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Isaia Lazzari in mostra
a Cingia dè Botti: "Torno
qui dove tutto è cominciato"

“Quando lascio i segni dello scalpello è proprio per mostrare il segno del lavoro. Se levigassi o lucidassi tutto non si vedrebbero. Invece - spiega Lazzari - a me piace creare e mostrare queste differenze di resa pur sullo stesso materiale”. GUARDA IL SERVIZIO TG DI CREMONA 1

CINGIA DE’ BOTTI – “Mi sentivo in dovere di realizzare un evento qui a Cingia dè Botti, dove tutto è cominciato”. Per Isaia Lazzari, maestro scultore di Scandolara Ravara, è stato un dono per il suo territorio. E un ritorno al passato. La prima opera che Lazzari realizzò per Cingia dè Botti è infatti del 1963, sistemata poi nel giardino esterno della Fondazione Germani. Non è un caso, dunque, che nella mostra attiva presso il corridoio d’ingresso e nell’atrio che porta alle scale per gli uffici comunali di Cingia dè Botti compaia, tra tante opere, una fotografia di un giovane Lazzari alle prese con scalpello e martello.

Nel 2006 Lazzari aveva realizzato, sempre per Cingia, stavolta al Parco dell’Amicizia, una nuova scultura e così in questo 2019 ecco una sorta di terza tappa, diversa dalle altre in quanto lo spazio espositivo è stato appositamente preparato, ma capace di mostrare tutte le ultime opere del maestro casalasco. Con lui ci accompagna il sindaco di Cingia Fabio Rossi. “Questa mostra – spiega il primo cittadino – ha un significato molto importante, perché Lazzari è conosciuto e apprezzato in tutto il nostro territorio. Il riscontro è stato positivo e i visitatori sono stati davvero molti”.

Scultore a tutto tondo, Lazzari – di recente premiato a Parma dal sindaco Federico Pizzarotti – è un poliedrico della materia. “Utilizzo terracotta, realizzo anche bronzetti e poi ancora il marmo, di vari colori”. Anche i temi sono vari, col minimo comune denominatore – appunto – della ricerca del colore (“il rosa Portogallo, ad esempio, è molto interessante, perché ha varie sfumature, dal rosso all’arancio al bianco”) e al contempo, della volontà di presentare levigature diverse della superficie, in particolare del marmo, con uno scopo ben preciso. “Quando lascio i segni dello scalpello è proprio per mostrare il segno del lavoro. Se levigassi o lucidassi tutto non si vedrebbero. Invece – spiega Lazzari – a me piace creare e mostrare queste differenze di resa, pur sullo stesso materiale”.

Una delle opere è composta dello stesso marmo, ad esempio, lavorato e rifinito diversamente, ma non si direbbe a osservarla superficialmente: sembrano due materiali completamente differenti, ma non è così. La terracotta maiolicata o quella semirefrattaria, contenente micro quarzi che la induriscono una volta cotta, sono altre materie prime immancabili nell’atelier di Lazzari, dove da qualche giorno si diletta pure Arianna Maccagnola, sempre di Cingia, per uno stage. Le opere non hanno una didascalia ma solo un titolo, per lasciare libera l’ispirazione dello spettatore. Le tematiche, di attualità come quella dei migranti, di ispirazione storica e religiosa – è presente anche un ritratto in bassorilievo di Gregorio XIV, unico Papa cremonese – vogliono infatti sempre stimolare una riflessione. Un percorso completo, costantemente alla ricerca di nuove soluzioni. E un omaggio, il bassorilievo “Pescatore di anime”, che apre una voluta spaccatura tra sacro e laico, che resterà dopo la mostra al comune di Cingia. Come un dono. Proprio come questa mostra….

G.G.

 

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