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Ponte, perché la "polemica
dei sensori" non è sterile
E perché si poteva agire prima...

D’accordo il cronoprogramma che procede bene e al passo con i testi stabiliti, d’accordo le operazioni - registrate mercoledì mattina in esclusiva dentro il cantiere - ma perché, una volta tanto, non giocare d’anticipo? GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CASALMAGGIORE – La risposta, piccata, della Provincia di Parma, non si è fatta attendere. E va riconosciuto a Diego Rossi, presidente dell’ente amministrativo ducale da qualche mese, di essersi interessato alla questione del ponte di Casalmaggiore-Colorno più che il suo predecessore Filippo Fritelli, il quale – dopo avere presenziato alla prima conferenza stampa a settembre 2017 – non si è più visto per tutti gli altri appuntamenti.

Tuttavia una riflessione è corretta: quando Diego Rossi parla di polemica sterile, citando ad esempio la questione sollevata dal Comitato Treno Ponte Tangenziale con il presidente Paolo Antonini legata al bando mancante sui sensori al ponte, probabilmente commette un errore. Perché proprio da quella polemica è emerso apertamente un elemento che, sin qui, era rimasto tra le righe e mai era stato precisato con forza e con chiarezza: i sensori, cioè, non sono indispensabili per riaprire il ponte. E il progetto, che prevede quei sensori, li prevede appunto a lungo termine. Ergo, il bando può attendere e questi strumenti possono essere installati in un tempo successivo rispetto alla riapertura del ponte previsto nella prima metà di giugno.

Questa è decisamente una buona notizia, che rassicura non poco chi pensava che i sensori fossero invece uno strumento indispensabile per consentire il passaggio di mezzi e traffico sull’infrastruttura. Meglio così, dunque, ma non si dica che la polemica è sterile, perché – come visto – a forza di insistere una risposta sin qui rimasta tra parentesi è emersa in tutta la sua evidenza.

Dopo di che vi è anche una riflessione legata all’utilità delle tempistiche, per così dire: il ponte, quando riaprirà a giugno 2019, lo farà dopo un anno e nove mesi di chiusura. Il ponte, infatti, è chiuso al traffico dallo scorso 7 settembre 2017. A questo punto, tenendo conto che il bando per i sensori non è così gravoso economicamente – non come quello da oltre 3 milioni di euro per i lavori al ponte – perché non si è pensato, per una volta, di sfruttare questi tempi morti per indirlo e farlo partire? Certo, i sensori non saranno indispensabili, ma averli a disposizione sin dal primo giorno di riapertura sarebbe stato una buona cosa, non trovate?

Anche perché le eventuali anomalie, le oscillazioni e gli eventuali problemi statici si potrebbero notare – incrociamo le dita e speriamo di no – sin dal primo giorno, senza attendere settimane o mesi. Dunque, d’accordo il cronoprogramma che procede bene e al passo con i testi stabiliti, d’accordo le operazioni – registrate mercoledì mattina in esclusiva proprio sul ponte e dentro il cantiere – ma perché, una volta tanto, non giocare d’anticipo, dopo un’attesa – e qualche inevitabile ritardo – così lunga?

Giovanni Gardani

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