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Formaldeide, Saviola e Frati:
"Dati scientifici, nessun allarme
E rispettiamo le regole da 30 anni"

Accanto a Stefano Saviola, consigliere delegato della Saviola Holding, e ad Alberto Tarana, general manager del Gruppo Frati, erano presenti l’ingegner Zocchetti, epidemiologo, e il dottor Cottica, chimico e igienista industriale. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

VIADANA – Le aziende Gruppo Mauro Saviola e Gruppo Frati rispondono: lo hanno fatto in una conferenza stampa convocata giovedì mattina presso il Centro Servizi di Viadana, dopo la petizione, giunta fino a Bruxelles, da parte dell’Associazione Noi Ambiente Salute e del Movimento 5 Stelle, che ha chiesto di vietare l’utilizzo di formaldeide all’interno della catena di produzione del pannello truciolare in legno.

La risposta delle due aziende si è basata su dati scientifici e sui riscontri ottenuti in questi anni, tanto che accanto a Stefano Saviola, consigliere delegato della Saviola Holding di Viadana, e ad Alberto Tarana, general manager del Gruppo Frati di Pomponesco, erano presenti anche l’ingegner Carlo Zocchetti, epidemiologo, e il dottor Danilo Cottica, chimico e igienista industriale, che fanno parte del Comitato Scientifico della due aziende. Con loro al tavolo pure Tiziano Lanzarini del Gruppo Saviola e Luca Alberici per il Gruppo Frati.

La conferenza è servita anzitutto a spegnere l’allarme lanciato da quella petizione: “I limiti di attenzione per la salute umana riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per quanto concerne le concentrazioni sono di 100 microgrammi per metro cubo – è stato detto – . A Viadana abbiamo una concentrazione che va dall’1.8 al 2.6 microgrammi per metro cubo e le concentrazioni sono favorite, più che dalla formaldeide, dal traffico veicolare e da altri agenti: potremmo parlare, più genericamente, di inquinamento atmosferico. Dunque anche l’indagine epidemiologica Viadana 2, alla quale le nostre aziende risposero con un dossier nel 2016 che è stato depositato presso i comuni di Viadana e di Pomponesco, tocca solo marginalmente il discorso della formaldeide. Diremo di più: nella petizione si fanno riferimenti bibliografici che nulla hanno a che vedere con questa sostanza e la stessa petizione cita uno studio che mette insieme dati dubbi sia dal punto di vista sanitario che della logica matematica. A New York, indebitamente paragonata alla provincia di Mantova come produzione, si ha una soglia che oscilla tra 0.4 e 7.1, dunque il parallelo non regge”. Altri esempi concreti: a Padova in area industriale si oscilla tra i 2 e i 4 microgrammi per metro cubo; a Bologna in area urbana tra i 3.2 e i 4.8; a Bologna in area rurale tra gli 1.4 e i 2; a Ferrara in area urbana si arriva a 7; nelle Alpi tedesche fino a 4.1.

Due i passaggi chiave che sono stati rimarcati. In primis il fatto che non esistono sostanze naturali che possano sostituire la formaldeide nel processo di produzione del pannello truciolare: gli unici sostituiti possibili sarebbero chimici e ancora più pericolosi, oltre che non utilizzabili in un processo che parte dalla volontà di riciclare materiale. In secondo luogo sia Saviola che Frati rispettano leggi e limiti da ormai trent’anni (dal 1989) seguendo un protocollo rigido. “Da questo punto di vista – hanno rimarcato Stefano Saviola e Alberto Tarana – se l’Unione Europea dovesse dare un giro di vite saremmo solo contenti, perché vorrebbe dire costringere anche i nostri concorrenti a rispettare questi canoni. Di certo in 8 Paesi dell’Unione Europea, tra cui l’Italia, i limiti sono obbligatori e vincolanti, nei restanti 20 non ancora. La riduzione del limite in tutta Europa sarebbe per noi una buona notizia, dato che noi già rispettiamo queste regole”. “Ricordiamo che il pannello di legno prodotto in scala industriale e che finisce nelle case è già normato da anni dal Decreto Sacconi” hanno evidenziato sia Saviola sia Tarana.

Non è vero – è stato rimarcato – che nel Viadanese si producono 4 milioni di tonnellate di formaldeide, come nell’area di New York, perché la soglia di 0.7 milioni di tonnellate autorizzata non viene superata, mentre un altro dato interessante è quello della concentrazione di formaldeide in ambiente chiuso, ossia indoor – dove è già presente e dove può essere sprigionata, ad esempio, come effetto indiretto della combustione – con concentrazioni che vanno dai 20 ai 30 microgrammi per metro cubo. “Di fatto è molto più pericolosa la formaldeide che troviamo in ambienti indoor, come anche scuole e palestre, che non quella che si libera nell’aria, dove la concentrazione è molto più bassa” ha ricordato Cottica.

“Lo studio sui tumori in età pediatrica che viene riportato – ha aggiunto Zocchetti – non è uno studio sulla formaldeide ma sulla esposizione, che tiene conto di altri fattori, ossia di altri agenti inquinanti e prima di tutto della distanza anche dalle aziende. Gli effetti osservati, parlando anche dei tumori o dell’esposizione agli stessi, non sono attribuibili a valori così bassi di formaldeide e di concentrazioni”. “L’impressione – ha chiosato Tarana – è che si voglia cercare un bersaglio e poi trovare il modo per spararci sopra. Nella teoria dei cerchi concentrici che si allontanano dall’azienda, viene considerata soltanto la ditta Frati oppure la ditta Saviola, tralasciando, a nostro avviso volutamente, i mille altri fattori che andrebbero considerati se si parla di esposizioni e di potenziali cause. Quello che vogliamo è evitare allarmismi falsi presso l’opinione pubblica. Noi oggi siamo venuti col nostro Comitato Scientifico proprio per portare dati oggettivi”.

Giovanni Gardani

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