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La lettera del fronte di Torre
ritrova la sua verità: la storia
del soldato Paolo Caraffini

Paolo Caraffini, che era di Vidiceto, frazione di Cingia, è presente come nome sul monumento ai Caduti proprio di Cingia, ma il suo nome non compare nell’albo d’oro nazionale dei Caduti. Il motivo? GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

TORRE DE’ PICENARDI – La verità alla fine è stata svelata. E quella lettera che reclamava una storia ha ottenuto il suo scopo. Ricordate la vicenda del pezzo di carta sfuggito per caso al ragno meccanico nella piazzola ecologia di Torre dè Picenardi, risultata poi una lettera da una caserma piemontese, a San Salvatore Monferrato, con diversi riferimenti geografici al Casalasco?

A scriverla fu un certo soldato Paolo, che ora ha anche un cognome, un albero genealogico, una storia. Paolo Caraffini, soldato semplice, che al fronte alla fine andò davvero, concretizzando purtroppo quel timore del sorteggio che, a scaglioni, spediva in zona di guerra i soldati che nel mentre si esercitavano e attendevano nelle caserme. La lettera è del 6 ottobre 1916: Mario Bazzani la ritrovò il 5 ottobre di quest’anno, per leggerla poi durante le celebrazioni del 4 novembre.

Ma il sindaco di Torre dè Picenardi non si è fermato a quello: dopo avere contattato Fabrizio Superti, sindaco di Persico Dosimo, grande appassionato di storia e ricerca, i due hanno dato vita a un controllo incrociato, passato anche dagli archivi della Diocesi di Cremona e dall’archivio di Stato. Il primo, in particolare, è servito a svelare l’identità di don Remo, il fratello sacerdote al quale il più giovane Paolo scrive dalla caserma. In realtà nella lettera Remo non viene mai chiamato con l’appellativo “don”, nonostante all’epoca sia già stato ordinato sacerdote, ma in un’altra missiva trovata assieme a quella del soldato Paolo, si indica chiaramente la professione di don Remo. Il quale, per inciso, fu parroco a Solarolo Rainerio, al Brancere e pure a Martignana di Po durante la sua carriera.

Ma torniamo a Paolo e alla sua storia. Inizialmente Bazzani e Superti si sono dovuti scontrare con una difficoltà importante: Paolo Caraffini, che era di Vidiceto, frazione di Cingia, è presente come nome sul monumento ai Caduti proprio di Cingia (particolare che ha fatto venire la pelle d’oca e ha commosso Bazzani, come lo stesso rivela), ma il suo nome non compare nell’albo d’oro nazionale dei Caduti. Il motivo? Paolo è morto in ospedale, molti anni dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, nel 1923 per la precisione. Quando scrive, nel 1916, Paolo ha già una moglie e quattro figli, nati peraltro in località diverse del Casalasco, a distanza di due anni uno dall’altro dal 1910 al 1916, l’ultimo dunque poco prima di partire per il fronte. Paolo infatti era un contadino ed evidentemente, come era usanza all’epoca, faceva San Martino spostandosi da un paese all’altro.

L’altra grande difficoltà stava nella data di nascita di Paolo Caraffini: che è nato nel 1884, anno che però inizialmente non ha fatto tornare i conti. Esiste infatti, nella stessa famiglia, un Paolo Caraffini nato quattro anni prima, nel 1880. Tramite diverse ricerche, si scoprirà che questi è morto pochi giorni dopo la nascita e dunque il Paolo Caraffini al quale noi ci riferiamo è il fratello, uno dei cinque nati da quella famiglia, mediante il quale mamma e papà hanno deciso di rinnovare il primogenito morto presto, altra usanza tuttora in voga peraltro.

Di Paolo Caraffini, per inciso, abbiamo tracce a Udine, al fronte, perché alla fine lui in guerra andò davvero: gli eredi diretti, oggi probabilmente morti, si sono spostati nel tempo tra il cremonese e anche il Friuli, proprio dove il padre aveva combattuto. Di loro al momento non si hanno tracce o notizie: chissà che questa storia non li riporti nella piccola Vidiceto, dove tutto è partito.

Giovanni Gardani

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