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Torrione 'vivo' e polifunzionale:
il progetto esecutivo a
Roma, ci siamo!

"Siamo soddisfattissimi di tutta questa operazione - ha detto Bongiovanni - e mi piacerebbe essere il sindaco che inaugura un'opera come questa. Quando si riesce a lavorare bene per uno stesso obiettivo i risultati poi sono questi"

CASALMAGGIORE – Un progetto di ampio respiro. Come si suol dire il massimo dal minimo. Il minimo, in questo caso (ma è solo una questione di metratura e non di bellezza) gli spazi a disposizione ed i pesanti vincoli architettonici. Il massimo è un progetto, quello sapientemente curato da un pool di professionisti in ogni dettaglio, a partire dall’architetto Gabriele Pezzini, che coniuga spazi e funzionalità dando vita ad una struttura polifunzionale e aperta, in grado di variare con il tempo l’utilizzo e l’utilità degli spazi stessi.

E’ passato il tempo dei progetti statici, quelli del museo del calcio, o del cinema, o paleontologico che grandi difficoltà avrebbero trovato nell’essere fruibili ed avrebbero fatto della struttura uno spazio rigido e senza probabilmente grande utilità. Si è pensato, come detto a qualcosa di diverso, di dinamico, di speciale. Perché il torrione è speciale, simbolo stesso della città. Ci vorrà del tempo perché i lavori abbiano termine.

Intanto ci sono i soldi, perchè senza quelli poco (o nulla) si sarebbe potuto fare. Tutto partì, lo ricordiamo, da un bando promosso dall’allora Governo Renzi nel maggio 2016: Casalmaggiore e il Casalasco si mossero inviando diverse mail per promuovere appunto il Torrione dell’anno mille (anche se la versione che vediamo adesso è del 1400/1500 come spiegato dallo stesso architetto e studioso Pezzini) di via Vaghi per spingere lo stesso Governo a inserire l’opera in un piano di finanziamenti straordinari legato proprio ai beni culturali e artistici. A fine 2017, poco dopo Natale, la notizia più bella era giunta proprio da Roma: il Torrione, infatti, assieme anche ad altre due strutture in provincia di Cremona, a San Daniele Po e Romanengo, era stato finanziato con 1.5 milioni euro, il totale dell’operazione prevista dal progetto presentato dal comune di Casalmaggiore.

Poi mesi di silenzio. I tempi elefantiaci dell’italica burocrazia. Ad aprile 2018 subito dopo il cambio della guardia a Roma, un Decreto Ministeriale aveva spinto i comuni interessati dai futuri finanziamenti, a presentare la documentazione necessaria per mandare avanti l’iter burocratico e, di certo, anche per confermare l’attenzione ancora attuale dei vari comuni per i progetti presentati quasi due anni prima. A metà dicembre 2018 poi, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la richiesta ai comuni affinché facessero pervenire a Roma al Ministero dei Beni Culturali i progetti – che da definitivi avrebbero dovuto divenire esecutivi – entro sei mesi. E così arriviamo ai giorni nostri.

Non si creda sia stato un lavoro semplicissimo. Intanto lo studio ed il lavoro si è avvalso di numerosi professionisti che si sono occupati ognuno di qualcosa. Una sorta di puzzle con tante tessere che hanno dovuto integrarsi alla perfezione. Artefici di tutto questo, oltre agli imput degli assessori alla partita Giovanni Leoni (Lavori pubblici) e Pamela Carena (Cultura), Daniele Mazzini per la parte strutturale, Ivano Ferrari per l’antincendio e l’impianto termico, Daniele Sartori per gli impianti elettrici, Laura Cortellazzi per la sicurezza, Enrico Rossi e Fiorella Diana. “Vista l’importanza dell’intervento – ha spiegato il vice sindaco Leoni – e visto il dettato di quello che era il bando, le modalità ed i tempi da rispettare per non rischiare di essere esclusi dal finanziamento perchè in questi casi quando si tratta di finanziamenti di questo livello la virgola fa difetto. Lo sbagliare qualche minimo dettaglio avrebbe potuto significare l’esclusione pur essendo già stati riconosciuti i fondi. Abbiamo fatto un briefing tra sindaco, vice sindaco, assessore alla cultura ed ufficio tecnico, ci siamo confrontati ed abbiamo esaminato tutti i particolari perché non potevamo non avere il controllo assoluto. Abbiamo deciso di gestire tutto tramite il nostro ufficio tecnico per avere il pieno controllo, avendo noi il controllo delle professionalità esterne e beneficiando delle professionalità interne. Grazie al lavoro che era stato fatto dall’assessore Carena quando si era cercato di accedere al bando di fondazione Cariplo avevamo già avuto la possibilità di conoscere la professionalità dell’architetto Pezzini, grandissimo appassionato di recupero, di grande valore. Altro elemento importante è che confrontandoci con il dottor Barucca ed il dottor Corradini della soprintendenza abbiamo condiviso per non rischiare problemi magari facendoci approvare il progetto a Roma e poi avendo in seguito problemi con la soprintendenza, siamo partiti subito dalla collaborazione con la soprintendenza. Momenti di lavori veri a Mantova in un confronto costruttivo. Si è ottenuto dunque un risultato già condiviso con la Soprintendenza. Abbiamo colto l’occasione grazie all’ingegner Rossi di recuperare quello che mancava. Un altro elemento vincolante è infatti il vincolo storico, che tutti danno per scontato, ma per evitare rischi abbiamo attivato una procedura parallela per ottenere da Milano il riconoscimento del vincolo storico e lo abbiamo ottenuto”.

“Non ci siamo volutamente – ha spiegato l’assessore Carena – soffermati su come impostare l’interno perchè abbiamo puntato sulla versatilità, pensando che questo possa rimanere uno spazio vivo e frequentato, e non uno spazio chiuso e visitabile solo in poche occasioni. L’idea è quella di uno spazio attivo”.

Poi è stato lo stesso architetto Pezzini a spiegare. Dopo una breve digressione storica in cui è stata messa in evidenza una porta d’accesso (ancora visibile dietro ai cartelloni della muraglia e che diverrà l’accesso principale all’intera struttura). Da una foto di quando era ancora carcere (una vecchia foto recuperata) si è partiti con la soprintendenza per elaborare il progetto. “Si è partiti da una situazione di degrado estremo e di forte abbandono. Siamo passati da una fase di visione generale ad una fase di quello che diventerà la struttura”.

Un rendering dinamico, e la possibilità di una visita virtuale hanno chiarito quello che diventerà la struttura. Un ottimo cicerone ha spiegato tutti gli spazi. “Le strutture offriranno diversi tipi di utilizzo. Il torrione ha un primo piano facilmente accessibile, un secondo più vincolato agli accessi. E’ un’intervento di tipo conservativo. Grande attenzione all’esistente, grande attenzione alla ripulitura e alla pulizia di quel che c’è, la dotazione degli impianti necessari e la flessibilitè”.

Passerà ancora un po’ di tempo, il progetto andrà all’ufficio di presidenza del Consiglio dei Ministri dove verrà esaminato. Quando ci sarà il via, e ci saranno in solido i soldi, partiranno i bandi. Sarà una gara a procedura aperta. Dopo l’assegnazione dei lavori da quando partirà il cantiere ci vorrà circa un anno per vedere inaugurata l’opera.

Grande soddisfazione da parte di tutti, del sindaco in primis che ha colto l’occasione per ricordare l’importante lavoro di tutto il suo gruppo, a partire dagli assessori alla partita e dai tecnici comunali, ricordando altresì che i grandi lavori hanno necessità di tempi lunghi che spesso non si esauriscono con un mandato amministrativo. “Siamo soddisfattissimi di tutta questa operazione – ha detto al termine della conferenza stampa Bongiovanni – e mi piacerebbe essere il sindaco che inaugura un’opera come questa. Quando si riesce a lavorare bene per uno stesso obiettivo i risultati poi sono questi”.

Il risultato sarà una parte della città, di rara bellezza, difficile da modulare ed oggettivamente complessa da pensare finalizzata a qualcosa di statico, recuperata in toto è riempita ‘di vita’. Di giovani, di visitatori, di persone che ne godranno appieno la specificità. Resta la parte legata alla Chiesetta di San Rocco, ma anche per quella potrebbero esserci in futuro novità. Purtroppo dipendono da enti con tempi ancor più elefantiaci, ma qualche buona novella potrebbe esserci anche per la facciata di San Rocco, in attesa di qualcosa di più.

In tanti ci avevano provato in passato – senza peraltro portare a casa mai nulla – e adesso, grazie ai soldi di un governo di sinistra e ad un progetto davvero straordinario, dinamico e funzionale, uno spazio che dell’antico conserva il senso degli spazi e la storicità e nel moderno trova rispetto del luogo e fruibilità (lo abbiamo vissuto anche con un visore tridimensionale muovendoci, non senza una certa sensazione di vertigine, tra gli spazi) di un’amministrazione di centro destra ci siamo quasi.

A ben vedere un messaggio universale, che parte dal passato per arrivare al futuro. Qualche volta, e in un’ottica collaborativa e partecipativa, anche l’impensabile diventa fattibile.

Nazzareno Condina

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