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Andrea Devicenzi, il dolore alle
mani e la via Francigena.
L'8 maggio terzo step

"Perché ero abituato ad andare in bicicletta, ed andare in bici è più semplice, o a quegli eventi tipo le competizioni in cui lo sforzo era riservato alla gara. Uno sforzo continuativo con tutto il peso che grava sulle mani è un qualcosa in più"

MARTIGNANA PO – Il palmo delle mani dà ancora fastidio. D’altronde, per chi si regge su stampelle, è lì che grava tutto il peso del corpo. E’ un problema serio, ma un problema come tanti che non scoraggia comunque chi di sfide, dure ed impossibili, ne ha affrontate altre e spesso le ha vinte. Ci vuole coraggio, forza di volontà ed energia, e ci vogliono studi. “Basterebbe sgravare del 20/30% il peso che grava sul palmo della mano – spiega Andrea Devicenzi – per poter fare tante attività”.

Non è un periodo semplice per l’iron man di Martignana Po. Ha iniziato la sfida alla via Francigena ma – proprio per quel dolore – ha dovuto modificarne le tappe, riducendone i tragitti ed aumentandone il numero. Il 1° dicembre lo attende – in un incontro già fissato dalla segreteria Vaticana – il papa all’arrivo a Roma. Sarà in udienza da Francesco. Pellegrino con i pellegrini. Ma alle stimmate non aveva mai pensato. E preferirebbe comunque farne a meno.

L’8 maggio partirà il terzo step del percorso della via Francigena. Quello che lo vedrà percorrere i tragitti da Garlasco a Pavia, da Pavia a Belgioioso, da Belgioioso a Chignolo Po, da Chignolo Po a Calendasco e infine da Calendasco a Montale. Tutti tragitti al di sotto dei 25 km “Perché questo è il limite del mio corpo al momento ed in un’esperienza come questa, che è esperienza di condivisione con altre persone dei tragitti, non posso pensare di dover trascorrere il tempo concentrandomi su come affrontare e vincere il dolore perdendomi il resto”.

Il resto sono le persone con le quali condividere il viaggio, e la strada. Sono i panorami e gli orizzonti, i suoni e la vita. Sono le storie, le sere e le voci. “In fondo la via Francigena è lì da oltre 2000 anni, che ci impieghi qualche tappa in più a concluderla non cambia le cose. Se questa sfida ha un senso, ce l’ha proprio perché è una sfida condivisa con tanti altri. Partiremo in cinque da Garlasco, poi sabato e domenica saremo sicuramente molti di più. Per tutto questo terzo step ci sarà con me Linda La Rosa, casalasca. Ha preparato questo step ed è pronta per farlo, e non essendo una sfida sportiva è fattibile. Non è comunque una passeggiata, perché pensare di fare 8/9 ore al giorno di cammino per cinque giorni di fila non è semplice dal punto di vista soprattutto mentale”.

La via Francigena resta comunque un inno alla bellezza: “Mi avevano parlato del tratto lombardo come un tratto noioso. Non l’ho trovato noioso, tutt’altro. Ho goduto di quello che ho incontrato, dalla campagna alle risaie. Ma il bello di un’esperienza come questa sta proprio nelle persone che incontri e con le quali condividi un pezzo di cammino, condividendone le storie. E’ nelle sere quando ti fermi”.

Resta da affrontare il dolore. Quello profondo alle mani “Perché ero abituato ad andare in bicicletta, ed andare in bici è più semplice, o a quegli eventi tipo le competizioni in cui lo sforzo era riservato alla gara. Uno sforzo continuativo con tutto il peso che grava sulle mani è un qualcosa in più”. Anche su quello però si sta lavorando. Andrea ha molti amici: fisiatri, ingenieri, specialisti con i quali sta studiando soluzioni al problema. Ed Andrea è un ottimista. Sarà l’ennesima sfida da vincere e con l’aiuto dei tanti amici conosciuti per strada si arriverà prima o poi ad una soluzione.

Tante sfide, prima di essere intraprese e vinte, sembravano impossibili. Poi sono state superate. Lo sarà anche questa. Nessun dubbio in merito.

Nazzareno Condina

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