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Nonno Jason si è addormentato,
il Canile di Calvatone
perde uno dei suoi anziani

"Perdonaci Jason, non siamo stati in grado di trovarti una famiglia e ciò ci rende infinitamente tristi, ma speriamo di averti dato tutta la serenità che potevamo donarti. Ciao Jason, ora con quel muso da furbetto vai a rubare tutti i panini che trovi aldilà del ponte"

CALVATONE – Ha trovato quiete Jason. La quiete eterna, quella fatta di luce, e di vento. E di micche da rubare al cielo. Ieri, uno dei nonni del Canile di Calvatone si è spento. Un fegato ormai compromesso da un tumore che rischiava di lacerarsi da un momento all’altro, metastasi al pancreas e ai polmoni. Avrebbe potuto resistere ancora qualche mese ma avrebbe corso il rischio di morire tra indicibili dolori.

Jason si è addormentato. Negli ultimi giorni si era aggravato e l’ecografia aveva confermato che le condizioni di salute erano ormai irrimediabilmente compromesse. Era arrivato in un sequestro nel 2017, magro e costretto in un box, senza aver mai vissuto un’esistenza serena. Aveva vissuto in un box ristretto e il poco spazio ne aveva compromesso le abilità motorie. Tanti dei suoi compagni di quel sequestro sono stati poi adottati, lui è rimasto in canile, seguito dall’affetto dei volontari che non lo hanno mai lasciato solo, neppure un giorno. Non ha imparato il significato di ‘casa’, ma ha appreso che anche gli uomini e le donne possono avere un’anima. Che anche in un canile, per quanto in costrizione, si può trovare affetto.

Jason da ieri è divenuto luce. A salutarlo i volontari del Canile di Calvatone: “Come un fulmine a ciel sereno – scrivono – oggi la nostra famiglia perde un importante tassello: il nostro nonno Jason ci ha lasciati… Lo avevamo recuperato nell’estate del 2017 a seguito di uno sfratto assieme ad altri 14 cani, era stato lasciato lì come una scarpa vecchia, senza che nessuno ci abbia mai raccontato il suo passato… Ma su una cosa siamo sicuri: entrare in canile dopo aver vissuto in quel posto è stata un’autentica fortuna e la sua ancora di salvezza.

Jason prima di arrivare da noi ha avuto una vita misera. Ha passato chissà quanti anni chiuso in un lurido box, da solo, magro e malandato. Grazie a noi ha riscoperto la dignità di avere una cuccia calda, acqua pulita, cibo buono tutti i giorni, cure costanti, momenti di svago, passeggiate, corsette sull’erba fresca sotto il sole… Ma soprattutto ha riscoperto cosa significa essere veramente amato.

Perdonaci Jason, non siamo stati in grado di trovarti una famiglia e ciò ci rende infinitamente tristi, ma speriamo di averti dato tutta la serenità che potevamo donarti. Ciao Jason, ora con quel muso da furbetto vai a rubare tutti i panini che trovi aldilà del ponte! Mi raccomando, mangiali tutti… Ci mancherai”.

N.C.

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