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Antica fiera di San Martino,
un successo la poesia
delle antiche cose perdute

Un carretto tirato a mano, vecchi ricordi della tradizione contadina e tanti sorrisi accesi dai tre paesani 'cantastorie' per un giorno. Si è chiusa ieri, tra tanta gente, la Fiera di San Martino

SAN MARTINO DALL’ARGINE – La poesia delle antiche fiere di paese, quella che con il tempo è andata perduta in tanti degli appuntamenti di provincia. Le donne vestite a festa, il vociare dei bambini e il confrontarsi degli uomini di fianco ai trattori. Un carro gira per gli spazi dell’antica Fiera, gli uomini spiegano ai bambini chi era il santo, perché fare San Martino è sinonimo di traslocare.

Ci si sposta con naturale tranquillità tra trattori antichi e più moderni, sfiorando la mostra bovina, osservando artigiani impagliatori e anziane coppie a muoversi tra i banchi. Ci si sposta con i propri animali da compagnia. Anziani meticci a loro agio, nonostante tutto.

Un carretto tirato a mano, vecchi ricordi della tradizione contadina e tanti sorrisi accesi dai tre paesani ‘cantastorie’ per un giorno. Si è chiusa ieri, tra tanta gente, la Fiera di San Martino. E’ stata un successo di partecipazione.

Il segreto è proprio nell’atmosfera intensa che vi si respira, quella ottimamente condensata nelle parole di Cedrik Pasetti: “E con l’ottima cena della tradizione contadina preparata dalla Pro loco si conclude l’odierna fiera antichissima di San Martino. Si sono tenuti il Mundialito di briscola, il Fantavegro per i più piccoli, la mostra bovina, la mostra dei trattori di una volta e di oggi nonché la meravigliosa “mensa di San Martino”. Con l’aiuto di tutte le associazioni locali è stata una rassegna importante e memorabile. Un grande ringraziamento a tutti i Volontari, ai compaesani ed a tutti gli amici degli altri Paesi che hanno partecipato. Al prossimo anno, faremo ancora San Martino”.

C’è ancora poesia in queste antiche lande, e c’è ancora voglia di stare insieme in maniera semplice. Come negli antichi filos, come in quegli appuntamenti unici che scandivano il tempo. Un tempo di fatica per tanti giorni dell’anno, e di festa per altri, pochi ma intensi.

N.C.

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