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Nuovo stemma di Piadena Drizzona,
Priori ribadisce: "Storia rispettata:
la minoranza non sia offensiva"

"Con questo stemma siamo sicuri di poter passare la Commissione Araldica del Consiglio dei Ministri: con lo stemma proposto dopo il concorso di idee avremmo avuto una sonora bocciatura e saremmo dovuti ripartire da capo".
Nella foto a sinistra lo stemma "cassato", a destra quello adottato

PIADENA DRIZZONA – Parla del gonfalone e del nuovo stemma del comune di Piadena Drizzona, il sindaco Matteo Priori, o meglio parte da lì per poi allargare la sua verve polemica ad altri diversi aspetti, rispondendo alla minoranza. “Parto da una regola fondamentale: lo stemma di un comune – spiega il primo cittadino – segue le regole dell’araldica civile, che sono scientifiche e dettate dall’Ufficio di Araldica, che deriva direttamente dal Consiglio dei Ministri. Dunque, per cominciare, è inutile continuare a chiedere una Commissione, perché questa non può imporre le sue idee e cancellare o rivedere linee guida, che sono in realtà ben codificate. Preciso che la Commissione non è un arbitro, come vuole la minoranza: il fatto che esistano una maggioranza che decide e una minoranza che vigila è la base della democrazia, altrimenti entriamo in un sistema antidemocratico”.

L’ex sindaco, oggi consigliere di minoranza, Ivana Cavazzini ha definito l’aquila rappresentativa dell’ex comune di Piadena più simile a un pollo. “Vedo che insiste su questo passaggio, ma è offensivo verso i suoi ex concittadini, dei quali è peraltro stata sindaco. Sugli stemmi araldici dei comuni le figure sono ben precise: Drizzona aveva una torre e un’aquila perché è simbolo imperiale, con la famiglia feudale De-Ho, che aveva un feudo proprio in Drizzona. L’ingegner Rovigatti ha svolto una ricerca notevole su questa vicenda e a Drizzona esiste il monumento di Bernardino De-Ho: Cavazzini dovrebbe rispettare la storia del suo paese e assieme il fatto che nell’Ufficio di Araldica Civica esistono 2-3 tipi di aquile, rappresentate in determinati modi. Basta scorrere il blasonario cremonese – che si trova pure in internet – per scoprire come anche non lontano da qui, con la famiglia Sommi Picenardi, vi fossero aquile rappresentative realizzate in questa maniera: si tratta di un’aquila derivata da quella imperiale ma senza corona”.

Il castello che raggruppa le torri di Piadena e Drizzona rischia di essere un falso storico, ha accusato la minoranza. “Abbiamo in realtà – spiega Priori – una figura che abbraccia i due comuni e li accomuna, come è giusto che sia ora. Peraltro i colori argento e turchese sono riusciti davvero bene. Il castello è unificante, è un abbraccio alla città: la torre centrale è quella di Drizzona, le due laterali sono quelle di Piadena. Anche qui ci sono disegni codificati, non abbiamo inventato nulla. Io quando parlo di comune parlo di cittadini, tutti insieme. E questo stemma li unisce idealmente. Con questo stemma siamo sicuri di poter passare la Commissione Araldica del Consiglio dei Ministri: con lo stemma proposto dopo il concorso di idee avremmo avuto una sonora bocciatura e saremmo dovuti ripartire da capo, non rispettando quanto viene stabilito a Roma e non a Piadena Drizzona”.

Quel concorso di idee non le è proprio andato giù… “Non è questione di mio gusto personale, ma di regole che riguardano le figure e gli smalti, ossia i colori, non rispettati in quello stemma proposto – chiarisce Priori -. Dato che siamo in tema, aggiungo che contro il concorso di idee già vi era stato un ricorso, perché lo stesso non era stato indetto correttamente, dunque avremmo comunque dovuto rifare tutto. Quel concorso, così come il referendum sulla fusione, è stata una finta prova di democrazia: nel referendum, addirittura, hanno proposto tre nomi del nuovo comune praticamente identici. E’ stata una doppia presa in giro su una fusione che, ripeto, andava fatta per incorporazione, così come accaduto a Torre dè Picenardi con Cà d’Andrea. Invece Cavazzini ha preferito cambiare le cose, perché era troppo legata alla poltrona”.

La minoranza contesta però altri aspetti: il fatto di avere privatizzato il pubblico, scegliendo uno studio (Pasquini) in via diretta per realizzare lo stemma e il fatto che non vi fosse urgenza di presentare lo stemma stesso. “L’urgenza c’è perché a Roma chiedono, sui documenti che noi inoltriamo per ricevere determinati fondi, uno stemma ben preciso. Quando allo Studio Pasquini, ci ha fatto un regalo: senza chiedere nulla in cambio ha realizzato il nostro stemma e ce lo ha regalato. E’ il motivo per cui non si trovano atti prima di quelli del consiglio, che ha poi approvato formalmente il tutto”.

Giovanni Gardani

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