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«La macchina fotografica è uno
strumento di conoscenza». La
personale di Simone Zarotti al MuVi

A Viadana sabato 12 ottobre al MuVi il viadanese incontrerà il pubblico durante l’inaugurazione della sua personale. Un momento di confronto tra autore e appassionati per introdurre scatti e fotofilmati che rimarranno in esposizione fino al 10 novembre.

VIADANA – «Nel 2008 un amico mi invita a frequentare un corso di fotografia. Accetto senza molta convinzione e lo porto a termine senza grandi risultati. Da quel momento però inizio a interessarmi a questa forma di linguaggio».

È un percorso quasi casuale quello che porta Simone Zarotti al traguardo della sua prima esposizione di opere fotografiche nella propria città.

Proprio al MuVi, sabato 12 ottobre, il viadanese incontrerà il pubblico durante l’inaugurazione della sua personale. Un momento di confronto tra autore e appassionati per introdurre scatti e fotofilmati che rimarranno in esposizione fino al 10 novembre.

Le opere in mostra nascono da due viaggi, uno a Cuba nel 2016 e l’altro in Argentina nel 2019, con l’aggiunta di una serie di ritratti, primi piani e mezzi busti, che fanno parte di un progetto parallelo e pongono al centro dell’obiettivo amici e conoscenti.

Accanto a 22 pannelli a colori, durante l’evento verranno proiettati 8 fotofilm, anche in bianco e nero, per veicolare lo sguardo di Zarotti, attento a distinguere tra fotografia di viaggio e progetti personali: «ho creato questi filmati assemblando circa 60 fotografie per ognuno di essi. Le immagini scorrono accompagnate da una base musicale per circa quattro minuti in quanto credo molto in questo abbinamento di foto e musica».

Nello specifico, il fotofilm dedicato all’Argentina ruota attorno alla narrazione per immagini della manifestazione del 24 marzo, il Giorno della memoria per la verità e la giustizia, che nel Paese sudamericano coincide con l’anniversario del colpo di Stato che nel 1976 instaurò la dittatura militare.

Ogni anno, questa data è l’occasione per ricordare migliaia di desaparecidos, la cui memoria resta viva grazie al coraggio di centinaia di donne che continuano a incontrarsi nella Plaza de Mayo di Buenos Aires dando origine a Las rondas de las madres, in marcia ogni giovedì per ricordare il sacrificio dei propri figli scomparsi.

«La preparazione al viaggio è molto soggettiva. Ad esempio io sono partito con un’idea, ma quando sono arrivato in Argentina mi sono trovato completamente spiazzato: non capisci mai il valore di certe situazioni finché non ci vai a sbattere contro. Mi sono fatto trasportare dalle emozioni della gente e dalle mie. Ricordo perfettamente quando in mezzo a tutte quelle persone ho realizzato quanto potente era quella manifestazione, ho pianto e ho abbracciato una signora, anche lei in lacrime».

Al centro dell’attenzione del fotografo finiscono l’ex Esma, il centro clandestino di detenzione, tortura e sterminio, ma anche Radio La Colifata, l’esperienza nata nel Borda, il gigantesco manicomio maschile di Buenos Aires: una radio che trasmette dall’interno e viene gestita da personale specializzato e dagli stessi pazienti per contrastarne l’emarginazione. Così come la rappresentazione teatrale di un matrimonio tra una famiglia russa e una italiana interamente gestita dagli abitanti di un quartiere come forma di impegno e coesione.

Classe 1977, Simone Zarotti oggi considera la fotografia il suo secondo mestiere e ricorda il desiderio di evasione che, dieci anni fa, ha accompagnato i suoi primi passi in questo mondo: «era un momento difficile, volevo trovare un modo per esprimermi. Dopo il primo corso ne ho frequentati altri che, accanto alle basi teoriche, mi hanno permesso di affinare la pratica. Ho capito che ero predisposto, che mi piaceva!».

Da Giulio di Meo a Beniamino Pisati, sono diversi i maestri a cui si ispira Zarotti. Formazione e passione sono i binari sui quali si muove il suo lavoro: «Le persone sono il soggetto che amo maggiormente: uso la macchina fotografica come strumento per conoscere. Entrare in sintonia con il soggetto fa nascere la magia che è la foto».

Per il futuro, il sogno di trasformare una passione in lavoro: «farli coincidere è la cosa più bella!».

Bendetta Boni

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