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I fossi di via Albarone ripuliti da
un privato e dalla figlia. Plastica,
carta, lattine frutto di 'rifiuti umani'

Dalle foto (del prima e del dopo) si nota come il lavoro sia stato eseguito a regola d'arte da Giuseppe Zani e dalla figlia e quella che dovrebbe essere una non notizia (la pulizia) in fondo lo è. Potrebbe servire da monito ad interventi resisi quanto mai necessari

CAPPELLA – Si era stancato di vedere il frutto dell’ignoranza umana, quei rifiuti che riempivano i fossi sul ciglio della strada. Plastica, carta, lattine abbandonate da qualche ‘rifiuto’ a due zampe in un costume ormai sin troppo frequente lungo le strade. E così Giuseppe Zani, insieme alla figlia, ha deciso ieri di mettersi all’opera. Armato di pazienza e di sacchetti ha raccolto l’immondizia lungo la via Albarone ripulendo il fossato e lasciando poi il frutto di quel lavoro sul ciglio della strada, segnalandone la presenza a Casalasca.

Dalle foto (del prima e del dopo) si nota come il lavoro sia stato eseguito a regola d’arte da Giuseppe Zani e dalla figlia e quella che dovrebbe essere una non notizia (la pulizia) in fondo lo è. Potrebbe servire da monito ad interventi resisi quanto mai necessari. Il tratto della sabbionetana che confina con le attività commerciali ad esempio, o la strada delle Fornaci, o ancora il tratto di strada chiusa che dalla bassa per Vicomoscano porta alle case dietro al supermercato Penny (quello confinante con la massicciata della ferrovia), e la stessa bassa per Vicomoscano solo per citare esempi eclatanti sono tratti di strada su territorio casalasco dimenticati.

E dove ci sono rifiuti se ne accumulano altri. Plastiche, carte, vetro e lattine sul ciglio ed ignoranti – ne circolano parecchi – pronti a lanciare i rifiuti per terra piuttosto che fare lo sforzo di gettare i resti delle proprie consumazioni negli appositi contenitori. Una situazione che sta diventando emergenza senza che nessuno possa farci (e faccia) nulla. E così la non notizia diviene notizia. Perché quando a fare pulizia è il privato cittadino – neppure direttamente coinvolto negli abbandoni – sono i maleducati a vincere e le istituzioni a veder sancito il proprio fallimento.

Nazzareno Condina

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