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Fiume Po contaminato
da Pfas, Arpa Veneto
lancia l'allarme

Gli effetti di questo inquinante sull’organismo non sono ancora certi, ma diversi studi riscontrano un aumento di livelli di colesterolo nel sangue e di acido urico, e possibile aumentato rischio di ipertensione.

Contaminazione da c6o4, Pfas (sostanze perfluoro alchiliche, ossia tensioattivi utilizzati in diversi processi industriali) di nuova generazione, nelle acque del Po. A lanciare l’allarme è Luca Zaia, governatore della Regione Veneto, dove già si sono registrati diversi casi di avvelenamento. Il dato proviene dall’Arpav, che ha effettuato dei campionamenti delle acque del fiume. Ma c’è di più: secondo le conclusioni dell’azienda regionale veneta, il composto quasi sicuramente deriva dalle regioni del bacino padano a monte idraulico delle prese in cui è stata ritrovata la sostanza con una concentrazione di circa 80 nanogrammi/litro.

La stazione di rilevamento è ubicata in prossimità di Castelmassa, al confine con Lombardia ed Emilia. Si tratta di una sostanza poco utilizzata e di nuova generazione, tanto che Arpav ipotizza che a monte possano esserci importanti fonti di inquinamento. “Questa è la conferma che la questione Pfas interessa tutto il Paese, è una primaria questione ambientale nazionale”, sottolinea Zaia. La Regione Veneto ha quindi predisposto una segnalazione alle Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte, in modo che vengano effettuati gli opportuni controlli per capire quale sia la fonte dell’inquinamento.

Non essendovi limiti europei e nazionali per l’uso di queste sostanze, per motivi precauzionali il gestore della rete idropotabile Acque Venete ha già ordinato nuove batterie di filtri.
“E’ necessario che il Governo, come ha già fatto il Veneto da tempo, intervenga fermamente, ponendo limiti zero. Invitiamo, quindi, il Ministero dell’Ambiente a muoversi sulla linea già tracciata dalla nostra Regione, agendo il più rapidamente possibile” sottolinea Zaia. Gli effetti di questo inquinante sull’organismo non sono ancora certi, ma diversi studi riscontrano un aumento di livelli di colesterolo nel sangue e di acido urico, e possibile aumentato rischio di ipertensione.

LaBos

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