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Tra gli estremi di eutanasia
e accanimento terapeutico
un convegno di alto profilo

Da monsignor Jean-Marie Mate Musivi Mupendawatu sono giunti spunti significativi legati al dialogo tra due documenti recenti, la Carta degli Operatori Sanitari e il testamento biologico. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CASALMAGGIORE – Un convegno di profilo internazionale, per riflettere sul fine vita e sulle cure palliative, con la presenza forte della bioetica. “Ai confini… della vita” ha accolto a Casalmaggiore in Auditorium San Giovanni Paolo II presso l’Oratorio Maffei personaggi di spicco in ambito teologico e sanitario, oltre ad esponenti anche della Santa Sede. Un incontro di alto profilo organizzato con la sinergia e la collaborazione di Newtabor Onlus, Cappellania dell’Ospedale OglioPo, Ufficio Pastorale della Salute della Diocesi di Cremona.

Tutto parte dalla nuova carta degli Operatori Sanitari, voluta da Papa Francesco, ricorda che «tutelare la dignità di morire» significa rispettare il malato nella fase terminale della vita, escludendo sia di anticipare la morte con l’eutanasia, sia di dilazionarla con il cosiddetto accanimento terapeutico. Da qui è partito tutto. La carta suddivide l’esistenza in tre momenti: generare, vivere e morire. Quest’ultimo è particolarmente di attualità oggi. Tra gli invitati il professor Antonio Spagnolo, Direttore dell’Istituto di Bioetica a Roma, che ha affrontato il tema dei comitati di etica. “Sono organismi nati attorno agli anni ’70 e che hanno il compito di creare una coscienza critica attorno alle istituzioni, pungolando e offrendo stimoli continui”.

Presente anche Giancarlo Sanzillo, cardiologo e membro del team di esperti della Santa Sede, che ha parlato di defibrillatori e bioetica clinica. “Ad esempio può essere interessante, quando si parla di defibrillatori, strumenti molto utili nel nostro campo, capire quando lo stesso va spento, quando la cura diventa accanimento terapeutico e dove stia il limite”. Dall’oncologo Giovanni Paganini, impegnato a Pieve di Coriano, un riferimento più stretto alle cure palliative, “per comprendere quali siano le più adatte nei vari casi, specie quando si ha a che fare con malati terminali”.

Da monsignor Jean-Marie Mate Musivi Mupendawatu, membro della Pontificia Commissione per le attività del settore sanitario, sono giunti spunti significativi legati al dialogo tra due documenti molto recenti, la Carta degli Operatori Sanitari e quella che regolamenta la disposizione del trattamenti di fine vita, il cosiddetto testamento biologico. “La risposta non è l’eutanasia né l’accanimento terapeutico – ha spiegato il monsignore – ma un continuo dialogo che al centro mette tanti aspetti, tra cui anche l’obiezione di coscienza”. Dall’avvocato Domenico Menorello una riflessione tra etica e leggi. “I cattolici possono formulare una nuova ipotesi, partendo da questi concetti, che sia politica ma anche umana: non possiamo farci da parte”.

Moderato da don Paolo Tonghini, che ha portato il saluto del Vescovo di Cremona Antonio Napolioni e di don Davide Barili, il convegno ha visto la presenza del parroco casalese don Claudio Rubagotti, della dottoressa Angela Bigi per l’ospedale Oglio Po e della prof. Palma Sgreccia, Preside dell’Istituto Internazionale di Teologia Pastorale Sanitaria di Roma.

G.G.

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