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Mab Unesco prima della
Discesa del Po: "Opportunità
da non perdere, ma facciamo rete"

Ambiente, aria, acqua sono tre problemi/tematiche che vanno affrontati e per i quali ciascun territorio deve avere voce in capitolo in una sorta di assemblea plenaria dei comuni interessati dall’area che è stata ipotizzata.

CASALMAGGIORE – E’ stato una sorta di prequel di quella che sarà la nona edizione della Discesa del Po dedicata a Umberto Chiarini (rimandata per maltempo da domenica 8 a domenica 15 settembre), ma soprattutto è stato un incontro a tutto tondo, e capace di coinvolgere territori di più province, per capire cosa comporti l’ottenimento del MAB Unesco per la zona del Po Grande e quali prospettive questo orizzonte lasci intravedere.

Con un monito: in sé l’assegnazione dell’Unesco non è un regalo calato dall’alto, così come non sarebbe giusto aspettarsi che tutto cambi da un giorno all’altro. Tuttavia può essere quella una molla primaria per iniziare una vera rivoluzione legata al fiume. Alla Canottieri Eridanea di Casalmaggiore giovedì erano presenti, al tavolo dei relatori, Ivano Pavesi per il comune di Guastalla, Andrea Virgilio per quello di Cremona, Christian Stocchi per il comune di Colorno, e ancora Alessio Picarelli di Assocanottieri, Andrea Agapito del WWF Italia e Massimo Gibertoni di Legambiente, tra i promotori del MAB Unesco Po Grande. Una sessantina di persone – non mancavano alcuni amministratori e consiglieri di vari comuni – ha assistito al convegno tra il pubblico dopo l’introduzione di Marzio Azzoni, presidente dell’Eridanea, e di Damiano Chiarini, figlio di Umberto, al quale la discesa è dedicata, che ha parlato di ripartenza dalla cultura dell’acqua.

L’obiettivo primario, ha ricordato Pavesi, ma da costruire con tempo e pazienza, è riunire 83 comuni: da questa idea si era partiti nel 2015, tracciando il percorso fatto per arrivare a questo punto. Ambiente, aria, acqua sono tre problemi/tematiche che vanno affrontati e per i quali ciascun territorio deve avere voce in capitolo in una sorta di assemblea plenaria dei comuni interessati dall’area che è stata ipotizzata, coinvolgendo cittadini, associazioni e università: una rete solida, ossia quello che chiede Unesco, per unire le forze.

Virgilio ha ricordato l’opera di Davide Persico, sindaco di San Daniele Po, tra i primi a muoversi in questa direzione, conferma la contaminatio tra settori diversi, tutti interessati dal MAB Unesco, ossia ambiente, turismo, agricoltura e non solo. Tra le speranze, quella di costruire un piano di azione comune con cittadini e associazioni al centro, specie quelle che vivono il fiume, e di fare in modo che l’urbanistica dia sempre maggiore importanza agli elementi naturali. Stocchi ha invitato a guardare al Po non come a un confine, ma come a un abbraccio, dopo avere antropizzato troppo negli anni, perdendo la biodiversità e la matrice culturale legata al Po.

Picarelli ha rimarcato l’aspetto sociale che le cittadine rivierasche possono vantare, con una socialità legata appunto al fiume, mentre Agapito ha sottolineato l’opportunità offerta da questa novità “di gestire le acque con progetti che incidano sulla bontà del corso del fiume”. Da qui l’invito, condiviso da Gibertoni, a recuperare il tempo perduto, con tavoli tematici, analisi serie ed eventi, rimettendo il Po al centro e ispirandosi all’importanza che ha avuto nel passato per guardare al rinnovato futuro del fiume.

G.G.

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