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Dieci anni della Comunità Ghanese
a Casalmaggiore: una messa col
Vescovo di gioia e partecipazione

La messa, con le letture alternate in italiano e in inglese, è stata così un connubio di culture e lingue diverse, accomunate però dalla stessa fede. Con l’esempio del “caffè e latte”, monsignor Napolioni ha aperto la strada a una visione del mondo senza divisioni. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CASALMAGGIORE – E’ stata una festa di una comunità sola: o meglio di due comunità, che però si sono fuse, domenica, rispettando l’una le tradizioni dell’altra con una celebrazione gioiosa e decisamente insolita: la comunità ghanese – che ha festeggiato il decimo anniversario della prima messa, secondo le proprie usanze e il proprio rito, a Casalmaggiore – ha letteralmente conquistato il Duomo casalese e i suoi fedeli.

“Non sarà una celebrazione breve” ha subito avvertito il Vescovo di Cremona Antonio Napolioni, che ha officiato assieme a molti sacerdoti casalesi e cremonesi, in primis il parroco don Claudio Rubagotti, e ovviamente ai cappellani che in questi dieci anni hanno guidato la comunità ghanese, ossia Prince Ampong, attuale guida, e i suoi predecessori Samuel Owusu Piesie e Felix Balfour Gyawu. Erano presenti anche sacerdoti che non operano più a Casalmaggiore, come don Mario Martinengo, che però nel 2009, dieci anni fa appunto, ha aiutato la comunità proveniente dal paese africano a integrarsi, a partire dalla possibilità offerta di celebrare la messa secondo la propria tradizione coloratissima e “musicale”. Tra le persone che più hanno aiutato la comunità ghanese vi è Donata Toscani, che ha insegnato a molti di loro la lingua italiana, contribuendo all’integrazione.

Una celebrazione breve, in effetti, non è stata, ma il tempo è letteralmente volato via, scandito dai canti del Ghana Union Choir e dal Coro Joy Voices di Casalmaggiore col maestro Abele Zani, senza dimenticare gli organisti Peter Ompong e Marco Vezzosi. La messa, con le letture alternate in italiano e in inglese, è stata così un connubio di culture e lingue diverse, accomunate però dalla stessa fede, quella Cristiana. Con l’esempio del “caffè e latte” durante la sua omelia, monsignor Napolioni ha aperto la strada a una visione del mondo senza divisioni, passando dalla lettura integrale della parabola del Figliol Prodigo. “Basta con il “prima noi”, basta con “il mio popolo e la mia nazione”: è giusto essere orgogliosi delle tradizioni, ma non fare degli altri popoli il nemico”. Tra i momenti più significativi, quello dell’offertorio, quando secondo il rito della comunità ghanese è il fedele ad andare all’altare e non tocca dunque a un volontario, come accade invece nella celebrazione più “tradizionale”, passare tra i banchi per raccogliere l’offerta.

La comunità ghanese, salutata per il comune dalla presenza del vicesindaco Vanni Leoni, era sorta come una costola dalla comunità di Reggio Emilia, e tanti sono stati i fedeli giunti proprio da lì, oltre che da Modena: prima del 2009 ogni volta la Santa Messa era celebrata proprio nella città reggiana e così da Casalmaggiore partivano varie automobile la domenica per poter partecipare al momento sacro. Da dieci anni non più così: alle 15 di domenica a San Leonardo la messa della comunità ghanese è una festa per tutti, trasportata per questa domenica – con successo – nella più importante chiesa di Casalmaggiore, il Duomo, nella celebrazione più partecipata di tutte.

Giovanni Gardani

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