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La Collezione Bottini a
Palazzo del BUE: da "Paesaggi
lombardi" a "Umano&Divino"

In attesa della collocazione definitiva negli spazi di Palazzo Pretorio, in corso di restauro, l’Amministrazione comunale si è adoperata per far conoscere la Quadreria alla Comunità locale, organizzando due successive mostre a Palazzo del BUE.

RIVAROLO MANTOVANO – La Collezione Bottini, “bene comune” rivarolese, torna a Palazzo del BUE con opere sacre e di figura. “Arte in viaggio”, il progetto culturale itinerante che nell’autunno 2018 ha proposto ed esposto la Collezione Bottini di Rivarolo Mantovano nei Musei Diotti di Casalmaggiore e MuVi di Viadana, ritorna a dicembre a Palazzo del BUE con l’esposizione pubblica di altre 29 opere d’arte della prestigiosa Quadreria. Dopo la mostra “Paesaggi lombardi”, è infatti la volta di “Umano & Divino” che, fino al 6 gennaio 2019 esibisce opere di soggetto devozionale sacro e di figura. L’inaugurazione è prevista per l’8 dicembre alle ore 18.

La Collezione: Bene comune immateriale
Come è noto, il progetto ha ottenuto il patrocinio delle Province di Cremona e Mantova e l’autorizzazione della competente Soprindenza, Ministero dei Beni culturali, all’itineranza delle opere d’arte. A dire il vero la Soprintendenza è andata oltre: il funzionario al Patrimonio storico ed artistico, dott. Filippo Piazza, che nell’estate 2018 ha ispezionato la Quadreria ed istruito le pratiche, ne ha anche valutato la consistenza economica fornendoci la stima di ogni singolo quadro. Soltanto ora, pertanto, conosciamo il valore pecuniario attribuito alla Collezione, un “Bene comune” del valore di circa 400.000 euro, acquisito, come sappiamo, dal Comune di Rivarolo Mantovano sul finire del secolo scorso, a seguito di una donazione. Nell’ottobre, alla presentazione del progetto organizzata presso l’auditorium della Cassa Rurale ed Artigiana di Rivarolo Mantovano, lo stesso dott. Piazza ci ha chiarito il significato normativo attribuito alla locuzione “Beni comuni”: sono i beni materiali ed immateriali che costituiscono il patrimonio inalienabile delle popolazioni; come tali, vanno conservati, valorizzati e tramandati alle generazioni future. La Collezione Bottini, che appartiene a tutti gli effetti a questa categoria di Beni, andrebbe, a detta del Piazza, custodita in un civico museo d’arte.

In attesa della collocazione definitiva negli spazi di Palazzo Pretorio, in corso di restauro, l’Amministrazione comunale si è adoperata per far conoscere la Quadreria alla Comunità locale, organizzando due successive mostre a Palazzo del BUE: “Paesaggi lombardi della Collezione Bottini: dall’Accademia al Chiarismo”, ora al MuVi fino al prossimo 6 gennaio, ed “Umano & Divino: temi sacri e profani dalla Collezione Bottini” che, dopo aver esordito al Diotti con una selezione di 11 opere, viene in questi giorni esibita negli spazi espositivi di Via Marconi 44, a Rivarolo. Contestualmente, la figura del Bottini collezionista (a sua volta pittore dilettante), che rimane tutta da indagare per le scarne notizie disponibili sul personaggio, verrà invece affrontata organizzando incontri in Fondazione Sanguanini con i “testimoni oculari”, cioè con Chi lo ha conosciuto o semplicemente incrociato durante l’arco della sua breve esistenza. Non solo: poichè la conservazione di un “Bene comune immateriale”, come viene definita la Collezione, passa anche dalla sua valorizzazione divulgativa, il Sindaco Massimiliano Galli ha voluto che se ne predisponesse il catalogo per distribuirlo a titolo gratuito ai Rivarolesi ed ai Cividalesi, proprietari a tutti gli effetti della Quadreria.

Umano & Divino
Dopo “Paesaggi lombardi”, Palazzo del BUE ospita dunque “Umano & Divino”, la mostra temporanea che fino al 6 gennaio 2019 esibirà le opere di soggetto devozionale sacro e di figura della Bottini. Un accostamento solo apparentemente azzardato, dettato dalla tematica che costituisce il filo conduttore dell’esposizione temporanea: la rappresentazione dell’ambivalenza della condizione umana, perennemente dibattuta tra realismo ed aspirazione mistica.

Quest’ultima è in larga misura espressa da opere sacre antiche (anche se non mancano quadri di autori moderni, come le Annunciazioni di Martino Dolci e la Madonna con bambino del Salodini), ascrivibili alla devozione privata. Vi figurano opere importanti come la Sacra Famiglia e S. Giovannino, il dipinto più antico della Collezione, riferibile al Bastianino (1528-1602), o la bellissima la coppia di dipinti rappresentanti figure di Sante colte in contemplazione mistica attribuiti a Francesco Guarini (1611-1651), così come il piccolo quadro rappresentante la Madonna che legge, assegnabile all’ambito di Francesco Trevisani (1656-1746), opere che testimoniano la peculiare sensibilità del Bottini. Come ha sottolineato Valter Rosa, curatore del catalogo, “lo stesso Bottini, nelle sue scelte di collezionista, più che aspirare a farne una raccolta d’arte antica, sembra aver seguito, fuori appunto dagli acquisti occasionali, motivazioni private e personali, diciamo pure le ragioni del cuore, se non della fede”.

Domina infatti “una certa predilezione per temi e modi volti a porre l’accento sulla dinamica degli affetti e delle passioni, e in particolare per quei volti di santi colti in contemplazione estatica, cioè in definitiva per gli aspetti salienti dell’arte barocca, che Bottini talvolta persegue anche nella scelta di autori contemporanei”. Altre opere sembrano legate più all’occasionalità dell’acquisto che a una scelta orientata dal gusto personale: è il caso di piccole pale d’altare, una firmata dal lombardo Francesco Prina (notizie dal 1701), l’altra attribuita alla bottega di Domenico Fiasella (1589-1669), o la grande tela titolata Giuseppe e la moglie di Putifarre, di incerta attribuzione, “che, fra i dipinti di soggetto sacro, è forse il solo ad evidenziare una spinta propriamente collezionistica in Bottini”. Tra le opere sacre in mostra merita infine di essere segnalato, almeno per la rarità e la curiosità della tecnica, una piccolo olio su lastra di vetro dipinta a puntini divisi del XVII secolo.

Nei dipinti di figura esibiti a Palazzo del BUE, spiccano per qualità la Zingara di Evaristo Cappelli, databile verso la fine dell’Ottocento e la Ballerina di Noël Quintavalle, come pure il Nudo di Felice Carena e i temi legati alle fatiche del lavoro, dal Contadino con buoi di Lorenzo Viani ai due fogli di Augusto Murer, i Pescatori del 1952 e il Contadino con la vanga del 1953. Tra gli ultimi acquisti di Angelo Bottini, venuto improvvisamente a mancare nel lontano 1963, figurano due chine su carta di Antonio Stagnoli, le Figure dolenti del 1961 e il Mendicante del 1962.

A proposito di Palazzo del BUE
Queste mostre hanno rivelato appieno le potenzialità di Palazzo del BUE, giunto al dodicesimo allestimento: “Nell’ottobre abbiamo ricevuto – spiegano dal comune rivarolese – la visita degli amministratori della Fondazione Martino Dolci di Brescia, costituita per onorare la memoria del pittore, apprezzato dal Bottini al punto da acquistarne all’epoca ben 9 quadri. Ne è nata una collaborazione che speriamo possa concretizzarsi a breve in una mostra bresciana dedicata ai pittori “chiaristi” della Quadreria Rivarolese che ricordiamo sono, oltre al Dolci, Filippo De Pisis, Alfredo Cassone, Angelo Fiessi, Adolfo Mutti, Francesco Carlo Salodini, Antoni Stagnoli, Arturo Tosi, Arturo Verni, Carlo Vittori, soliti ritrovarsi al “Cantinone”, l’osteria di Tita Dondelli in via Cavallotti, a Brescia, dove probabilmente il Bottini li ha conosciuti e frequentati.

Con queste mostre, Palazzo del BUE ha mostrato di saper dialogare alla pari, in materia di esposizioni temporanee, con le istituzioni museali del territorio, promuovendo un’azione di condivisione del patrimonio culturale locale da troppo tempo vanamente segregato nel chiuso di locali accessibili solo ad una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Prova ne sono le numerose attestazioni di apprezzamento annotate sul registro delle presenze, ivi incluse quelle seguite alle visite guidate delle scolaresche, ma soprattutto la collaborazione scaturita tra le figure istituzionali che hanno reso possibile l’iniziativa, dai curatori dei musei agli assessori dei Comuni interessati al funzionario della Soprintentenza ai Beni culturali ai numerosi sponsor che hanno aderito e sostenuto la pubblicazione del Catalogo”.

“Che Rivarolo si stia ritagliando uno spazio identitario, anche dal punto di vista culturale, all’interno del comprensorio dell’Oglio-Po – spiegano dal comune – è indiziato dalla richiesta della Società Storica Viadanese di potervi allestire l’annuale edizione della Fiera del Libro del comprensorio Territorio Oglio-Po. La manifestazione, patrocinata dal Comune di Rivarolo Mantovano e giunta all’ottava edizione, è “sbarcata” non casualmente a Rivarolo, negli spazi di Palazzo del BUE, che per due giorni ha ospitato una pluralità di eventi significativa: dalla presentazione delle novità editoriali alle Tesi di laurea alla proiezione dei filmati relativi ad avvenimenti significativi come la recente visita di Papa Francesco a Bozzolo di fimati”.

“La Fiera – precisa l’amministrazione – aperta alle istituzioni culturali del Territorio, dalle Pro Loco alle Associazioni e Fondazioni culturali locali alle piccole Case editrici, ha contestualmente e parallelamente ospitato, gli autori che hanno presentato i libri pubblicati nel biennio 2017-2018. Vi hanno partecipato, tra gli altri: Claudio Fraccari, Gabriele Oselini, Mauro Acquaroni, Gino Soliani, Luigi Cavatorta, Pietro Borettini, Ermanno Finzi. Chi, tra sabato 17 e domenica 18 novembre, ha partecipato alla Fiera del Libro, avrà certamente compreso la valenza socio-culturale esercitata da Palazzo del BUE, uno spazio, vale la pena ribadirlo, preso in carico dall’Amministrazione comunale in attesa di poter disporre degli analoghi ed adeguati ambienti previsti dal progetto di restauro del Palazzo Pretorio”.

Va forse ribadito come del “BUE” sia l’acronimo per Bottega di Utopie ed Eventi; dove il termine Bottega è da intendersi in senso rinascimentale e prima ancora medievale: il luogo, cioè, dell’apprendere e del produrre (cultura). Gli spazi del Palazzo sono stati infatti acquisiti dal Comune di Rivarolo Mantovano perché i Cittadini singolarmente o riuniti possano liberamente sviluppare attività socio-culturali, senza discriminazioni economiche, sociali, etniche, culturali o generazionali e per:
– sviluppare attività di COWORKING giovanile esplicitato anche nelle forme della LEVA CIVICA e del SERVIZIO CIVILE per rendere servizi alla Comunità locale;
– trasmettere il “SAPERE UTILE”, quel patrimonio di conoscenze che gli anziani possono condividere con le giovani generazioni;
– promuovere la VALORIZZAZIONE del TERRITORIO anche mediante l’allestimento di esposizioni temporanee;
– sperimentare PERCORSI FORMATIVI in collaborazione con la Fondazione Sanguanini Rivarolo Onlus;
– consentire la realizzazione di PROGETTI DIDATTICI in collaborazione con la Scuola;
– favorire la SOCIALITÀ delle Associazioni locali e dei Singoli.
– ospitare ogni altra attività avente come finalità il generale miglioramento delle condizioni esistenziali della popolazione residente.

Così si era espresso il Sindaco Massimiliano Galli all’inaugurazione di Palazzo del BUE, nel luglio del 2015: “Attrezzare uno spazio pubblico, dove i nostri Giovani, i nostri Anziani, tutti Noi possiamo mettere in campo le forze migliori per realizzare l’obiettivo di una Comunità unita e partecipe, è l’intento che ci siamo posti, come Amministrazione, già in apertura di mandato; anche per superare le ineguaglianze economiche, sociali, etniche, culturali e generazionali al libero manifestarsi del pensiero umano. Auspico pertanto che, attraverso la condivisione ed il libero l’utilizzo degli ambienti di Palazzo del BUE, si possano esprimere al meglio le capacità di accoglienza, solidarietà, convivialità e creatività, che fanno della Collettività una Comunità, la Nostra Comunità”.

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