Commenta

Municipia, l'ex sindaco di Cingia
Vigolini: "Tempi maturi per
la fusione, nonostante i tagli"

"I quattro enti attualmente presenti per comuni molto piccoli sono un pachiderma che ha poco senso. Non credo sia un caso che tutte e tre le amministrazioni uscenti non si sono poi ripresentate nell’ultima tornata amministrativa".
Nella foto la precedente giunta di Municipia: nessuno degli amministratori uscenti si è poi ripresentato

CINGIA DE’ BOTTI – Si è leggermente sopita nelle ultime settimane la polemica legata al taglio dei trasferimenti statali destinati alle Fusioni e decisa dal Governo in carica. Una polemica molto forte in particolare a Piadena Drizzona e a Torre dè Picenardi, comuni che si sono fusi a partire dal 2019 e che avevano messo a bilancio determinate risorse, risultate poi inferiori a causa dei tagli governativi.

La vera domanda tuttavia è un’altra: la fusione, a questo punto, conviene davvero? A restarne fermamente convinto è l’ex sindaco di Cingia dè Botti Pierpaolo Vigolini, il quale è stato tra i principali sostenitori di una fusione, quella dei tre comuni dell’Unione Municipia, al momento rimandata per diversi problemi e screzi. Vigolini ha detto la sua, intervenendo in un dibattito social stimolato da Simone Agazzi, ex vicesindaco di Motta Baluffi, comune che – assieme a Cingia e Scandolara Ravara – costituisce l’Unione. Proprio Agazzi, e con lui l’amministrazione di Motta, era stato accusato di avere boicottato e fatto saltare a suo tempo – parliamo di un paio di anni fa – la fusione.

Vigolini, nonostante i tagli, evidenzia come invece questa sia una strada da intraprendere e peraltro ancora possibile. Il suo è un calcolo economico, oltre che legato a ragioni amministrative: “Lo studio di fattibilità – spiega Vigolini – parlava di circa 90.000 euro di risparmio annuo per l’economia di spesa che viene a crearsi nel passaggio da quattro enti – i tre comuni e l’Unione – ad uno, ossia il comune costituito da fusione. Nel frattempo è andato in pensione un impiegato dell’anagrafe; in caso di fusione, con un solo registro anagrafe non sarebbe servito sostituirlo. Poi è andato in pensione un responsabile finanziario; con un bilancio solo invece di quattro non sarebbe servito sostituirlo. Per riservatezza non dichiaro il risparmio che si sarebbe venuto a creare con queste due voci di spesa, ma sommandolo ai 90.000 di cui sopra assicuro che stiamo parlando di una cifra fra i 150.000 e i 200.000 euro all’anno. Servirebbero questi soldi alle nostre tre comunità? Per non parlare della semplificazione amministrativa che, nel passaggio da quattro enti a uno, avrebbe snellito vertiginosamente il lavoro di tutti gli uffici, recuperando risorse, umane in questo caso, per dare ancora più efficienza all’azione amministrativa. Ergo, a mio modesto avviso, la fusione era e rimane un’opportunità, addirittura anche senza contributi statali”.

Insomma, i tagli non contano, almeno nel caso di fusione ancora da attuare: Vigolini comprende cioè la giusta arrabbiatura di Piadena Drizzona e di Torre dè Picenardi per i soldi non entrati in cassa e messi a bilancio, ma resta convinto che la fusione rimanga una strada da intraprendere. “Peraltro – evidenzia – l’Unione è sempre un terno al lotto: mettiamo per assurdo che a Motta vinca Salvini, a Cingia Zingaretti, a Scandolara Grillo. Come farebbero a prendere decisioni in giunta, essendo su linee politiche molto differenti? Per fortuna – conclude Vigolini – i tre nuovi sindaci dell’Unione sembrano abbastanza in sintonia. La fusione è ancora possibile: i quattro enti attualmente presenti per comuni molto piccoli sono un pachiderma che ha poco senso. Non credo sia un caso che tutte e tre le amministrazioni uscenti non si sono poi ripresentate nell’ultima tornata amministrativa”.

Giovanni Gardani

© Riproduzione riservata
Commenti