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Il 'Lupo' Giorgio Azzini manca
da un anno, ma resta nei
ricordi di chi lo ha conosciuto

una preghiera al LUPO che per anni ha colorato la nostra città con la sua fantasia e le sue stranezze tanto da renderlo, per chiunque in lui si sia imbattuto, indimenticabile

CASALMAGGIORE – Ieri, 28 Ottobre, ricorreva il primo anniversario della scomparsa di Giorgio Azzini, per tutti IL LUPO; i figli lo vogliono ricordare e hanno scelto di farlo attraverso la stampa, dal momento che, credo nessuno in paese, possa dire di non averlo conosciuto, eh sì, perché il Lupo fa parte di quella rosa di persone che restano nella memoria e di cui si ama raccontare ai nipoti. Il soprannome gli venne dalla passione per la pesca e dalla sua anima errabonda e inquieta, sempre alla ricerca del nuovo, amante della scoperta e delle gite in moto. E fu proprio questa sua natura avventuriera che in gioventù lo tenne un po’ distante dai figli i quali, hanno il rammarico, e al tempo stesso la gioia, di esserselo goduto almeno negli ultimi anni, quando il LUPO era ormai un po’ più acciaccato e spelacchiato, un po’ più bisognoso di coccole ma ancora battagliero, fiero e orgoglioso della sua natura che potremmo definire alla casalasca: “à la me manèra”.

Chi in paese non lo conosceva? Nessuno direi. Fu innanzi tutto un bell’uomo, un giovanotto che si lasciava guardare, amante della pesca e grande conoscitore delle sue tecniche; lo si poteva vedere vestito con tuta mimetica e gambali sopra le ginocchia, tanto quanto con giacca, cravatta, soprabito e scarpe lucide, brillantina e colonia, pronto per un giro di liscio in qualche balera, altra cosa che gli piaceva tantissimo

Amava la moto, e mitica fu la sua Guzzi, con cui non perse nemmeno un moto raduno, addobbata di bandiere, radio, clacson non certo comune e una vera e propria postazione per il suo adorato cane, anzi per i suoi cani, perché ne ebbe più di uno. Indimenticabile infatti l’amore che aveva per tutti gli animali, per la natura, per i giri fuori porta; spesso viaggiava con l’attrezzatura da pesca pronto per una sosta in riva al fiume dove si rilassava gettando reti e ami. Era pure un gran lavoratore, un muratore/artista e ne era orgoglioso, tant’è che non si stancava mai di elencare le case di Casalmaggiore in cui aveva lasciato la firma. Sentii dire spesso: “S’at vö an laurà fat ben ciama al lupo, l’è mat ma l’è al püsè brau”, ed era vero, era un artista di minuziosa precisione. Lo si definiva pure un attacca ganci, per quanto amava stare tra la gente, sostare nei bar e scambiar chiacchiere con chiunque, vecchi e giovani e, campione di briscola qual era, trattenersi a far partite per ore tra un goccio di lambrusco, una imprecazione e una risata. La sua galanteria, quando ti incontrava e con un inchino sferrava il suo “buongiorno signorina”, era cosa d’altri tempi. Quando gli anni lo resero un po’ insicuro, la moto fu sostituita dalla celeberrima Ape Car, un vero e proprio camper in miniatura, dotata di ogni ammennicolo possibile ma anche di confort che di certo non erano in dotazione del mezzo al momento dell’acquisto. A rendere la sua vita più piena i nipoti, che amava tantissimo e per i quali si prodigò facendo loro il famigerato libretto. Ma anche i lupi hanno il loro il tramonto e una malattia cattiva che se lo portò via l’anno scorso ad 81 anni anche se rimase attivo, vivace e brontolone fino alla fine. I figli gli stettero vicini nei suoi ultimi anni e soprattutto nei suoi ultimi mesi, persino Dolly, che vive a Londra, veniva spesso a trovarlo e proprio i figli Franco, Monica, Katia, Dolly e Jacqueline hanno voluto ricordarlo, a un anno dalla sua scomparsa, donandoci queste splendide foto e toccanti parole: “Ci è dispiaciuto assai non poterlo vivere al 100%, ma sono bastati gli ultimi momenti per affezionarci ancor più a lui. Non era un padre facile né tanto meno ortodosso, ma siamo riusciti a farci voler bene e per nessuna ragione al mondo lo avremmo lasciato solo. Un babbo così lascia tanto dentro e di questo tanto….. solo il buono ci è rimasto nel cuore, ciao babbo”

Che dire, un uomo che ha vissuto a suo modo, uno dei pochi che non si è lasciato condizionare da giudizi o pregiudizi ma che ha dato alla sua vita il senso che lui desiderava, e ciò mica è robetta. Rivolgiamo quindi un saluto, un pensiero, un attimo di malinconia, una preghiera al LUPO che per anni ha colorato la nostra città con la sua fantasia e le sue stranezze tanto da renderlo, per chiunque in lui si sia imbattuto, indimenticabile.

Giovanna Anversa

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