indignazione. Non servirà, neppure questa volta a cambiare le cose. ‘Qualcosa si sta facendo’. Ci si domanda cosa su un vecchio treno che parte, e quasi mai in perfetto orario. Ammesso che poi, alla fine, parta.

Nazzareno Condina

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