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Religioni (finalmente) in dialogo:
a Casalmaggiore un primo passo
in un Auditorium gremito

“Lo scopo è unirci nonostante le diversità, cercando non solo i punti in comune, ma comprendendo le nostre differenze, e guardando a ciò che può nascere col tempo e con altri incontri come questo” ha spiegato Mahmoud Najib. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CASALMAGGIORE – Sarebbe piaciuta molto a don Paolo Antonini, storico parroco di Casalmaggiore che tra i primi parlò e mise in pratica politiche di integrazione, la serata organizzata in Auditorium Santa Croce dall’associazione Arrahma, con il vicepresidente Omar Pellegri che per primo ha preso la parola spiegandone il significato. “Quello che vogliamo gridare a gran voce è che religioni diverse possono convivere”.

Una serata, moderata dai giornalisti Marco Bazzani e Nazzareno Condina, che poteva anche risultare difficile, considerando la tematica e il momento che a livello mondiale si sta vivendo, e che invece ha avuto una narrazione fluida, nel segno della pace non mielosa, obbligata e fine a se stessa, ma incentrata sul dialogo. Quattro diversi rappresentanti di quattro diverse religioni professate pure a Casalmaggiore hanno preso la parola. Don Claudio Rubagotti, parroco di Casalmaggiore, ha parlato per la religione Cristiana. “Il Cattolicesimo, nella sua storia, è prima di tutto confronto: lo conferma, per esempio, l’arte delle nostre chiese, con i vari stili che si sono parlati nei secoli. Per questo dobbiamo camminare insieme, perché la nostra religione lo prevede nei suoi fondamenti”.

Don Claudio ha citato il Concilio Vaticano II, con il documento del 28 ottobre 1965 che in realtà molti dimenticano, ha detto il parroco, ricordando lo stupore dinnanzi alla recente visita di Papa Francesco al Grande Imam Al-Ahzar, che in realtà dovrebbe rappresentare la normalità. I segnali crudeli che arrivano dal mondo vanno meditati, è stato rimarcato, ricordando però che le religioni non sollecitano le guerre. Queste, anzi, sono frutto dell’uso politico delle religioni. Il Corano, che ha origine unica e come la Bibbia parte da Abramo, non parla soltanto di morte, ma ha passaggi splendidi di vita, ha ricordato Mahmoud Najib, rappresentante della religione islamica. “Lo scopo è unirci nonostante le diversità, cercando non solo i punti in comune, ma comprendendo le nostre differenze, e guardando a ciò che può nascere col tempo e con altri incontri come questo”.

Dio ha cercato il dialogo con tutti, anche con Satana, è stato spiegato. Ora noi siamo qui per fare il primo passo. Dal pastore Antwit e da Abigail, una rappresentante della comunità Protestante, per lo più ghanese, un messaggio di soddisfazione davanti alla platea gremita da 170 persone. “Non abbiamo mai visto così tanta gente seguire un incontro del genere con questo calore: per questo vi diciamo grazie. A volte il concetto di straniero è un po’ labile: io, per esempio, sono straniera? Sono nata qui, non ho memoria della mia terra, come posso sentirmi straniera?”.

Da Sukhpal Singh per la religione Sikh l’invito al confronto: “Se hai un bagaglio di saggezza, ideologia e filosofia, aprilo e condividilo col mondo, dice infatti il fondatore di questa religione, Guru Nanak”. Dai vari gruppi è emersa la volontà di ritrovarsi a breve, perché ogni gruppo da solo può fare qualcosa, ma tutti i gruppi uniti possono fare molto. Infine l’intervento della politica. Da Vanni Leoni, vicesindaco, l’invito al rispetto dei regolamenti (probabile il riferimento alla questione Moschea in via Marzabotto, approdata anche al Tar) e la massima attenzione a un fenomeno, quello del multiculturalismo, e a problematiche che sono cambiate rispetto a 20 anni fa, così come è migliorato lo studio delle stesse. Da Fabrizio Vappina, candidato sindaco, l’invito a seguire il Magistero della Chiesa in serate come questa, che contengono il germe del futuro, seguendo l’esempio di don Paolo Antonini, appunto, considerato un Profeta, e non volendo nessuna super-religione, ma l’ascolto e il dialogo tra diverse religioni con l’appello di don Claudio ad ascoltare, di Najib ad accettare, di Singh a confrontarsi e infine di Antwit ad avere più voglia di vivere assieme.

Giovanni Gardani

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