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Il Parlamento Europeo
conquistato dal bio Casalasco
Viadanese: "Ecco cosa chiediamo"

La richiesta più importante di tutte è stata quella di inserire il biologico nel primo pilastro della PAC, Politica Agricola Comune, che nell’ultimo mandato ha inciso per il 39% sul bilancio complessivo europeo.

STRASBURGO – Immaginate gli europarlamentari da tutto il Continente, che chiudono i cinque anni di mandato e banchettano con lambrusco della Corte Pagliare Verdieri di Commessaggio, luadèl e sbrisolona della Panetteria Il Cesto di Pomponesco e ancora mostarda di meloni antichi e salse di verdure dell’azienda Cà Vecchia di Valle di Casalmaggiore. Immaginatelo ma nemmeno troppo, perché tutto questo è accaduto realmente soltanto pochi giorni fa. Sono stati due giorni intensi, quelli vissuti dal Distretto Biologico Casalasco-Viadanese e dalla Condotta Slow Food Oglio Po a Strasburgo, in Francia, sede del Parlamento Europeo, il 17 e 18 aprile. A portare le istanze del comprensorio sono stati Mimma Vignoli con la figlia Nora Pini, Valter Cavalli col figlio Lorenzo, Mentore Negri con la figlia Giada, Ornella Campanini e Roberto Marchini, accolti dall’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Eleonora Evi e dai rappresentanti (sempre 5 Stelle) sul territorio per le province di Cremona, Mantova, Lodi e Pavia Marco Degli Angeli, Andrea Fiasconaro e Simone Verni.

Non sono state poche le richieste dei rappresentanti del Distretto Bio e della Condotta Slow Food, che hanno pure partecipato alla plenaria di chiusura di cinque anni di mandato del Parlamento Europeo (le prossime elezioni saranno il 26 maggio, come noto). La più importante di tutte è stata quella di inserire il biologico nel primo pilastro della PAC, Politica Agricola Comune, che nell’ultimo mandato ha inciso per il 39% sul bilancio complessivo europeo. Riuscire a inserire l’agricoltura biologica all’interno di questo documento significherebbe avere a disposizione ancora più fondi nei prossimi cinque anni.

Chi ha rappresentato la nostra agricoltura bio, però, ha chiesto anche di snellire la burocrazia con la quale spesso gli agricoltori stessi si scontrano. Nora Pini ha spiegato che l’agricoltura in Pianura Padana è storicamente molto intensiva e dunque a forte impatto ambientale. L’obiettivo, è stato spiegato da Evi e da altri europarlamentari, che hanno ascoltato la disquisizione di Pini, è di arrivare per step ad una agricoltura a impatto zero sull’ambiente, che non è esattamente sinonimo di biologico al 100% ma si avvicina molto al concetto. “Abbiamo chiesto anche – riassume Pini – di finanziare la possibilità di realizzare siepi attorno ai campi coltivati, per realizzare un vero e proprio paesaggio che possa aiutare nella produttività prima ancora che dal punto di vista estetico”.

La nuova politica europea si preoccuperà maggiormente – è stato spiegato – di obiettivi da conseguire rispetto al percorso per arrivare agli stessi, il che dovrebbe garantire un aiuto nello snellimento della burocrazia. Intanto un particolare occhio di riguardo verrà riservato alle pratiche e alle tecniche agricole maggiormente smart, in nome però di un vero risparmio energetico e di qualità della materia prima: non uno “smart”, dunque, puramente di facciata. Dal Distretto Bio Casalasco-Viadanese e dalla Condotta Slow Food la richiesta infine di considerare il biologico un vero e proprio, rinnovato, modello di agricoltura, da sostenere per questo motivo con investimenti.

Giovanni Gardani

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