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Oglio Po, disagio perenne.
Ginecologo solo reperibile nei
festivi, costretti ad andare a Cremona

E' solo uno dei volti del disagio. Una delle segnalazioni degli ultimi mesi. Storie di disagio, di rabbia, di vita se ne sono lette e dette tante: sono storie che restano - grida - che non cambiano nulla. Che non riaccendono niente. Neppure la speranza

VICOMOSCANO – Le luci restano spente, e pian piano si perdono le voci, e restano solo i ricordi. Quattro mesi fa (poco meno, ma poco importa) chiudeva il Punto Nascite dell’Oglio Po su decisione della Regione Lombardia e dell’assessore Giulio Gallera. Il paravento – anche se si sarebbe potuto agire in deroga – fu il decreto Lorenzin, che pur demandando la decisione ultima alle Regioni, auspicava la chiusura dei punti nascita sotto ai 500 parti.

Da allora nulla è cambiato, e ad aumentare sono stati solo i disagi. Quelli delle gestanti, quelli di un ospedale comunque privato di un servizio fondamentale. Un ospedale che continua ad accompagnarti – ed in maniera professionale e straordinaria come faceva un tempo – sino al momento del parto ma che poi è costretto a lasciarti andare altrove. Qualche dichiarazione politica, di quelle che vanno per la maggiore in questi tempi, quelle che proclamano la soluzione ad un passo, che fanno presagire un domani radioso o riaccendono speranze che poi, alla luce dei fatti restano tali. Parole, su parole, su altre parole ancora. Non s’è mosso nulla. La Regione è rimasta inamovibile ed il ministero non ha cambiato una virgola nonostante i proclami di qualche politico.

Si partorisce a Cremona, o in ambulanza, o a casa, o a Guastalla ed Asola. Si partorisce lontano nonostante un servizio che negli anni della sua permanenza ha garantito qualità ed eccellenza. Si partorisce con qualche preoccupazione in più, e qualche possibilità in meno.

“La chiusura del punto nascite Oglio Po – è stato scritto oggi nel gruppo ‘Io sto col Punto Nascite’ – è un enorme disagio, perché non solo non possiamo andare più a partorire in un posto straordinario con persone straordinarie, ma non possiamo nemmeno più curarci durante i festivi! Se avete bisogno del pronto soccorso ginecologico il sabato o la domenica o durante qualche festività sappiate che verrete rimbalzati fuori e spediti nella vicinissima Cremona perché, dopo la chiusura, nessun ginecologo è di turno. Che se una è incinta con perdite magari gravi, o se ha dolori forti o per qualsiasi altra cosa è davvero fantastico doversi fare 40 minuti di strada per potersi curare, vero? Un grande applauso, bravi!”.

In verità c’è sempre una reperibilità, spetta al medico del Pronto Soccorso valutare se recuperare il reperibile o predisporre l’invio a Cremona. Ma cambia poco, perché comunque la strada dell’invio a Cremona resta la più percorribile e quella che in definitiva viene scelta se c’è bisogno. Stesso discorso (solo reperibilità) nella fascia oraria dalle 20 alle 8 del mattino.

E’ solo uno dei volti del disagio. Una delle segnalazioni degli ultimi mesi. Storie di disagio, di rabbia, di vita se ne sono lette e dette tante: sono storie che restano – grida – che non cambiano nulla. Che non riaccendono niente. Neppure la speranza.

N.C.

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