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Ponte, Parma dà un segnale:
lavori al via entro il 31 dicembre
Antonini: "Fate l'appalto dei sensori"

A livello di cronoprogramma, i lavori dureranno 150 giorni, ai quali aggiungere un mese di collaudo. Ciò significa che tra maggio e giugno il ponte dovrebbe essere riaperto: l’inghippo può essere legato ad eventuali piene primaverili del Po.

PARMA – “I lavori partiranno entro il 31 dicembre 2018”: con questa promessa la Provincia di Parma, incassato l’ok del Tar che ha non ha concesso la sospensiva alle ditte ricorrenti per l’appalto di assegnazione lavori, fa sperare il comprensorio Oglio Po e lo tranquillizza. Il rischio, infatti, era di andare all’anno nuovo, approfittando – per così dire – del periodo festivo imminente e del fatto che è abbastanza inusuale vedere un cantiere che apre proprio alla fine dell’anno. Tutto sommato iniziare con gennaio non sarebbe stata una sciagura, a pensarci bene, ma è importante il segnale che da Parma hanno voluto dare: magari il cantiere sarà soltanto allestito, magari i lavori faranno solo pochi passi avanti prima della fine dell’anno solare. In ogni caso si farà in fretta, senza più procrastinare, come giusto che sia per i pendolari e i lavoratori del Casalasco, dell’Oglio Po e della Bassa Parmense, che dal 7 settembre 2017 aspettano un ponte aperto e funzionale.

A tranquillizzare in questo senso sono sia gli uffici tecnici della Provincia di Parma che il Presidente Diego Rossi, il quale fa una precisazione importante: “Le aree dove il cantiere sorgerà non saranno espropriate ma soltanto concesse: i tecnici già si sono mossi e hanno sbrigato tutte le formalità. Questo già prima del pronunciamento del Tar, proprio per portarsi avanti con i lavori”. Cosa manca, dunque? Soltanto la formalizzazione del contratto, dato che la Coimpa vanta per il momento solo una aggiudicazione provvisoria, che diventerà definitiva con la firma che giungerà a giorni. Insomma tra pochi giorni finalmente si vedrà il cantiere in zona golenale sulla sponda parmense. Il che non significa che il più è fatto, ma vale come un segnale forte.

A livello di cronoprogramma, i lavori dureranno 150 giorni, ai quali aggiungere un mese di collaudo. Ciò significa che tra maggio e giugno il ponte dovrebbe essere riaperto: l’inghippo può essere legato, in questo caso, ad eventuali piene invernali o piuttosto primaverili del Po, che ovviamente non si possono prevedere a così lungo termine. E se da più parti emerge grande soddisfazione, con il sindaco di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni che plaude alla motivazione per cui il ricorso è stato respinto, ossia il fatto di avere riconosciuto l’utilità pubblica e l’urgenza dell’opera, ricordiamo un aspetto significativo emerso dalle parole di Paolo Antonini, presidente del Comitato TrenoPonteTangenziale. Il quale non vuole frenare facili entusiasmi, ma spronare la Provincia di Parma a muoversi anche su un fronte parallelo a quello dei lavori, ossia quello dell’assegnazione dell’appalto per i sensori.

Il ponte, infatti, nel progetto dell’ingegner Scaroni, ha bisogno di sensori che verifichino nel tempo la stabilità del manufatto una volta che lo stesso sarà collaudato e poi riaperto. Motivo per cui senza sensori – la cui assegnazione avviene con bando di gara pubblico e non in via diretta – potremmo arrivare al paradosso di un ponte riaperto ma non agibile. Dunque, ora che si è fatto trenta, come dice il proverbio, sarebbe un peccato mortale non fare trentuno.

Giovanni Gardani

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