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Dopo 13 anni chiude Benetton
in Galleria Gorni: "Il ponte
chiuso la causa principale"

“Qualcuno ancora entra e mi chiede se è uno scherzo: in pochi credono che sia vero, ma purtroppo così non ce la faccio ad andare avanti” spiega la ragazza di Colorno che dal 2006 ha gestito Benetton sotto la galleria Gorni.

CASALMAGGIORE – Ogni chiusura, di per sé, fa male. Ma quella che andiamo a raccontarvi, forse, è un po’ più triste di altre, perché è legata a doppio filo a un altro problema che il Casalasco di questi tempi conosce bene, ossia quello della chiusura del ponte stradale di Casalmaggiore-Colorno. Il punto vendita Benetton in Galleria Gorni a Casalmaggiore chiuderà il prossimo 31 marzo: lo annunciano i manifesti apposti da chi gestisce l’attività per favorire la svendita totale con grandi sconti, come sempre accade o quando si rinnova il punto vendita o quando, come in questo caso, l’attività cessa del tutto. “Qualcuno ancora entra e mi chiede se è uno scherzo: in pochi credono che sia vero, ma purtroppo così non ce la faccio ad andare avanti” spiega la ragazza di Colorno che dal 2006 ha gestito Benetton sotto la galleria Gorni.

Già, 2006: ed è proprio questa relativa longevità che consente di capire come la causa sia davvero da rintracciare in quel ponte chiuso. Tutto ha funzionato fino al 2015. Il 2016 è stato un anno tutto sommato accettabile, anche se senza troppo entusiasmo, dalla fine del 2017 invece il calo è stato costante. Ed è proprio a fine 2017, a settembre per la precisione, che risale la chiusura del ponte. Un calo stimato attorno al 30% circa, con 2mila euro di passivo ogni mese a causa delle tasse, il secondo grande problema. Il terzo è, naturalmente, Amazon, o comunque l’e-commerce, che rischia di dare il colpo di grazia ai negozi tradizionali. Ma al primo posto nelle cause sta senza dubbio il ponte. Che ha pure costretto ad anticipare l’orario di chiusura quotidiano negli ultimi mesi, dalle 19.30 alle 19, per non perdere l’ultimo treno.

Chi ha gestito in questi anni il negozio Benetton, peraltro, vive a Colorno, come detto, dunque conosce bene i disagi dei lavoratori che ogni giorno devono passare dall’altra parte del ponte. E, a tal proposito, se è vero che la clientela da Parma si è persa, pure quella che da Parma torna a casa a Casalmaggiore la sera o nel tardo pomeriggio è venuta meno. Perché? Perché con i ritardi dei treni o comunque con l’obbligo di dover sottostare ad orari legati al trasporto pubblico, non essendo più comodo ed efficace come prima muoversi in auto per passare dall’altra parte del Po, spesso chi arriva a casa da lavoro lo fa troppo tardi o con troppa poca voglia di fare shopping o di acquistare qualcosa, semplicemente passando in galleria. Insomma, un’altra vittima del ponte chiuso: un ponte che riaprirà il 1° giugno, se tutto andrà bene, ma che intanto ha ingessato e tolto ossigeno a un commercio che, come dimostra questa storia, continua davvero a vedere il baratro.

G.G.

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