Un commento

Rivarolo Mantovano,
Torre Civica a nuovo: domenica
l'inaugurazione. Ecco tutto l'iter

"L'allestimento documenta il percorso seguito dall'Amministrazione comunale - si legge - per affrontare il restauro strutturale e funzionale della Torre civica, che è solo una parte del più ampio programma di recupero dell'intero Palazzo Pretorio".

RIVAROLO MANTOVANO – Si è tenuta a mezzogiorno di domenica 12 maggio l’inaugurazione della “nuova” Torre Civica di Rivarolo Mantovano in piazza Finzi, completamente ristrutturata. Una inaugurazione bagnata, dopo la correzione “volante” di sabato, quando il numero 6 romano è stato sistemato dopo un primo errore (indicava un 4 anzichè un 6) legato al restauro.

“L’allestimento documenta il percorso seguito dall’Amministrazione comunale – si legge nel documento ufficiale – per affrontare il restauro strutturale e funzionale della Torre civica, che è solo una parte del più ampio programma di recupero dell’intero Palazzo Pretorio. I pannelli che saranno esibiti nel sottoportico della restaurata Torre a partire da domenica 12 maggio documentano un investimento di oltre 400.000 euro che il Comune di Rivarolo Mantovano ha affrontato con risorse proprie e con un contributo della Fondazione CARIPLO di 96.000 euro. Altre risorse (271.000 euro) sono state rese disponibili dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e consentiranno di portare a conclusione il restauro ed il riuso funzionale della Torre. Di seguito le note che corredano i pannelli, nell’allestimento curato da Anna Bottoli, maestra d’arte diplomata all’Accademia di Belle Arti di Ravenna, che sta svolgendo Servizio Civile Nazionale presso il Comune di Rivarolo con lo specifico compito di occuparsi degli aspetti culturali e promozionali gestiti dall’Amministrazione Comunale”.

“Le operazioni di recupero del Palazzo Pretorio – spiegano dall’amministrazione – sono iniziate già nel settembre 2014, quando si sono presi i primi contatti con la Soprintendenza ai Beni architettonici di Brescia per intervenire d’urgenza con la messa in sicurezza dello spazio pubblico prospiciente la Piazza (Via Gonzaga), a seguito dei distacchi di intonaco parietale provenienti dal quadrante dell’orologio e dalle cornici delle finestre al primo piano dell’edificio. Ne è scaturito un rapporto istituzionale che si è dispiegato nei due anni successivi, quando, in ripetuti incontri, svoltisi a Brescia e a Rivarolo, si sono concordate le modalità d’intervento. Il funzionario della Soprintendenza, arch. Claudia Zanlungo, che nell’estate 2015 ha ispezionato il Palazzo e la Torre, verificandone le precarie condizioni conservative, ha convenuto sulla necessità di articolare il programma di restauro per tipologie e per stralci funzionali, optando per la prioritaria messa in sicurezza strutturale e quindi per il restauro con riuso funzionale degli spazi interni. Seguendo queste indicazioni l’Amministrazione ha individuato due figure professionali di rilievo: l’ing. Marco Spezia dello Studio Polaris di Mantova, che ha redatto il progetto di miglioramento strutturale ai fini antisismici, e l’arch. Roberto Vagni dello Studio Archilabo di Mantova che ha curato il progetto di restauro e riuso funzionale. Ne sono seguiti i pareri positivi espressi sui progetti da parte della competente Soprintenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Brescia”.

Il restauro della Torre civica ha seguito un programma documentato nei pannelli espositivi, così sviluppatosi:
– predisposizione del RILIEVO fotografico, diagnostico e geometrico al laser-scanner (incarico Egon srl), dal giugno 2015;
– stesura del PROGETTO di messa in sicurezza strutturale ai fini antisismici (incarico ing. M. Spezia), dal settembre 2015;
– elaborazione del PROGETTO di restauro architettonico e riuso funzionale (incarico arch. R. Vagni), dal novembre 2015;
– allestimento del CANTIERE per la messa in sicurezza strutturale (dal novembre 2017);
– allestimento del CANTIERE per il restauro delle facciate (dal settembre 2018).

“L’obiettivo del miglioramento strutturale – spiegano sempre dal comune – ai fini antisismici è stato perseguito lavorando sugli impalcati dei piani terzo e quarto oltre che in copertura. A tale scopo i nuovi piani di calpestio prevedono una struttura principale a travi metalliche disposte a telaio che realizzano contemporaneamente la “cerchiatura” della scatola muraria e la “tirantatura” delle pareti esterne, a mezzo barre filettate e capochiave disposti negli angoli della Torre. Ogni elemento metallico è stato montato “a secco”, cioè senza saldature, a mezzo “fazzoletti” e bulloni, così come richiesto dalla Soprintendenza. Il restauro architettonico, concordato con la Soprintendenza, ha affrontato il trattamento dell’involucro murario della Torre e l’organizzazione funzionale degli spazi interni, definendone la destinazione d’uso, ivi inclusa la climatizzazione e l’impiantistica elettrica. Giova a tale scopo sottolineare come i livelli interni della Torre restituiti ad un uso collettivo (esclusa quindi la percorrenza pubblica al piano terreno) siano ben quattro, disimpegnati da una scala interna e raggiungibili, oltre che dall’interno del Palazzo Pretorio, anche e direttamente dalla Piazza”.

“Gli spazi interni previsti dal progetto di riuso funzionale – si legge nel progetto – saranno riscaldati e climatizzati da pannelli radiati collocati a parete e disposti in modo da costituire una fodera isolante che alloggia anche le canalizzazioni dell’impianto elettrico. Le macchine dell’impianto idraulico saranno invece collocate nel sottotetto del Palazzo, attiguo alla Torre civica. Le finestre a specchiatura unica, taglio termico ed apertura a vasistas, collocate a chiusura delle arcate dell’altana completano le “dotazioni” dell’involucro murario e realizzano il “belvedere” che qualifica l’ultimo piano della Torre. Al cantiere per la messa in sicurezza strutturale della Torre civica, partito nel novembre 2017, con l’affidamento alla ditta specializzata PROMU di Viterbo, sì è avvicendato quello per il restauro delle facciate e dell’orologio. Le foto esibite nei pannelli allestiti documentano il degrado localizzato dei paramenti murari ed i principali interventi di restauro, con riferimento agli intonati esterni ed agli elementi architettonici e decorativi. Per gli intonati si è reso necessario un primo intervento di idropulitura per rimuovere i depositi dovuti all’inquinamento atmosferico. È seguita la sigillatura dei cretti esistenti ed in alcuni casi, la ricostruzione delle parti mancanti di cornici ed elementi decorativi. Per quanto riguarda i paramenti murari, la condizione di distacco dell’arriccio originario dalle murature sottostanti ha reso necessario l’ancoraggio localizzato degli intonati a mezzo iniezioni di malte. Si è quindi proceduto al loro consolidamento e alla coloritura finale con colori naturali terrosi chiari a base di silicati. I paramenti murari sono stati completati dall’apposizione di 6 nuovi infissi, a specchiatura unica ed apertura a vasistas, collocati a fili interno delle aperture dell’altana”.

“Il restauro e consolidamento della copertura – si legge – ha comportato lo smontaggio del manto in coppi e la rimozione della sottostante ondulina in materiale bituminoso, sostituita da un doppio tavolato in legno. La base perimetrale del padiglione e le linee di displuvio sono state quindi rinforzate da piastre metalliche, fissate alle strutture sottostanti, che hanno realizzato la cerchiatura della copertura ai fini antisismici. In fase di esecuzione ed in accordo con la Soprintendenza, si è reso necessario intervenire anche per mettere in sicurezza il cornicione di gronda, le cui condizioni di fragilità si sono mostrate a pieno solo una volta smontata la copertura. Tra gli elementi aggiuntivi che riguardano la sicurezza va segnalata l’apposizione dei ganci certificati per gli interventi manutentivi e le ispezioni al tetto e alla campana delle ore accessibili dal lucernario. La copertura è stata quindi completata con la stesa della barriera al vapore, la posa di pannelli isolanti, della guaina impermeabilizzante, del manto in coppi, del canale di gronda e dei pluviali in rame”.

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