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Due Juke Box, il karaoke
e a Casalbellotto rivivono i mitici
anni '60 della musica italiana

Per rendere davvero vintage l’atmosfera e consentire al tuffo nel passato di non essere soltanto virtuale o mnemonico, ecco vinili e soprattutto due Juke Box, quelli da 200 lire 1 play, come riporta la targhetta tuttora intatta. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CASALBELLOTTO (CASALMAGGIORE) – C’è chi ha l’ugola più intonata e chi magari meno, ma l’importante per tutti, giovani di ieri e di oggi, è divertirsi. E vivere una serata diversa da tutte le altre, come Giuseppe Magni, presidente dell’associazione Quattrocase è viva, ha rimarcato in apertura “un evento così a Casalmaggiore non c’è mai stato”.

Una novità sia come collaborazione, dato che la serata si è tenuta a Casalbellotto e ha visto, rappresentata da Giovanna Giamei, l’assistenza concreta e organizzativa dell’associazione Casalbellotto Insieme; sia come tipologia di evento. Un tuffo nei mitici anni ’60, quando in Italia il cantautorato nasceva e prendeva il sopravvento, forte anche degli esempi arrivati in quegli anni (forse musicalmente irripetibili) dall’America e dal resto d’Europa.

Per rendere davvero vintage l’atmosfera e consentire al tuffo nel passato di non essere soltanto virtuale o mnemonico, ecco vinili e soprattutto due Juke Box, quelli da 200 lire 1 play, come riporta la targhetta tuttora intatta. Un Seborg e un Rock-ola, entrambi del 1966, forniti da Carlo Rosa. Molto particolare l’accostamento tra queste macchine d’epoca che ancora oggi osserviamo con nostalgia e ammirazione e il karaoke, che è invece un’invenzione successiva o se preferite senza tempo. Dal medley di strumenti al medley di canzoni, quelle sì con una regola ferrea di base: non uscire mai troppo dal seminato dei ’60.

Presentata da Ennio Franchi e Ilaria Nesi, che hanno ovviamente prestato la voce rompendo il ghiaccio, la serata ha raccolto 120 partecipanti nella sala dell’oratorio di Casalbellotto, e una quindicina di cantanti. Molti di più i successi proposti, tanto che basta scorrere le proposte sulla vetrina dei Juke Box per farsi una cultura musicale di quell’epoca d’oro. Una consolle e una tastiera già moderni aiutano a rendere il suono un po’ più chiaro, anche se il fruscio tipico dell’età che fonicamente avanza non stona, a dire il vero, tanto che il raffronto, più che ingeneroso, sembra ispiratore.

Il Juke Box, alla volte, diventa un gioco, perché risponde ai quiz posti al pubblico che, partito in sordina e un po’ legato, via via si scioglie e partecipa. Proprio come volevano gli organizzatori. In una serata di febbraio del 2019 che però, guardando anche agli spunti proposti dai ritagli di giornale appesi alle pareti, somigliava molto, viaggiando su un’ideale macchina del tempo, a un momento di divertimento e spensieratezza di 50-60 anni fa…

Giovanni Gardani

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