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Casalmattori, stage a San
Giovanni in Croce: con Pino
L'Abadessa gli esercizi di scena

Oggetto dell’esercitazione teatrale tre brani tratti dai drammi politici di Harold Pinter, grande drammaturgo, regista, sceneggiatore e attore teatrale britannico, premio Nobel per la letteratura nel 2005

SAN GIOVANNI IN CROCE – Si è chiuso in maniera più che soddisfacente lo stage teatrale dei Casalmattori. “Vorremmo partire col ringraziare il Comune di San Giovanni in Croce, che ha patrocinato lo stage teatrale che ha visto impegnati per tre giorni pieni i Casalmattori nel teatro Cecilia Gallerani, messo gentilmente a disposizione dall’Amministrazione”.

A curare e a condurre tale stage, il maestro primo di alcuni dei Casalmattori, Pino L’abbadessa che, attraverso “Esercizi di scena”, che fa parte del suo progetto LA.RE.TE. (Laboratorio di Resistenza Teatrale), ci ha portati per tre giorni fuori dalla nostra quotidianità in un viaggio denso di emozioni forti, di introspezione, di giochi di teatro, restituendoci alle nostre vite con le budella ritorte ma rigenerati, leggeri e più consapevoli.

Oggetto dell’esercitazione teatrale tre brani tratti dai drammi politici di Harold Pinter, grande drammaturgo, regista, sceneggiatore e attore teatrale britannico, premio Nobel per la letteratura nel 2005, scomparso nel 2008. I testi utilizzati, scritti tra il 1985 e il 1991: Il linguaggio della montagna, Il nuovo ordinamento del mondo e Il Bicchiere della Staffa, testi fortissimi, densi di pathos e di spunti di riflessione che lasciano solchi, non segni.

Pinter vuole rappresentare l’oppressione politica, la minaccia, la tortura, l’annientamento dell’identità dell’altro, la violenza delle parole sino a che l’altro, depredato di ogni dominio del proprio corpo e della propria mente, non riesce più nemmeno a parlare. La scena ci porta in un non-luogo e in un non-tempo che potrebbero essere tutti i luoghi e tutti i tempi, in cui una dittatura insensata, che trova il suo humus nella banalità del male, riesce a togliere identità a chiunque provi ad avere anche un solo flebile moto di ribellione, applicando torture inaudite.

Ci aveva visto lungo Pinter quando scrisse: “Penso che questo secolo sia realmente il secolo più selvaggio, più violento, per quanto ce ne siano stati di secoli violenti nella storia dell’umanità. Ma non riesco a pensare a un altro secolo selvaggio quanto il ventesimo secolo, un secolo in cui si suppone che abbiamo fatto progredire l’intera società umana, in cui abbiamo creato progresso nella civiltà e nell’intelligenza. “

Lo stage si aperto con quello che Pino chiama ANTRO-POLAROID in cui ognuno, dal palcoscenico ha presentato sé stesso agli altri un po’ come voleva, a seguire un training sul corpo e sulla voce, esercizi al buio, gestione e ascolto della propria energia, respirazione, concentrazione, esercizi di scena.

“Attraverso la tecniche del teatro di azione – spiegano i Casalmattori – l’Abbadessa ci ha guidati a mettere in relazione il corpo con la voce, con lo spazio scenico e con l’altro; tramite i testi di Pinter ci ha condotti dentro la sfera del conflitto con noi stessi e con gli altri, nella conoscenza del male estremo e della sua drammatica banalità, ahimè presente in tutti i noi, ci ha fatto sentire come può essere facile trovarsi all’improvviso in un sistema totalitario ma soprattutto quanto è facile, senza accorgersene, vestire i panni dell’aguzzino. Una tre giorni tutta per noi, che ci ha uniti ancora di più grazie alla condivisione di emozioni fortissime, una trasvolata in una realtà altra che ci è sembrata essere la nostra, quella più vera. Non è facile descrive cosa si prova è la magia del teatro, non la si può spiegare, è quell’odore di legno e polvere, sono quei velluti rossi, quegli specchi con le lampadine attorno, quella scatola chiusa su tre lati, è la voglia di mettersi in gioco, di provare ad essere qualcun altro, di vincere i timori e di urlare fuori dalla pelle lo stantìo che si ha dentro; e poi sono i tuoi compagni di viaggio e perché no, la voce di Pino che ti guida. Non c’è in noi l’ambizione di divenire attori professionisti ma la voglia di migliorarci e soprattutto di andare avanti, quella c’è. Dopo questa esperienza, per dirla alla Shakespeare, i nostri occhi sentiranno, le nostre orecchie toccheranno e le nostre mani guarderanno. Diversamente.

Ancora tante grazie al Comune di San Giovanni che ci ha permesso questo lavoro per noi così importante per giunta all’interno del teatro e a Pino L’Abbadessa con cui molti di noi hanno mosso i primi passi e che come allora ci ha regalato momenti unici. Grazie anche a noi per essere così”.

Giovanna Anversa (Foto: Tiziano Schiroli)

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