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Il ponte Casalmaggiore-Colorno
e la "grana" sensori. Antonini
(TPT): "Cosa si sta aspettando?"

La questione, già sollevata diverse volte dal Comitato e dallo stesso avvocato Antonini, è stata rimarcata esattamente un mese fa in una lettera inviata alla Provincia di Parma. “Ma nessuno ci ha risposto, per il momento, e il tempo passa”.

CASALMAGGIORE – Il paragone più azzeccato lo disegna, a conti fatti, Paolo Antonini, presidente del Comitato Treno Ponte Tangenziale: “E’ un po’ come se un muratore costruisse una casa, lasciasse lo spazio per le prese elettriche, e poi l’elettricista non passasse a completare il lavoro: la casa sarebbe in pratica inagibile o comunque non completa”. La questione del ponte di Casalmaggiore-Colorno non è molto differente: il Comitato, infatti, manifesta una preoccupazione che non è certo dell’ultima ora e che non va sottovalutata.

Perché il ponte sia aperto bastano i lavori, perché sia però funzionale, ossia possa essere percorso dal traffico di auto e mezzi a motore, servono – da bando – alcuni sensori che possano controllare la sua stabilità. La questione, già sollevata diverse volte dal Comitato e dallo stesso avvocato Antonini, è stata rimarcata esattamente un mese fa in una lettera inviata alla Provincia di Parma. “Ma nessuno ci ha risposto, per il momento, e il tempo passa” spiega Antonini.

E’ preoccupato il Comitato, e non fa nulla per nasconderlo. Il paradosso verso il quale si rischia di andare, infatti, è di avere lavori regolarmente realizzati entro l’inizio di giugno, da cronoprogramma più volte rimarcato, con tanto di foto, dalla Provincia di Parma, ma di non avere poi quei sensori che renderebbero agibile la stessa infrastruttura. Un ponte aperto ma chiuso al traffico: dopo quasi due anni di attesa – tanto sarà passato a giugno 2019, tenendo conto che il ponte ha chiuso a settembre 2017 – sarebbe una beffa clamorosa.

In realtà il bando per quanto concerne i sensori non porterebbe a cifre esorbitanti: nulla a che vedere con gli oltre 3 milioni di euro per la sistemazione del ponte, per capirsi. “Ma anche se fossero soltanto 10 o 30mila euro – precisa Antonini – il rischio sarebbe lo stesso: perché qualsiasi azienda potrebbe poi fare ricorso e allungare i tempi. E perché ci è stato detto che si andrà tramite bando e non tramite affidamento diretto”. Insomma, meglio muoversi – già doveva essere fatto – e dare un segnale di vita pure in questa direzione. Il silenzio è probabilmente il maggiore nemico. E il tempo che scorre inesorabile è suo alleato.

G.G.

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