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Tari più bassa per chi offre
le eccedenze alimentari ai
bisognosi: la proposta di Piloni (PD)

“Trattandosi del 50% dei rifiuti solidi urbani, i rifiuti organici rappresentano un ruolo chiave per il riciclo e per l’economia circolare – aggiunge – quindi è evidente che sottrarre le eccedenze di cibo al ciclo dei rifiuti significa ridurne l'impatto dello smaltimento”.

MILANO – “Anche combattere lo spreco alimentare è un modo per diminuire i costi di smaltimento dei rifiuti organici e aiutare l’ambiente” dice il consigliere regionale del PD Matteo Piloni, primo firmatario dell’ordine del giorno approvato nei giorni scorsi dal consiglio regionale durante la discussione dell’assestamento al bilancio, con cui si impegna la Giunta a prevedere incentivi per quei Comuni che ridurranno la Tari agli esercizi commerciali che offrono a titolo gratuito le eccedenze alimentari derivanti dalla propria attività, direttamente o indirettamente, alle onlus e alle famiglie indigenti.

“In poche parole – spiega Piloni – l’obiettivo della nostra proposta è duplice, in quanto si affronta un tema etico e un tema ambientale che in questo momento rappresenta una vera e propria emergenza, se pensiamo che in Lombardia il dato sulla produzione pro-capite di rifiuti urbani, espresso per il 2017 in 466,9 chilogrammi per abitante, non accenna a diminuire”.

“Trattandosi del 50% dei rifiuti solidi urbani, i rifiuti organici rappresentano un ruolo chiave per il riciclo e per l’economia circolare – aggiunge – quindi è evidente che sottrarre le eccedenze di cibo al ciclo dei rifiuti significa ridurne l’impatto dello smaltimento”.

“E a proposito di emergenza ambientale, ricordo che oggi il nostro Pianeta ha già esaurito le risorse che dovrebbero invece bastargli per l’intero anno – conclude Piloni riferendosi all’Overshoot Day, il giorno dell’anno in cui la nostra domanda di acqua, cibo, fibre, legno e assorbimento di anidride carbonica supera l’ammontare di risorse biologiche che gli ecosistemi della terra sono in grado di rinnovare in un anno, la cosiddetta ‘biocapacità globale’ – Una data che purtroppo arriva sempre prima”.

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