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Giuseppe Rossi, prima volta
all'Oglio Po del nuovo direttore: "Siete
lontani da tutto, ma è un grande ospedale"

Idee chiare e consapevolezza dell’importanza del nosocomio di Vicomoscano per colui che è chiamato a sostituire Camillo Rossi in un periodo in cui lo scetticismo è ai massimi livelli sul futuro della struttura. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

VICOMOSCANO (CASALMAGGIORE) – Sarà che, come curiosità, Giuseppe Rossi fa anche il chitarrista, per passione, nel Distretto 51, il complesso nel quale suona anche Roberto Maroni, ex Governatore di Regione Lombardia, fatto sta che il nuovo direttore generale dell’Asst di Cremona è parso molto rock, sin dalla sua presentazione presso l’ospedale Oglio Po. Idee chiare e consapevolezza dell’importanza del nosocomio di Vicomoscano per colui che è chiamato a sostituire Camillo Rossi in un periodo in cui lo scetticismo, dopo la chiusura del Punto Nascite, è ai massimi livelli sul futuro della struttura.

Giuseppe Rossi, accompagnato dal direttore medico Oglio Po Daniela Ferrari, dal direttore sanitario Rosario Canino, dal direttore sociosanitario Paola Mosa, ha incontrato i primari del nosocomio di Vicomoscano e i giornalisti, partendo da un concetto chiave. “Per la prima volta ho fatto la strada da Cremona a Casalmaggiore: siete veramente lontani da tutto: non si può pensare che questo ospedale, con tale bacino d’utenza, non venga messo in condizione di curare”. Parole che forse andrebbero riferite in Regione, all’assessore Giulio Gallera, dopo la chiusura del Punto Nascite, vista la distanza da Cremona… Anche se proprio sul Punto Nascite Rossi non si è sbilanciato più di tanto. “C’è un problema di risorse a livello di personale medico-specialistico che è nazionale e non solo locale”.

“Sono rimasto molto colpito da questo ospedale  – ha dichiarato Rossi ai giornalisti – l’Oglio Po è un ospedale fantastico, dal grande potenziale. Ho visto è una struttura  altamente funzionale e ben organizzata. Ho percepito un forte senso di appartenenza da parte degli operatori e un gioco di squadra autentico: qui si lavora insieme”. Giuseppe Rossi ha visitato i reparti e i servizi, incontrato gli operatori in servizio e ha avuto modo di cogliere alcune peculiarità dell’Ospedale.  Come ad esempio la modalità di gestione davvero innovativa della chirurgia, organizzata per intensità di cura senza differenziazione delle diverse specialità  e la qualità del percorso del paziente chirurgico.

Rossi ha lodato, prendendola poi come esempio, la Pediatria. “Il carico di lavoro è pazzesco: credo sia il primo reparto che ho visto in carriera in cui un primario e tre pediatri riescono a sobbarcarsi il lavoro per l’intera settimana e 24 ore su 24”. Poi ha parlato dell’ospedale, delle prime impressioni, tessendo le lodi della struttura e dei medici che già vi operano. Con un distinguo doveroso sui primariati, alcuni dei quali mancanti dopo un declassamento che, ha precisato Canino, “era un semplice atto dovuto, risalente a due anni fa che allinea l’accreditamento al Piano Strategico e che però non toglie forza all’ospedale”. “Bisogna distinguere tra la presenza di un primario a tutti gli effetti e la funzione del primario, che spesso – anche quando il primario è ufficialmente quello di Cremona – non viene meno” ha sottolineato Rossi.

Se la sfida è collaborare tra province diverse – ricordiamo che l’Oglio Po fa riferimento a Cremona e Mantova – allora la accettiamo e faremo di tutto per vincerla, ha rimarcato Rossi, il quale – mentre la radiologia Cinzia Marenzi ha evidenziato gli scarsi riconoscimenti giunti dalla Regione nonostante il buon lavoro riconosciuto da più parti – ha infine evidenziato un altro dettaglio, per il quale il precedessore Camillo Rossi subì molte critiche, quello del rapporto coi medici di base. “Li incontrerò nei prossimi giorni, ma la collaborazione è fondamentale”. Rossi ha inoltre spiegato come “i rapporti di interazione sinergica fra Ospedale di Cremona e Ospedale Oglio Po sono già eccellenti. E vi assicuro che non è nè scontato nè banale”.

In chiosa il pensiero sui tempi d’attesa, affidato a Canino e poi allo stesso Rossi. “Le parole d’ordine sono appropriatezza e prioritarizzazione e su questi punti dobbiamo muoverci noi professionisti per primi. E’ lo specialista a dover prescrivere e soprattutto prenotare la prestazione per il paziente, applicando così una vera presa in carico. Per far sì che ciò avvenga c’è molto lavoro da fare, ma è la strada da intraprendere” ha spiegato Rossi. “E’ giusto dire che sulle prime visite siamo in media con i tempi regionali – ha illustrato invece Canino – mentre sulle seconde non abbiamo scadenze. Siamo comunque al lavoro assieme a Cremona per la messa a punto di un progetto che possa migliorare sensibilmente la situazione”.

Giovanni Gardani

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