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Una Babele che alla fine unisce:
applausi per lo spettacolo dei
ragazzi del Romani e di Loznica

Per celebrare un gemellaggio ci sono vari modi: a Casalmaggiore in Teatro Comunale si è scelto quello del palcoscenico, dopo annate spese in viaggi di istruzione, visite istituzionali e volontà di conoscenza prima di tutto. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CASALMAGGIORE – Un percorso culturale che ha unito due nazioni, due licei e una ventina di studenti. Due città, prima di tutto, Casalmaggiore e Loznica, in Serbia, strette da anni in un gemellaggio passato soprattutto dalla scuola, oltre che dalla figura mai dimenticata di Umberto Chiarini, ambientalista di Fossacaprara che per primo creò questo ponte con i Balcani dalla Pianura Padana.

Per celebrare un gemellaggio ci sono vari modi: a Casalmaggiore in Teatro Comunale si è scelto quello del palcoscenico, dopo annate spese in viaggi di istruzione, visite istituzionali e volontà di conoscenza prima di tutto. Giusy Rosato, la professoressa che ha presentato lo spettacolo “Un sentiero nella polvere. Frammenti da Babele” ha così avuto modo, in avvio, di ringraziare parecchie persone: dalla regista della rappresentazione Elisa Zanolla, alla dirigente scolastica Luisa Caterina Maria Spedini, all’amministrazione comunale per il supporto alle proposte, al direttore artistico del teatro Giuseppe Romanetti per la concessione dello spazio.

Una collaborazione che, come detto, parte da lontano, con il professore Antonino Montalbano citato assieme ai docenti che negli anni si sono avvicendati per perpetuare questo gemellaggio, con la figura instancabile del docente Danzio Soragni, sempre presente in questi quindici anni, e ovviamente di Damiano Chiarini, figlio di Umberto. “Umberto Chiarini – è stato detto dal palco – ha sempre dimostrato spiccata sensibilità per la Natura e l’Uomo, e chi ora ne segue con passione, impegno concreto e dedizione le orme, il figlio Damiano, ha la speranza che il “ponte con la Serbia” continui ad essere per ciascuno di noi un andare oltre, un superare ristrettezze, difficoltà, limiti, ostacoli, affidando ad esso sogni, speranze, progetti”.

La rappresentazione legata allo scambio culturale con il Liceo Vuk Karadzic di Loznica era già andato in scena proprio nella cittadina serba con gli alunni e colleghi del liceo locale lo scorso 4 aprile. Stavolta a Casalmaggiore si è avuto uno sviluppo e ampliamento, partendo dalla canzone “Caos” di Levante, che rappresenta in modo ideale, come incipit, la confusione creata biblicamente a Babele, quando le voci del mondo sono nate, entrando subito in conflitto.

Da qui uno spettacolo multilingue ma anche multidiscplinare con la certezza che, per riprendere una parte significativa della messa in scena, è proprio della natura umana il bisogno di cambiamento, di rinnovarsi, di mettersi alla prova, di superare i propri limiti… Un salto temporale all’indietro fino a quando il primo uomo aprì la bocca per urlare la strofa di apertura del Canto del Mondo: “Io sono”. Un messaggio per non smarrire identità locale, regionale, nazionale, sovranazionale, riuscendo però a fare sì che dal particolarismo delle nostre comunità locali si possa davvero passare, capendola e apprezzandola, alla complessità del ‘villaggio globale’. Come i ragazzi di Loznica e di Casalmaggiore, da quindici anni ormai, hanno imparato a fare.

G.G.

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