Commenta

Lo scrittore Fabio Geda
al Romani, "Ogni libro è
uno sguardo, una musica"

Fabio Geda ci ha fatto cogliere il fascino e l’immensa ricchezza del mondo della lettura accanto a quello della scrittura: l’incanto del libro. Una pagina bianca ... e un mondo viene creato! Un romanzo è un’immersione

CASALMAGGIORE – Due ore dense, intense, ricche di spunti di riflessione, suggestioni letterarie e più ampiamente culturali quelle donate la mattina di sabato 18 maggio nell’Aula Magna dallo scrittore Fabio Geda ad un folto pubblico di alunni e docenti dell’IIS “G. Romani” di Casalmaggiore.

La Dirigente Scolastica, prof.ssa Luisa Caterina Maria Spedini, ha dato il benvenuto allo scrittore torinese, ringraziandolo per la pronta disponibilità ad accogliere l’invito ad incontrare giovani in formazione, “fratelli” di quei tanti giovani che incrocia quotidianamente sui suoi sentieri e di cui conosce a fondo limiti e virtù, qualità e debolezze. E’ stato rivolto un saluto anche da Paolo Segalla, responsabile della Comunità educativa Senghor di Vicoboneghisio.

Il pubblico, costituito proprio dagli alunni e dalle classi che hanno partecipato al concorso letterario Senghor sull’identità nell’età giovanile – cui tale incontro è risultato strettamente correlato – si lasciava via via colpire, emozionare, trasportare dentro un vissuto carico di sentimento, sensibilità, profondità. Fabio Geda, ripercorrendo la sua esperienza di educatore presso una comunità di giovani “fragili”, ha dimostrato quanto lavoro e vita siano intimamente legati, intrecciati, armonizzati. L’incontro è stato moderato dal prof. Stefano Prandini, in un armonico alternarsi di domande dirette all’Autore da parte sua, da parte degli alunni, che si sono dimostrati particolarmente interessati e partecipi, e spazi di analisi e commenti sulla lettura e la scrittura in relazione anche alle altre forme di arte quali cinema e musica.

Libertà e pericolo: due termini astratti, due parole apparentemente evanescenti, due concetti per significare l’essenza di ciascuno di noi, indipendentemente dall’età.
Figli/genitori, discenti/docenti, adolescenti/educatori: nei diversi ruoli assolti, nelle plurime figure ricoperte ricorrono, tuttavia, costanti degli elementi che ci accomunano nella nostra fragilità di essere umani così come nella bellezza del desiderio, nella scoperta del sé e dell’altro da sé, nella ricerca di fili per sbrigliarsi dal labirinto della vita.

Il primo rapporto di Fabio Geda con le storie è legato al nonno e al suo fluire di emozioni e commozione nell’ordire un racconto orale intorno ai difficili anni della Seconda Guerra Mondiale. I suoi libri sono il frutto del racconto di storie vere: un ascolto attivo, partecipato con forte empatia e poi interiorizzato, rielaborato e tradotto in scrittura viva.

Lo scrittore riceve da altri le loro storie, come dai ragazzi in comunità, quelle stesse anime che non riuscivano a raccontarle a loro stessi. “Siamo, infatti, bravissimi a mentirci quando raccontiamo la nostra storia a noi stessi”. Abbiamo bisogno poi che qualcun altro la riceva, la pulisca, la lucidi e la metta in ordine, per poi farcela riconsegnare per leggerla epurata.

Fabio Geda ci ha fatto cogliere il fascino e l’immensa ricchezza del mondo della lettura accanto a quello della scrittura: l’incanto del libro. Una pagina bianca … e un mondo viene creato! Un romanzo è un’immersione nella complessità della vita.

Bisogna attivare la storia leggendola. Se non procediamo nella lettura, la storia resta lì inerte, ferma, bloccata; non procede, a differenza di un film, che invece prosegue anche se dovessimo addormentarci durante la visione.

Per Geda i libri sono come delle finestre, sia come lettore che come scrittore. Sceglie una finestra da cui affacciarsi, per abitare con la sua vita quel mondo narrativo.
E per lo stile? Lo stile cambia di libro in libro. Le storie chiamano una lingua e lo scrittore cerca di intuirla.

“Ogni libro è uno sguardo, una musica. A volte bastano solo tastiere; altre sono necessarie chitarra e voce”: ogni volta si creano atmosfere che la lingua deve evocare, e ogni libro si porta dietro accorgimenti tecnici mirati a crearle. Scrivere è come costruire scene di un film.

Nella letteratura, però, non si ha la colonna sonora, diversamente dal film. Tutto è puntato sul suono delle parole. Bisogna giocare su questo: pause, spazi bianchi, punteggiatura. Ciò che importa è come si mettano insieme le parole, tendendo alla loro musicalità. E, leggendo i romanzi di Fabio Geda – come, ad esempio, Nel mare ci sono i coccodrilli, L’estate alla fine del secolo, Anime scalze – si vivono davvero momenti sonori nel testo: il fluire del linguaggio è elemento di un insieme come è la Vita.

Se leggere vuol dire immergersi nella complessità della vita, allora la lettura può essere anche un modo per aumentare la consapevolezza del sé: capire da dove si è partiti per comprendere dove si sta andando.

Così potremo finalmente “risalire il fiume fino alla sorgente”.

redazione@oglioponews.it

© Riproduzione riservata
Commenti