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Al Romani rivive la memoria
di don Primo Mazzolari: convegno
e mostra sul "profeta" di casa nostra

Un pensiero di don Umberto Zanaboni, vicepostulatore della causa di beatificazione, è destinato a fare discutere: “Per la prima volta nella storia il Vaticano sta spingendo per accelerare la causa di beatificazione, mentre Cremona tira un po’ indietro”.

CASALMAGGIORE – Un profeta che teneva un passo troppo veloce e che così ha sofferto e, col senno di poi, ha anche fatto soffrire gli uomini di chiesa che credevano – ma soprattutto quelli che non credevano – in lui. Parte da una frase di Papa Paolo VI sul destino dei profeti e su don Primo Mazzolari in particolare, la lectio magistralis tenuta giovedì pomeriggio nell’aula magna del Polo scolastico Romani di Casalmaggiore, come apertura della mostra a pannelli dedicata al prete del Boschetto, predicatore a Bozzolo per quasi tutto il suo mandato sacerdotale, del quale ricorre il 60esimo della morte proprio quest’anno.

Una mostra che si trova all’ingresso dell’istituto scolastico, che resterà aperta al pubblico fino al prossimo 7 novembre e che andava però spiegata e introdotta, anche per gli studenti che – purtroppo – hanno scelto di non partecipare. Mai come stavolta gli assenti hanno avuto torto: perché il convegno, aperto dalla dirigente scolastica Maria Caterina Spedini, ha visto due relatori d’eccezione, legati da amicizia e dal legame con Sabbioneta: il professore di Storia e Filosofia Stefano Prandini e don Umberto Zanaboni, vicepostulatore della causa di Beatificazione per don Primo.

Nella foto la mostra su don Mazzolari al Polo Romani di Casalmaggiore

“Per capire don Mazzolari non basta leggerlo, ma serve vivere in un contesto simile, ossia da parroco di campagna” ha detto Prandini, introducendo don Umberto, che sa stare appunto in mezzo alla gente. Poi un pensiero di don Umberto destinato a fare discutere: “Per la prima volta nella storia il Vaticano sta spingendo per accelerare la causa di beatificazione, mentre Cremona tira un po’ indietro”. Don Zanaboni ricorda gli otto minuti spesi da Papa Francesco sulla tomba di don Primo a Bozzolo, nella chiesa di San Pietro, dove il popolo bozzolese ha voluto che la salma fosse trasferita dopo la sepoltura al cimitero sessant’anni fa. Da quella visita del 20 giugno 2017, Papa Francesco ha iniziato il suo tour di riscoperta dei preti scomodi, da don Lorenzo Milani a don Zeno Saltini a don Tonino Bello.

Don Primo è stato pure definito da Padre Turoldo nel 1969, esattamente dieci anni dopo la sua morte, quale uno dei preti più grandi d’Europa. In seguito uno studio dei tempi in cui don Mazzolari visse, a partire dal suo pensiero inizialmente interventista in una guerra del 1915-1918 da lui considerata come un appendice risorgimentale per la democrazia, salvo cambiare idea dopo l’esperienza sul campo da cappellano militare e dopo la morte del fratello al fronte sul monte Sabotino nella Prima Guerra Mondiale, senza dimenticare però la condanna – quella sì, sin dalla prima ora – del Fascismo, che gli costò un attentato nel 1931. E ancora il rapporto con Geremia Bonomelli, tra i Vescovi cremonesi di vedute più aperte e più lontani dalla chiusura della gerarchia vaticana da Porta Pia in avanti. Una lezione sull’uomo e sul sacerdote, passata anche da video e audio originali delle omelie di don Primo, che si intreccia con la storia, per un personaggio mai così attuale.

Giovanni Gardani

 

 

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