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Il libro sul ponte strumento di
dibattito a Gussola. Antonini: "Sindaci
si incontrino sulla Parma-Brescia"

Il sindaco Belli Franzini ha raccontato l’emergenza vissuta in triplice veste: da cittadino, da familiare con un fratello poco oltre il Po e da amministratore, il ruolo più difficile per la necessità di portare avanti istanze.

GUSSOLA – Il Centro Anselmi ha ospitato martedì sera una nuova presentazione del libro “637-La vita al tempo del ponte”, il libro scritto dai giornalisti Giovanni Gardani, Nazzareno Condina e Cristian Calestani sui 21 mesi di chiusura del ponte di Po. Si tratta della seconda presentazione avvenuta nel Casalasco, dopo la prima affollatissima in piazza Garibaldi a Casalmaggiore, la quarta in assoluto considerando le tappe di Colorno e Sissa.

Ad organizzare l’evento, che pure ha fatto registrare una buona affluenza di pubblico, è stata Arcibassa, associazione che si è distinta nei terribili giorni di chiusura del ponte per la presenza costante nelle battaglie civili, non solo riguardo il ponte chiuso ma anche per denunciare la tragica situazione in cui versa la linea ferroviaria Parma-Brescia. E’ quel che ha riconosciuto il professor Stefano Prandini, che ha moderato il dibattito cui hanno partecipato i tre autori del libro. Libro che, a testimonianza del grande successo, è già stato ristampato per consentire a chi non lo ha ancora di acquistarne una copia. Ricordiamo che il volume è in vendita a Casalmaggiore presso Casalcopy in via Cairoli, l’edicola Contini in via Trento e la libreria Il Seme in Galleria Gorni, e a Colorno alla libreria Indipendente di via Matteotti.

«Il ponte – ha affermato Prandini – unisce non solo due comunità ma anche due regioni di enorme importanza, di grande flusso demografico ed economico. Per 21 mesi quel flusso è rimasto bloccato ed è stato come tornare ai tempi dei confini col Ducato di Parma: il Po è tornato ad essere una frontiera. Il libro contiene 70 storie di disagio raccolte dai giornalisti delle due sponde, tra le centinaia che potevano essere raccontate. Un disagio straordinario diventato ordinario».

Prandini ha rimarcato l’importanza di non abbassare la guardia stante le condizioni della ferrovia Parma-Brescia («una vergogna») e la necessità di realizzare un nuovo ponte, e ha anticipato la prossima presentazione di Viadana: «Dove pure il disagio si è fatto sentire, in quanto vi si è riversato per due terzi il flusso deviato da Casalmaggiore, mentre l’altro terzo è dirottato su San Daniele Po, dove il ponte era già molto malandato. Il che conferma come si sia trattato di una intera comunità in sofferenza». Infine, ha rimarcato il patrocinio dato dal Comune alla serata e la presenza del sindaco Belli Franzini accompagnato da diversi consiglieri e dalla giunta al completo («Non è accaduto dappertutto»).

Gardani ha anticipato anche una possibile tappa a Parma: «A significare che il problema è sentito non solo da due cittadine ma da un territorio». Poi ha attaccato le degenerazioni dei social, facendo l’esempio di chi ha accusato l’agricoltore cui si deve il primo allarme di non essersi occupato dei fatti suoi, il che avrebbe evitato la chiusura (e magari causato un dramma in caso di crollo). «Il libro – ha proseguito – non ha connotazione politica: non intervistare amministratori è stata una scelta, l’unica presenza di politici è in eventi collegati. Abbiamo lasciato spazio a storie di quotidianità, la politica è presente solo di riflesso. Credo che questo libro rimarrà come un pezzo di storia del nostro territorio».

Condina ha iniziato manifestando perplessità sul progetto dell’autostrada Cremona-Mantova, che «costerà tanto, porterà via spazio alla campagna e non risolverà il problema. Pensiamo a realizzare nuove infrastrutture quando tanti dei ponti sull’asta del Po e tanti ponti sulle provinciali hanno bisogno di lavori, costruiamo strade inutili e non salvaguardiamo quel che abbiamo. Nel caso del ponte non siamo stati in grado di prevedere quel che era facile prevedere. In Italia non riusciamo a pianificare a medio-lungo termine, e oggi il ponte sopporta ogni giorno mezzi più pesanti di quanto sia consentito: le due province, enti inutili per come sono oggi, non riescono a tutelare una struttura che di questo passo non resisterà i 10 anni previsti». Quindi un’accusa precisa: «E’ stato affidato all’Università di Parma un sistema per calcolare il peso dei mezzi in transito, poi abbiamo scoperto che esiste già, a Castelvetro. L’abbiamo fatto presente e l’h fatto presente il gruppo Io Amo Colorno, ed è stato risposto che non è autorizzato dal codice della strada, ma allora perché a Castelvetro lo è? La chiusura del ponte ha rappresentato una perdita di 90 milioni di euro e posti di lavoro. Il nostro ruolo è quello di continuare a rompere le scatole».

Ha chiuso Calestani: «Il territorio parmense ha avuto minori ricadute, ma ho raccontato storie di imprenditori che basavano la loro attività sul traffico di passaggio, e hanno visto un crollo del fatturato con l’aggravio dell’incognita sui tempi: un’incertezza totale. Io vivo a Colorno, ma Casalmaggiore, sia per l’ospedale che per altri servizi, ha sempre rappresentato un comodo approdo, ruolo attrattivo che sta perdendo».

Il sindaco Belli Franzini ha raccontato l’emergenza vissuta in triplice veste: da cittadino, da familiare con un fratello poco oltre il Po e da amministratore, il ruolo più difficile per la necessità di portare avanti istanze. «Ho scoperto come il nostro territorio sia abbandonato: quella crisi ha evidenziato vecchi problemi, in primis quello ferroviario, e la nostra fragilità economica».

A seguire, parecchi interventi dal pubblico. Il presidente del Comitato TrenoPonteTangenziale Paolo Antonini ha esaltato il lavoro dei tre corrispondenti, una «riscoperta del vero giornalismo che non sia solo sudditanza al potere, come siamo abituati a vedere. E’ importante non tacere e avere voglia di informare in modo critico». Quindi una proposta destinata a far discutere: «Propongo un incontro di tutti i sindaci dell’asse ferroviario da Parma a Brescia per una protesta eclatante e un fronte comune, in vista del 2020 anno che vedrà Parma capitale italiana della Cultura». Drastico Antonini sull’ipotesi Cremona-Mantova: «Abbiamo 800 milioni da spendere per l’autostrada a servizio di 9000 transiti giornalieri e non abbiamo soldi per un ponte che vede 12mila transiti al giorno».

V.R.

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