Cronaca
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Nuovo scacco alla 'ndrangheta con i carabinieri di Regni: in arresto i tre figli di Francesco Amato

I tre figli, Cosimo di 20 anni, Mario di 29 e Michele di 22, hanno invece proseguito l’attività criminosa del padre chiedendo il "pizzo" ad alcuni ristoratori, facendo precedere il tutto da biglietti minacciosi e pure da colpi di pistola.

Nella foto un momento del processo Aemilia

GUASTALLA – L’ombra della ‘ndrangheta ritorna in una zona che in questo caso non interessa da vicino Viadana, uno dei centri collegati al Processo Aemilia, ma non va comunque molto distante. Difficile infatti parlare di confini quando si parla di tentacoli ramificati e inseriti spesso nel tessuto economico dell’intero Nord Italia. L’operazione di lunedì dei carabinieri di Guastalla ha portato all’arresto di tre persone, tutti e tre fratelli e figli di Francesco Amato, condannato a 19 anni nel processo alla ‘ndrangheta al Nord. Quest’ultimo, 55 anni, si era asserragliato lo scorso 5 novembre all’interno di un ufficio postale di Pieve di Reggio Emilia per dieci ore, con cinque ostaggi, per poi essere arrestato.

I tre figli, Cosimo di 20 anni, Mario di 29 e Michele di 22, hanno invece proseguito l’attività criminosa del padre chiedendo il “pizzo” ad alcuni ristoratori della zona di Reggio Emilia, con richieste estorsive, appunto, precedute da biglietti minacciosi e pure esplosioni di colpi di pistola. Sei colpi contro la porta a vetri della Pizzeria La Perla a Cadelbosco Sopra tra il 31 gennaio e il 1° febbraio, cinque contro la Pizzeria Piedigrotta 3 a Reggio Emilia tra il 6 e il 7 febbraio, più alcuni pizzini attaccati alla porta fuori da altre due pizzerie di Reggio Emilia: Piedigrotta 2 e Paprika. L’escalation è stata fermata dai Carabinieri di Guastalla, come detta, da quelli della stazione di Cadelbosco Sopra e dal Nucleo Investigativo provinciale di Reggio Emilia, coordinati dalla Procura della Repubblica del Tribunale reggiano.

Nel corso dell’attività i carabinieri hanno perquisito gli indagati e sequestrato materiale probatorio tra cui l’auto e la moto utilizzati per questi atti intimidatori, capi di vestiario e la macchina da scrivere con la quale erano composti i “pizzini” dattiloscritti. Uno stop importante, insomma, al quale ha partecipato, in qualità di comandante dei Carabinieri di Guastalla anche l’ex comandante dell’Arma di Casalmaggiore, Luigi Regni.

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