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Macbettu, Shakespeare in
salsa sarda domenica al
Comunale di Casalmaggiore

È possibile acquistare in prevendita i biglietti dei singoli spettacoli presso il Centro Servizi al Cittadino (Piazza Garibaldi, tel. 0375 284496), dal lunedì al sabato dalle ore 8.30-12.30

CASALMAGGIORE – Premio Ubu 2017 come Miglior spettacolo e Premio ANCT 2017 (Associazione Nazionale dei Critici di Teatro), arriva al Teatro Comunale di Casalmaggiore, domenica 2 dicembre alle ore 21, “Macbettu” diretto da Alessandro Serra, atteso appuntamento della Stagione Serale 2018-2019, diretta da Giuseppe Romanetti, realizzata dal Comune di Casalmaggiore con il sostegno della Regione Lombardia nell’ambito di Circuiti Teatrali Lombardi.

“Macbettu” s’incunea in un crocevia: da un lato le intuizioni geniali del Macbeth di Shakespeare, dall’altra l’ispirazione del regista di fronte al Carnevale barbaricino. Della vicenda scespiriana si recupera l’universalità e la pienezza di sentimenti, millimetricamente in bilico sul punto di deflagrare. Di fronte ai carnevali sardi una visione: uomini a viso aperto si radunano con uomini in maschere tetre e i loro passi cadenzano all’unisono il suono dei sonagli che portano addosso.

In scena Fulvio Accogli, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Andrea Carroni, Giovanni Carroni, Maurizio Giordo, Stefano Mereu, Felice Montervino, una produzione Sardegna Teatro e Compagnia Teatropersona, con il sostegno di Fondazione Pinuccio Sciola, Cedac Circuito Regionale Sardegna.

“Il Macbeth di Shakespeare recitato in sardo e, come nella più pura tradizione elisabettiana, interpretato da soli uomini – scrive il regista Alessandro Serra – L’idea nasce nel corso di un reportage fotografico tra i carnevali della Barbagia. I suoni cupi prodotti da campanacci e antichi strumenti, le pelli di animali, le corna, il sughero. La potenza dei gesti e della voce, la confidenza con Dioniso e al contempo l’incredibile precisione formale nelle danze e nei canti. Le fosche maschere e poi il sangue, il vino rosso, le forze della natura domate dall’uomo. Ma soprattutto il buio inverno. Sorprendenti le analogie tra il capolavoro shakespeariano e i tipi e le maschere della Sardegna. La lingua sarda non limita la fruizione ma trasforma in canto ciò che in italiano rischierebbe di scadere in letteratura. Uno spazio scenico vuoto, attraversato dai corpi degli attori che disegnano luoghi e evocano presenze. Pietre, terra, ferro, sangue, positure di guerriero, residui di antiche civiltà nuragiche. Materia che non veicola significati, ma forze primordiali che agiscono su chi le riceve”.

“Macbettu” traduce – e volontariamente tradisce – il suo riferimento testuale, valica i confini della Scozia medievale per riprodurre un orizzonte ancestrale: la Sardegna come terreno di archetipi, orizzonte di pulsioni dionisiache. La riscrittura del testo operata dal regista, trasferita poi in limba sarda da Giovanni Carroni, guarda a una interpretazione sonora: gli attori sulla scena decantano una lingua che è pura sonorità, si allontanano dal giogo dei significati per magnificare il senso.

Suggestioni ed evocazioni che riportano indietro a un teatro arcaico, più antico di Shakespeare, in cui temi universali come brama di potere e violenza, solitudine e inganno, vendetta e superstizione ritrovano la loro valenza primordiale. L’atmosfera è onirica e abissale, l’interpretazione rigorosa e asciutta degli otto superbi attori maschi, come era prassi nel teatro elisabettiano del Seicento, e come vuole il costume dei carnevali sardi. E poi le analogie come quelle fra le tre streghe che richiamano le janas, fate che la credenza vuole aggirarsi tra le sepolture preistoriche, che aggiungono alla tragedia una nota grottesca, a tratti esilarante.

Una regia impeccabile che rinnova la tradizione, perpetua l’universalità del bardo e fa sì che il teatro sorprenda ancora. Uno spettacolo colmo di una meraviglia cupa, in grado di utilizzare elementi della tradizione, senza tuttavia fermarsi a una contemplazione statica, ma utilizzando i segni in modo schiettamente contemporaneo, quindi ambiguo, tragico, affascinante. La scena è curata in una stilizzazione puntuale: ogni oggetto – i costumi, le pietre, il sughero, i campanacci – è elemento coerente e contribuisce alla costruzione di uno spazio visionario e evocativo, in cui gli attori si muovono, seguendo precise traiettorie coreografiche.

Macbettu at mortu su sonnu: Macbettu inquieta con l’atroce bellezza di un racconto senza parole, in grado – come da tradizione barbaricina – di dire senza rivelare.

Durata spettacolo: durata 90′ (spettacolo in sardo barbagino con sovratitoli in italiano)

Biglietti. I biglietti si acquistano presso il botteghino del Teatro tutti i giorni di spettacolo a partire da un’ora prima l’inizio previsto. È possibile acquistare in prevendita i biglietti dei singoli spettacoli presso il Centro Servizi al Cittadino (Piazza Garibaldi, tel. 0375 284496), dal lunedì al sabato dalle ore 8.30-12.30. Informazioni e prenotazioni Tel. 0375 284496 – Fax 0375 200251 – csc@comune.casalmaggiore.cr.it

Teatro Comunale di Casalmaggiore
Via Cairoli 57 – Casalmaggiore Tel. 0375 200434
teatro@comune.casalmaggiore.cr.it
www.teatrocasalmaggiore.it
www.facebook.com/TeatroComunaleCasalmaggiore/

Raffaella Ilari

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