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Il 1968 visto a bocce ferme:
cosa rimane di quell'anno?
Mostra con l'Associazione Famiglie

Dove ha portato questa contestazione - molto diversa a Est rispetto al mondo occidentale anche negli esiti - in qualche caso sfociata in lotta armata e in qualche caso incapace di mantenere fede ai suoi ideali? A questo quesito la mostra cerca di rispondere.

CASALMAGGIORE – Il 1968 rivisitato nel 2018, cinquant’anni esatti dopo. I movimenti, soprattutto universitari e non solo, di allora, visti con gli occhi degli studenti di oggi. E’ una mostra – dal titolo “Vogliamo tutto” – giovane, pur guardando al passato, quella che l’Associazione Famiglie Santo Stefano assieme alla Parrocchia, con l’appoggio del comune rappresentato dall’assessore Pamela Carena in sede di presentazione, ha deciso di allestire presso la chiesetta di Santa Chiara, proponendo un nuovo spunto di riflessione, come da anni accade nel periodo della Fiera di San Carlo.

La mostra, che sarà attiva appunto dal 1° novembre, quando la Fiera partirà, all’11 novembre, è curata da Pietro Bongiolatti e da Margherita Bertani, entrambi dell’Università Cattolica, introdotti da Giovanna Gardinazzi dell’Associazione Famiglie. Una presentazione che, tenutasi venerdì nell’Auditorium Giovanni Paolo II nei locali di Santo Stefano, ha spiegato il senso della mostra: riflettere a bocce ferme su quanto abbia prodotto, tra promesse mantenute o disattese, quella grande rivoluzione identificata con l’anno 1968. Una carica e una spinta partita dagli Stati Uniti, con i giovani che iniziano a contestare i simboli dell’autorità ma anche del benessere, tra moda e motorizzazione.

Un movimento che accelera grazie alle università, impreparata di fronte alla nuova forza d’urto. Un anno in cui si concentrano anche eventi storici significativi, dalle reazioni alla morte di Che Guevara (avvenuta a fine 1967) all’escalation della guerra del Vietnam. Ma dove ha portato questa contestazione – molto diversa a Est rispetto al mondo occidentale anche negli esiti – in qualche caso sfociata in lotta armata e in qualche caso incapace di mantenere fede ai suoi ideali? A questo quesito la mostra cerca di rispondere. Lo stesso Pasolini, uno dei più grandi intellettuali italiani, disse di quei movimenti: “Volevano rompere il cerchio invece lo hanno rinsaldato”.

Il lavoro di questa mostra consiste nell’interrogare tutti gli eventi legati al 1968 e tutti gli sviluppi che hanno portato, visti appunto con il cannocchiale del tempo e della distanza a proprio favore. Vale la pena recuperare tutto questo, è stato spiegato, per aprire uno scorcio di possibilità anche per le nuove esigenze nella realtà di oggi. A Praga nacque il Socialismo dal volto umano, un movimento mondiale, in Occidente – nonostante una comunanza iniziale di pensiero – non si arrivò così lontano. E in tutto questo pure la televisione ha fatto da veicolo molto importante, senza scordare le personalità che sfruttarono quel movimento a proprio vantaggio, specie quelle più capaci di parlare in pubblico.

Dal pubblico, incuriosito, due spunti di riflessione significativi: “Si avvertiva la cappa opprimente dell’autorità, intesa in vari modi: la scuola, i genitori, lo Stato, e si sentiva questo bisogno di liberarsi dai lacci” ha spiegato dalla sala uno dei partecipanti alla presentazione. “La passione messa da quei giovani è davvero rara da ritrovare invece nei giovani di oggi, ed è un peccato” ha osservato una donna tra il pubblico. Dai relatori la certezza che le circostanze storiche sono cambiate ma anche che, vista la curiosità suscitata, questa mostra retrospettiva (ma non troppo) può decisamente fare centro.

Giovanni Gardani

 

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