Commenta

Vho, nuova vita per il paliotto del
'500 recuperato dopo due anni
di restauro. Il 13 inaugurazione

ben due anni di lavoro ma quel che ne è emerso sono due opere di pregevole fattura, collocate dagli esperti nel '500. Purtroppo mentre il lato di San Pietro era ancora in discrete condizioni, quello raffigurante il Cristo risorto era in pessime condizioni

VHO (PIADENA) – Domenica 13 ottobre tornerà a brillare, tra le altre pregevoli opere d’arte della Chiesa di San Pietro in Cattedra del Vho, un paliotto del ‘500 ritrovato e restaurato dallo Studio Manara Perni in due anni di puntiglioso lavoro. Un’opera straordinaria, e non solo per le raffigurazioni, ma per la particolarità. E’ infatti dipinto su entrambi i lati. Da una parte (maggiormente conservato) la raffigurazione di San Pietro in Cattedra, e dall’altra Gesù risorto che esce dal sepolcro.

Singolare e casuale, come ci racconta Calisto Rech, consigliere parrocchiale e – materialmente – colui che ha fatto la scoperta, il ritrovamento. La parte più voluminosa del paliotto faceva parte del tramezzo di un armadio che era conservato in canonica. Due anni fa, mentre si stavano sistemando le stanze, rimuovendo la carta che copriva l’asse di legno che fungeva da ripiano in un armadio, è emersa una raffigurazione. Gli altri pezzi (salvo uno, di cui Rech ricorda le fattezze ma che andò bruciato prima del ritrovamento delle altre parti) sono stati recuperati alla stessa maniera. “Era catalogato nelle note degli inventari parrocchiali – spiega Rech – ma non se ne sapeva nulla. L’ho scoperto per caso, mettendo a posto l’armadio e rimuovendo la carta che lo ricopriva. Un pezzo del paliotto era stato riadattato per farlo stare nell’armadio ed i residui buttati via. Come è andato perduto un pezzo del paliotto che però ricordo di avere visto anni fa. Quel pezzo ricordo pure che andò bruciato”.

Per il restauro ci sono voluti ben due anni di lavoro ma quel che ne è emerso sono due opere di pregevole fattura, collocate dagli esperti nel ‘500. Purtroppo mentre il lato di San Pietro era ancora in discrete condizioni, quello raffigurante il Cristo risorto era in pessime condizioni, deteriorato dal tempo.

La chiesa del Vho è probabilmente tra le più antiche dell’intera provincia cremonese. “La chiesa parrocchiale – prosegue Rech – era collocata sulla Motta fino alla seconda metà del 1600: attorno ad essa sorgeva il più antico agglomerato di case, nucleo originario della comunità civile e religiosa. Nella ‘storia della diocesi di Cremona’, monsignor Gallina indica la chiesa di Santa Maria in Vado (Vho) come la prima sorta nella campagna cremonese (anno 900). Ma di una chiesa dedicata a Maria si parla anche nell’Adelchis Regium diploma, anche se non vi è nessuna prova che la struttura sia la stessa”.

Non vi sono mai stati studi approfonditi relativi alla struttura. Resta, ad accendere un qualche dubbio sull’antichità della precedente struttura, il segno di un coro pentagonale dove ora sorge quello più recente. Un coro che presupporrebbe una datazione vicina all’anno mille. Ma la chiesa del Vho ha un’altra particolarità interessante. “L’antica chiesa non ha mai fatto parte dei possedimenti della curia di Cremona, era dipendente dal monastero di Santa Giulia di Brescia, poiché nel ‘400 i parroci-rettori erano nominati dalla badessa stessa del monastero e non dal vescovo di Cremona, e vi è testimonianza nei diplomi longobardi di una chiesa intitolata a San Pietro già nel 1123”.

“La chiesa attuale – si legge nelle note parrocchiali – trova le sue fondamenta strutturali su un’antica cappelletta dedicata alla Madonna della paladura (la “paladura”, ovvero paratoia, era un manufatto in ferro usato per fermare il corso dell’acqua destinata all’irrigazione), che si ergeva in prossimità del cavo Magio. Tale figura quattrocentesca era considerata miracolosa e il concorso del popolo crebbe così tanto che la cappelletta venne sostituita dall’oratorio, sotto il titolo della Concezione Immacolata di Maria, alla fine del 1600. Solo con il successivo intervento del benefattore Cesare Magi, l’oratorio venne tramutato nella chiesa nuova con l’annessa casa parrocchiale. 
La chiesa nuova venne così dedicata a San Pietro in Antiochia e alla Concezione Immacolata di Maria Vergine, titolo acclamato dal popolo durante la benedizione della chiesa. Fu solo alla fine dell’800, con il Parroco don Giuseppe Finardi, che la chiesa venne ampliata con le due cappelle laterali e riintitolata Cattedra Romana di San Pietro ed inaugurata il 22 gennaio 1892 con la presenza del vescovo Geremia Bonomelli”.

La Chiesa conserva opere di pregevolissima fattura. Oltre ad un crocefisso ligneo del ‘400, il San Carlo bambino di Giandomenico Fetti, naturalista tra i più originali del seicento e soprattutto ‘Gesù nell’Orto’ di Giovanni Battista Caracciolo (detto Battistello), uno dei più interessanti autori di scuola caravaggesca avvicinatosi poi al manierismo, vissuto tra il 1578 e il 1635. Questa è una delle opere richiesta – nel ‘rastrellamento’ di opere d’arte in atto in varie chiese della provincia – dal museo diocesano. Opera che in tanti sperano anche qui (come accade altrove) che resti nel luogo ove è collocata ora.

Tornando al paliotto, domenica 13 ottobre alle ore 16, vi sarà la presentazione e la benedizione dell’opera che verrà posta dietro ad uno degli altari laterali a fare bella mostra di se. A parlare dell’opera e del recupero lo stesso Calisto Rech, Mariella Morandi, storica dell’arte e il restauratore Enrico Perni. Ci sarà anche l’ensemble sonus faber con il direttore Gregorio Stanga. Sarà un’occasione importante ed un momento per approfondire i dati tecnici e la storia della Chiesa dedicata alla cattedra di San Pietro. E per vedere dal vivo un’opera d’arte con 500 anni di vita, recuperata per caso dalle assi di un armadio della canonica.

Nazzareno Condina

© Riproduzione riservata
Commenti