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Fabio Picchi, lezione all'Ecomuseo:
"Il cibo dev'essere gioia, la politica
aiuti il mondo contadino bio"

Un inno alle gesta umane, come Picchi le ha definite, a partire da quelle legate all’agricoltura, un elogio al sapore non omologato e alla stagionalità, anche al magistero di Papa Francesco, meno della politica. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

SAN MATTEO DELLE CHIAVICHE (VIADANA) – “Diamo un messaggio alla politica, trasversale: siamo molto determinati. Dovete subito defiscalizzare ogni atto contadino”. E’ partito da qui il discorso di Fabio Picchi, chef toscano ospite d’onore alla Festa dell’Ecomuseo a San Matteo delle Chiaviche, all’interno del programma che ha promosso, con una cena e la vendita di diversi prodotti, il presidio Slow Food e quello del biologico Casalasco-Viadanese.

Un inno alle gesta umane, come Picchi le ha definite, a partire da quelle legate all’agricoltura, un elogio al sapore non omologato e alla stagionalità, anche al magistero di Papa Francesco nella sua difesa dell’ambiente, meno della politica, in via trasversale. Tra tanti passaggi da ricordare, ecco un paragone forte, da pugno nello stomaco. “Accettiamo quasi a cuore leggero che mettano la chimica nei nostri campi. Saremmo altrettanto pronti a mettere la testa di un bambino davanti al tubo di scappamento di un’auto?”.

Picchi, introdotto da Nora Pini, Lorenzo Cavalli e Mimma Vignoli del presidio Slow Food Oglio Po, evidenzia con forza, in un altro esempio, la differenza tra il grano che ha subìto processi di azotatura e il grano che ha subìto il processo naturale del carbonio, mantenendo tutta la sua energia. Mangiare bene consente di vivere in un contesto di bontà a 360°, non solo gastronomica. “A chi dice che senza i processi industriali non ci sarebbe cibo per tutti, rispondo che è una fandonia” ha detto Picchi, evidenziando l’importanza delle fonti delle informazioni, sempre da verificare, e come andare a fare spesa sia un atto politico.

Un passaggio poi sulla migrazione del cibo nell’incontro tra popoli e culture in una splendida contaminatio, su scelte che consideriamo scontate – come le fette biscottate date negli ospedali, “che sono zeppate di veleno” ha detto Picchi – e un invito a svegliarsi dal torpore degli ultimi 40 anni, partendo dalle scelte quotidiane che possono fare una grande rivoluzione. Perché “il cibo senza sapore è tristezza. E io non voglio più avere a che fare con la tristezza”.

G.G.

 

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