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Gianni Fava e il successo
dell'evento ovale: "Viadana ha
risposto, già pronti per il bis"

E’ stata la vittoria dei volontari. "Proprio così, e del tessuto sociale di Viadana: le Zebre a Parma hanno professionisti pagati per seguire ogni settore, a Viadana ci siamo affidati a 80 persone di buon cuore, che hanno curato ogni minimo particolare".

VIADANA – Hanno pranzato, nella Club House dello Zaffanella, con passatelli in brodo e guanciale di maiale. Poi hanno suggerito, tra curiosità e speranza: “E se l’anno prossimo giocassimo ancora qui?”. Hai capito gli irlandesi? Parte da qui l’intervista-racconto di un evento che ha scosso il cuore ovale di Viadana, riportando il grande rugby a casa, ossia allo Stadio Zaffanella, impianto che proprio per questo sport è stato costruito. “E del resto – spiega Gianni Fava, presidente dell’Associazione Rugby Viadana 1970 e principale organizzatore – Viadana è con Padova, Rovigo, Treviso e Calvisano una delle roccaforti del nostro sport. Io non ho mai avuto dubbi sul successo della giornata. Certo, non mi aspettavo numeri così alti”.

3300 spettatori, ma per capire che sullo Zaffanella il sole era pronto a splendere – non solo a livello meteo – a Fava è bastato uno sguardo. “Ho guardato il parcheggio già mezzo pieno alle 9 di mattina: buon segno, mi sono detto. La giornata iniziava con un concentramento di rugby femminile under 14 e under 16 che ovviamente non può avere lo stesso appeal di una sfida di Top 12 italiana né tantomeno di Guinness Pro 14. Eppure sugli spalti c’erano già 4-500 persone. Viadana ha dimostrato di avere ancora tanta fame di rugby e questa è stata la prova del nove”.

In realtà lo Zaffanella così pieno non si vedeva da tempo. “Dipende anche dallo spettacolo che viene proposto: il campionato italiano, l’Eccellenza, ha dei problemi evidenti. Di qualità, di spettacolarità, appunto, ed è difficile essere coinvolgenti se manca la materia prima, pur restando io stesso un tifoso del Rugby Viadana. Ma un conto è il tifoso o l’appassionato, un altro è provare a coinvolgere chi magari per la prima volta va a vedere il rugby o chi ama questo sport ma ad un certo livello. In questo senso i 3300 spettatori dello Zaffanella sono stati una risposta anche a chi ha boicottato l’evento per non so quale forma di astio verso le Zebre di Parma”.

Tutto parte da quel famoso cambio di franchigia nel 2012: gli Aironi di Viadana perdono la Celtic League, che passa, col nome poi mutato in Guinness Pro 14, a Parma, sotto il nome di Zebre. “A Viadana ancora si pensa che la colpa sia stata di Parma, ma ci sono altri discorsi sotto, che non voglio tirare in ballo in questo momento, perché non è questa la sede. Le franchigie federali, in ogni caso, non sono la morte del rugby italiano, questo va detto chiaro e tondo. Ci siamo presi il rischio massimo: ospitare a Viadana quelli che molti hanno considerato “nemici”, appunto le Zebre, che secondo alcuni avrebbero scippato a Viadana il grande rugby. C’erano tutti gli ingredienti per fare un flop, e invece la scommessa è stata stravinta. Perché? Perché questa città vive di rugby, perché ama visceralmente questo sport e perché lo Zaffanella è uno dei migliori impianti d’Italia, anche per i servizi che offre. Non a caso sugli spalti c’erano viadanesi ma anche tifosi da fuori. C’erano cento irlandesi, venuto a vedere il Leinster contro le Zebre. E sono rimasti 2mila spettatori per la sfida tra Viadana e Mogliano, con leggero turn over di partecipanti: dunque il dato di 3300 presenze è quasi al ribasso, a ben vedere. Peraltro giocare alle 18.30 è stato un esperimento a mio avviso positivo per il campionato d’Eccellenza italiana, perché da tempo non si giocava sotto i riflettori a Viadana e la risposta c’è stata, eccome”.

E’ stata la vittoria dei volontari. “Proprio così, e del tessuto sociale di Viadana: le Zebre a Parma hanno professionisti pagati per seguire ogni settore, a Viadana ci siamo affidati a 80 persone di buon cuore, che hanno curato ogni minimo particolare. Vi assicuro che non è stato facile, ma il premio migliore è per loro. La riconoscenza e i complimenti ricevuti, questa stessa intervista, deve essere indirizzata a loro per dire grazie. Hanno lavorato nell’ombra per regalare il palcoscenico al grande rugby e, prima ancora, alla loro città. Del resto il nuovo Rugby Viadana vive grazie a una forma di azionariato popolare, perché gli anni del mecenatismo sportivo legato agli sponsor sono finiti: in tal senso questo club è davvero di tutti e così è più facile legarsi alla squadra”.

E’ il punto d’arrivo? “Tutt’altro, di partenza: a Viadana vogliamo ancora organizzare eventi di questo genere. Magari in futuro un altro match di Pro 14, ma anche una finale di un campionato italiano giovanile, un evento internazionale, qualcosa di simile. Se sabato fosse andata male, non avremmo più avuto chance, forse. Sulla scorta di questo successo di partecipazione, invece, ora possiamo avanzare ancora la nostra candidatura. Siamo pronti”.

Da rimarcare anche l’abbinata tra cultura e sport, con Viadana collegata a Sabbioneta. “Abbiamo sfatato un altro tabù: in passato qualcuno disse che Viadana non era pronta a ospitare grandi eventi, perché il turismo era azzerato e perché mancavano strutture ricettive. E’ bastato creare questa simbiosi con Sabbioneta, e con la stessa Parma o con la vicina Mantova, non a caso tre città che sono per motivi diversi patrimonio Unesco, per scalare quella che per molti era una montagna insormontabile. A Sabbioneta sono andati una ventina di irlandesi, li abbiamo portati coi pulmini del rugby sabato mattina, prima del match: si sono rifatti gli occhi, hanno capito subito che non erano finiti in un posto sperduto nel mondo, ma in un autentico gioiello del nostro Paese”.

E se i complimenti arrivano dai maestri mondiali del rugby, ossia dai giganti del Leinster, occorre credere che siano sinceri. Tanto poi a tavola, con passatelli e guanciale, li avete definitivamente convinti a tornare. “Beh, ci piace vincere facile”.

Giovanni Gardani

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