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Casalmaggiore, giro di vite
sui piccioni: nuovi punti cattura
e multe per chi dà da mangiare

Dalla sala consiliare è stato mostrato anche un tetto di piazza Garibaldi pieno di piccioni: "Lì la gente è solita dare il cibo a questi animali e questo è il risultato" ha detto Ferrari.

CASALMAGGIORE – La guerra al piccione torraiolo, a Casalmaggiore, entra in una nuova fase: lo hanno annunciato il sindaco Filippo Bongiovanni e il responsabile dell’Ufficio Ambiente Uber Ferrari in una conferenza stampa comunicata sabato mattina in sala consiliare. Una fase che prevede nuovi sistemi per provare a contenere la diffusione del pennuto, ma anche un giro di vite verso i cittadini che non rispettano il regolamento, dando ad esempio da mangiare agli stessi animali e favorendone la presenza in centro storico.

Gennaio e febbraio sono proprio i mesi in cui il piccione torraiolo si moltiplica più facilmente: e il centro storico, con qualche edificio abbandonato, con anfratti e sottotetti, la minor escursione termica e la protezione dal vento e soprattutto con l’assenza, rispetto alla campagna, di predatori, favorisce il proliferare di questa specie. I danni – è stato spiegato – sono ambientali, alle strutture architettoniche, senza dimenticare il guano e il rischio di otturare i pluviali. Soprattutto, dal punto di vista sanitario, va considerato il fatto che questi animali siano spesso portatori di malattie e parassiti.

Da qui i vari interventi, negli anni, passati in rassegna dal sindaco Bongiovanni: “Abbiamo messo dissuasori sul palazzo municipale, sulla struttura di Santa Croce con la biblioteca e sul palazzo ex Pretura. Inoltre si è pensato a un sistema elettrostatico che con micro-impulsi fa sì che il piccione non si posi, senza danneggiare il monumento e la sua vista, trattandosi di fili invisibili. Questo procedimento era stato già preso dalla giunta precedente con Palazzo Martinelli ed è stato da noi confermato per Santa Croce, per il Comune e per l’ex Pretura”. In aggiunta a tutto questo pure le reti in polietilene annodato sono state sistemate sui principali palazzi storici con l’ok della Soprintendenza. Tra i sistemi testati ma non più utilizzabili vi sono invece quello della falconeria, efficace solo in ambienti chiusi sul lungo periodo, e il controllo farmacologico della riproduzione, la cui efficacia è limitata nel tempo.

Da qui allora la decisione di puntare sulla cattura. “Qualche risultato s’è visto e la situazione è migliorata – ha detto Bongiovanni – e così da tre postazioni di cattura siamo passati a sette diverse postazioni, attive da tre settimane. La cattura in gabbia è incruenta e l’animale, una volta preso, viene spedito all’Istituto Zooprofilattico, dove viene analizzato e, se effettivamente malato, soppresso, altrimenti viene reinserito in altri ambienti”. In una sola raccolta sono stati catturati trenta piccioni, dunque il risultato viene considerato incoraggiante.

Come detto, la seconda parte di questa “battaglia” spetta anche ai cittadini: e se Casalasca Servizi, con interventi periodici, viene mandata a pulire le zone più coperte di guano, ecco che la conferenza è servita a spiegare che d’ora in avanti, dopo tante raccomandazioni, chi darà da mangiare ai piccioni verrà multato. Dalla sala consiliare è stato mostrato anche un tetto di piazza Garibaldi pieno di piccioni: “Lì la gente è solita dare il cibo a questi animali e questo è il risultato” ha detto Ferrari. Un giro di vite necessario per migliorare la situazione e non andare incontro ad emergenze sanitarie. In tutto questo, hanno precisato Bongiovanni e Ferrari, il comune è a disposizione presso il Centro Servizi al Cittadino o l’Ufficio Ambiente per raccogliere segnalazioni e offrire consigli ai privati.

Giovanni Gardani

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