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Prima operazione in utero alla spina bifida in Europa: nell'equipe un medico casalasco

Il professor Pietro Mortini, primario di Neurochirurgia al San Raffaele, ha coordinato assieme al primario di Ginecologia e Ostetrici Massimo Candiani, l’equipe, nella quale ha collaborato pure il professor Fabio Andrioli Peralta.

Nella foto l'equipe protagonista dell'operazione: Mortini è il primo a sinistra

MILANO – Un intervento rivoluzionario, mai tentato prima in Europa, ed andato a quanto pare a buon fine: era lo scorso ottobre quando una equipe di medici del San Raffaele, ospedale di Milano, operarono in utero un feto affetto da spina bifida. Il bambino è nato nei giorni scorsi ed è nato sano, dunque l’operazione può dirsi completamente riuscita. La notizia interessa da vicino anche la zona Casalasca della nostra provincia. Fa infatti parte dell’equipe che ha compiuto questo vero e proprio miracolo della medicina il professore Pietro Mortini, che è originario ed è cresciuto a Scandolara Ravara.

La spina bifida colpisce un feto su 1.300 ed è un difetto congenito in seguito al quale non si ha la chiusura di una o più vertebre della spina dorsale. Ora però la nuova frontiera di scienza e medicina offre una speranza alle coppie che vivono questa grande preoccupazione, sapendo che il nascituro potrebbe venire alla luce appunto con questa grave malformazione. Il professor Mortini, primario di Neurochirurgia al San Raffaele, ha coordinato assieme al primario di Ginecologia e Ostetrici Massimo Candiani, l’equipe, nella quale ha collaborato pure il professor Fabio Andrioli Peralta, ginecologo ed esperto in Chirurgia fetale di San Paolo, in Brasile, che ha sviluppato una tecnica già utilizzata su oltre 200 pazienti. L’equipe ha coinvolto diversi professionisti di ogni settore: ginecologi-ostetrici, neurochirurghi, genetisti, neuroradiologi, anestesisti, neonatologi, neurologi, ostetriche, infermieri e puericultrici.

“Il primato europeo – ha spiegato Candiani al quotidiano Il Sole 24 Ore, che per primo ha dato la notizia della nascita del bambino, operato quando ancora era un feto – è frutto della combinazione di tre elementi: il ridotto trauma uterino derivante dalla piccola incisione, la correzione definitiva del difetto mediante tecnica microneurochirurgica e l’epoca gestazionale precoce, che permette al feto una rigenerazione in utero”. Mortini ha aggiunto sempre al Sole 24 Ore che “i bambini con spina bifida operati in utero hanno una prognosi migliore dopo la nascita e maggiori possibilità di recupero rispetto a quelli operati da neonati perché, dopo l’intervento di correzione completa del difetto, il processo di riparazione prosegue nelle settimane successive di gravidanza e porta verso la normalità le strutture e le funzioni neurologiche del bambino”.

G.G.

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