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Tra effimero ed eterno. La
mostra del fotocine Casalasco
in Auditorium Santa Croce

Sono eterne le foglie d'autunno se si posano dentro, eterne le nebbie per chi respira appena e si dimena nelle vicende umane senza infamia ne gloria. Eterni ed effimeri i treni, che partono sempre e qualche volta tornano, pur non essendo mai esattamente gli stessi

CASALMAGGIORE – Cosa è effimero, e cosa è eterno… non ci sono risposte oggettive. La risposta è quella che ognuno si dà, mutuata dalla propria esperienza, dal proprio credere o non credere affatto, dalle proprie vicissitudini. Non ti toglie dubbi la mostra del Fotocine Casalasco in Auditorium Santa Croce. E forse non era neppure negli intenti di chi ha scattato immagini. Entra di tutto, come in un mercato del sud in cui ti inebri di mille suoni e colori ma poi te ne porti appresso qualcuno scivolando sugli altri dopo che li hai visti passare e ti sei chiesto se ad essere passato sei stato tu.

Effimere voci, effimeri sguardi, effimere case ed effimeri passi. Oppure eterni in un dualismo che comunque vada, ti fa pensare. Sono eterne le foglie d’autunno se si posano dentro, eterne le nebbie per chi respira appena e si dimena nelle vicende umane senza infamia ne gloria. Eterni ed effimeri i treni, che partono sempre e qualche volta tornano, pur non essendo mai esattamente gli stessi. Eterni i volti, perché una immagine li ha fissati per sempre, perché li porti appresso, addosso e scolpiti eppure effimeri poiché raccontano in ogni istante qualcosa di diverso per chi li osserva. Sono effimere le foto di fiume, perché poi il fiume scorre e scorrono le nuvole, le luci e gli istanti e nulla è mai uguale all’istante prima. Eterne le case ormai vuote e la polvere, perché le pietre, gli oggetti ed i piccoli dettagli raccontano storie a chi le sa guardare.

Una mostra intensa quella in auditorium, che va guardata con attenzione, passando su ciò che meno colpisce e soffermandosi laddove invece vi è una corrispondenza. Forse non tutto resta poi nei ricordi e non tutto si posa. Anche le immagini in fondo, vivono del dualismo delle cose. In parte sacre e in parte terrene, in parte da ricordare e in parte da lasciare passare così. Il fotocine Casalasco ha fatto passi da gigante, alcuni degli autori delle foto hanno davvero qualcosa in più. Dipende sempre e comunque dai gusti personali, da ciò che segna e da ciò che passa che è diverso per ogni sguardo.

Porto con me il desiderio di conservazione di Carlo Balestreri, il vizio e le mani di Vincenzo Raeli, le meravigliose stanze dell’anima di Pierangela Flisi, le serpi di San Domenico e i volti di Manuele Della Nave, lo sguardo sulla natura di Daniele Raschi, La danza eterna di Vincenzo Cerati e l’incedere del tempo di Giulia Toscani. Non è una classifica assoluta. E’ solo quel che mi resta addosso, il mio vestito dopo una mostra che merita di essere guardata e valutata nella sua interezza.

Ad ognuno resterà addosso qualcosa di diverso forse. Un po’ di effimero e forse al contempo eterno. Perché non c’è confine che possa definirsi tale tra i due mondi.

N.C.

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